Le prossime settimane si annunciano decisive per le azioni Leonardo e per l’intero comparto delle partecipate statali quotate in Borsa. Tra il 13 e il 19 aprile, il Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà rinnovare 76 posizioni manageriali distribuite nei Consigli di amministrazione di sette società quotate – Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste Italiane, Enav e Fincantieri – in un calendario serratissimo che obbliga Palazzo Chigi a ragionare per equilibri complessivi, non per singole nomine.
Il caso più atteso dai mercati finanziari riguarda proprio Leonardo. Roberto Cingolani, nominato dall’attuale esecutivo, non sarà confermato alla guida del gruppo della difesa: “Il cento per cento lo avremo quando verranno depositate le liste, oggi possiamo dire che siamo al novantanove virgola nove per cento”, ha dichiarato una fonte vicina alle trattative. Un’uscita che ha colto di sorpresa analisti e investitori, considerando i numeri tutt’altro che deludenti del suo mandato: ricavi 2025 a 19,5 miliardi di euro (+11%), utile netto a 1,3 miliardi (+15%), portafoglio ordini a 46 miliardi e dividendi a 0,63 euro per azione.
Le ragioni del cambio al vertice sono prevalentemente politiche. Palazzo Chigi contesta a Cingolani un orientamento troppo europeista e una sintonia ritenuta eccessiva con i partner francesi, in contrasto con la strategia del governo, oggi orientata a consolidare i rapporti con l’America di Donald Trump. Pesa inoltre la questione del cosiddetto “Michelangelo Dome” – il sistema di difesa aerea basato sull’intelligenza artificiale sviluppato da Leonardo – che avrebbe sollevato perplessità oltreoceano, così come una certa lentezza nell’apertura verso le tecnologie del gruppo Palantir, il colosso dei dati di Peter Thiel. Sullo sfondo, tensioni mai sopite tra Cingolani e il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Chi guiderà Leonardo: i profili in lizza e le reazioni del mercato
Sul fronte della successione, il nome più accreditato è quello di Lorenzo Mariani, ex condirettore generale di Leonardo durante il mandato Cingolani e oggi Amministratore delegato di Mbda Italia, la joint venture missilistica controllata da Airbus e Bae Systems con una quota del 25% in mano proprio a Leonardo. Mariani è un veterano dell’industria della difesa, ma la sua candidatura non è priva di ombre: tre anni fa fu scartato per lo stesso ruolo e il suo eventuale ritorno potrebbe riaprire vecchie tensioni interne.
Il secondo profilo in corsa è quello di Pierroberto Folgiero, attuale amministratore delegato di Fincantieri, considerato un manager capace di conquistarsi rapidamente la fiducia dell’esecutivo e già apprezzato dal potente Fazzolari. Tra gli altri nomi circolati figurano Stefano Donnarumma, ad del Gruppo FS, e Alessandro Ercolani, country manager di Rheinmetall Italia, la cui candidatura sembrerebbe però in calo: la vicinanza all’industria della difesa tedesca è considerata un ostacolo difficile da superare nell’attuale contesto geopolitico.
La reazione delle azioni Leonardo in Borsa è stata immediata e negativa. Dalla metà di marzo, quando il titolo aveva aggiornato i massimi storici sopra i 66 euro in coincidenza con l’aggiornamento del piano industriale, la correzione ha superato il 10%. Una divergenza ribassista tra prezzi e indice di forza relativa – emersa nella seconda metà della scorsa settimana – certifica tecnicamente l’incertezza in atto. Per gli investitori più attenti al trading di breve periodo, la fase di instabilità legata al passaggio di consegne potrebbe non essere ancora esaurita.
Il mega-budget Usa e le prospettive di medio termine per le azioni Leonardo
A stemperare i timori degli investitori più focalizzati sul lungo periodo arriva però una notizia di portata storica dai mercati finanziari internazionali. Il presidente Donald Trump ha presentato la proposta di budget 2027 per il Dipartimento della Difesa americano: 1.100 miliardi di dollari cui si aggiungono 350 miliardi per un programma straordinario di acquisto di munizioni, per un totale di circa 1.500 miliardi, +47% rispetto all’anno precedente.
Per Leonardo, gli Stati Uniti rappresentano già circa il 15% del fatturato, generato principalmente attraverso la controllata DRS e destinato in larga misura al settore militare americano. Se il Congresso convertirà la proposta in legge entro il primo ottobre le ricadute sul gruppo potrebbero essere molto rilevanti in termini di nuovi contratti e ordini.
Non stupisce quindi che, nonostante la turbolenza legata al cambio di vertice, gli analisti mantengano un giudizio costruttivo sulle azioni. Equita e Akros confermano entrambe la raccomandazione “Buy” con target price rispettivamente a 71 e 69 euro. Citigroup ha recentemente promosso il titolo a “Buy” con obiettivo a 69 euro. Sul piano tecnico, chi volesse valutare un’operazione di acquisto con un orizzonte di medio termine potrebbe attendere un eventuale approfondimento della correzione verso area 55 euro, dove transita la media mobile a 100 giorni, con un target di breve a 62,5 euro e uno stop loss posizionato al di sotto dei minimi di marzo in area 47,5 euro.
Il risiko manageriale introduce un elemento di rischio e volatilità di breve periodo sulle azioni Leonardo, ma i fondamentali solidi, il contesto geopolitico favorevole alla spesa per la difesa e il mega-budget Usa disegnano uno scenario di investimento ancora interessante per chi sa guardare oltre il rumore di questi giorni.









