Lunedì 25 maggio, CDP Equity ha annunciato l’intenzione di portare la propria quota nelle azioni Nexi fino al 29,9%, partendo dall’attuale 19,14%. La scelta della soglia non è casuale: in Italia, superare il 30% del capitale obbliga al lancio di un’Offerta Pubblica d’Acquisto. CDP vuole il controllo di fatto, senza i costi e le complessità di una scalata piena. Lo strumento scelto è doppio: da un lato contratti derivati fino all’8% del capitale, dall’altro acquisti diretti sul mercato. Una strategia flessibile, calibrata per muoversi tra i vincoli regolamentari. Le azioni hanno chiuso la prima seduta della settimana con un progresso del 6,5%, segnale che gli investitori hanno letto l’operazione come un punto di svolta per una società che negli ultimi anni ha vissuto una stagione tutt’altro che semplice.
Azioni Nexi tra pressioni e opportunità: il contesto che ha aperto la strada
Per comprendere il peso strategico di questa operazione nei mercati finanziari, è necessario inquadrare lo stato attuale di Nexi. Nata come protagonista indiscussa dei pagamenti digitali europei dopo la quotazione del 2019 e una crescita accelerata per acquisizioni, la società si trova oggi in un momento di ridefinizione profonda. Il settore dei pagamenti ha subito una revisione severa da parte degli investitori globali – la crisi della francese Worldline ne è l’esempio più emblematico – sotto la pressione combinata delle fintech e del rallentamento dei consumi.
Il titolo ha accumulato pesanti perdite rispetto ai massimi post-pandemici, e la recente uscita del CEO dopo una strategia accolta freddamente dal mercato ha aggravato l’incertezza. A pesare ulteriormente sull’azionariato, l’uscita progressiva dei fondi di private equity: Bain e Advent hanno ceduto le loro quote integralmente nel corso del 2025, mentre Hellman & Friedman – entrato nel capitale a prezzi più elevati – rimane con il 22,23% in attesa di un’uscita che oggi comporterebbe perdite significative. Il risultato è un flottante elevato, pari al 58,6% del capitale, che ha esposto il titolo a pressioni speculative e a un posizionamento short ancora consistente. È in questo scenario che si inserisce la mossa di CDP, anticipata peraltro da indiscrezioni su un potenziale interesse di CVC Capital Partners per un’acquisizione con delisting. Un’ipotesi che il presidio pubblico ora rende, secondo gli analisti, sostanzialmente da escludere.
La visione industriale: sovranità digitale, euro digitale e leadership europea
CDP Equity, guidata dall’AD Fabio Barchiesi, identifica tre direttrici strategiche precise dell’operazione. La prima è la difesa di un’infrastruttura critica nazionale: con 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali processate in oltre 25 Paesi, Nexi è considerata un asset sistemico che l’Italia non intende lasciare in mani extra-europee, in un’epoca in cui la sovranità digitale è diventata priorità nelle agende dei governi del continente.
La seconda direttrice guarda al futuro: il posizionamento su Nexi è letto come un presidio strategico in vista dell’adozione dell’euro digitale, dove la rete e la capacità operativa della paytech potranno svolgere un ruolo di primo piano. La terza è più immediata: stabilizzare l’azionariato e offrire alla società una base stabile capace di sostenere una strategia industriale di lungo periodo.
Per chi segue le azioni Nexi quotate a Piazza Affari, i segnali tecnici iniziano a supportare la tesi rialzista: i corsi sono tornati sopra le medie mobili a 50 e 100 giorni per la prima volta da settembre 2025, con un primo obiettivo nell’area del gap ribassista tra 3,44 e 3,70 euro e un target successivo verso i massimi di maggio a 4,15 euro. Gli analisti di Equita SIM confermano la view positiva con prezzo obiettivo a 3,10 euro, mentre Banca Akros si spinge oltre, anticipando che CDP diventerà sempre più attiva nell’indicare una direzione strategica alla società trasformando la Cassa da investitore finanziario ad azionista di riferimento con voce in capitolo sulle grandi scelte industriali.









