Azioni Intel: quali impatti con acquisto del 10% del governo Usa?

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A Wall Street l’inizio della nuova settimana dovrebbe essere all’insegna delle azioni Intel che, dopo l’ingresso di SoftBank nel proprio capitale, da oggi potranno annoverare un nuovo e importante azionista. In questo caso di tratta del governo degli Stati Uniti che ha acquisito, attraverso la conversione di 8,9 miliardi di dollari di sovvenzioni Chips Act, una quota del 10%, diventando in questo modo il terzo azionista del gruppo alle spalle di BlackRock e Vanguard che detengono singolarmente il 13% delle quote.

La partecipazione azionaria include anche un warrant quinquennale a 20 dollari ad azione per un ulteriore 5% delle azioni Intel, che gli Usa potranno utilizzare nel caso in cui il gruppo perdesse il controllo del settore fonderie di semiconduttori. Per accaparrarsi il 10% del capitale gli Stati Uniti pagheranno 20,47 dollari ad azione. Il prezzo è a forte sconto sia rispetto ai 23 dollari pagati dal gruppo giapponese SoftBank che rispetto ai 24,8 dollari, che rappresenta la chiusura del titolo nell’ultima seduta della passata ottava.

L’operazione di queste ore ha come obiettivo sia quello di rafforzare un’azienda in difficoltà che aumentare la produzione nazionale di semiconduttori. Attualmente Intel sta investendo oltre 100 miliardi di dollari per ampliare le proprie fabbriche negli Stati Uniti, con il nuovo impianto in Arizona che dovrebbe entrare in produzione entro la fine dell’anno in corso.

 

Azioni Intel: analisi tecnica e strategie operative

Andiamo ora a vedere cosa ci suggerisce l’analisi tecnica sulle azioni Intel. Dopo aver chiuso la seduta di venerdì scorso in guadagno di oltre il 5,5% in area 24,8 dollari, le attese per la giornata odierna sono di un’apertura nei pressi dei 25,4 dollari. Dal punto di vista operativo il superamento dei 25,5 dollari dovrebbe andare a rafforzare nel breve termine la struttura grafica, con prossimi obiettivi i 26,5 dollari e successivamente i massimi del 2025 posti sui 27,50 dollari.

Nel caso in cui queste aree resistenziali dovessero essere lasciate alle spalle, aumenterebbero le chance di ulteriori apprezzamenti in prima battuta verso i 28,4-28,5 dollari e a seguire i 28,89 dollari, dove verrebbe chiuso il gap-down lasciato aperto nell’agosto del 2024 in occasione dei dati del 2° trimestre dello scorso anno. In questo contesto eventuali prese di beneficio fin verso i 22 dollari, dove troviamo sia la media mobile di lungo periodo che l’indicatore daily del Supertrend verrebbero lette come possibili occasioni di acquisto. 

Al contrario, una discesa sotto i supporti sopra citati andrebbe a riattivare il trend primario ribassista, con un primo target situato sui 21 dollari e in seguito i 20 dollari, dove verrebbe chiuso il gap-up lasciato aperto lo scorso 11 agosto. La perdita di tali sostegni dovrebbe riportare le azioni in direzione dei 19 dollari e successivamente i minimi di periodo situati nei pressi dei 18 euro. Nel caso in cui dovessimo assistere alla violazione di queste ultime aree si avrebbe un ulteriore indebolimento del quadro grafico, con prossimi obiettivi il bottom del 2010 in area 17,5 dollari.

 

 

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Immagine di Pietro Origlia

Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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