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Azioni Nvidia: quali impatti dopo ritardo di nuovi chip AI alla Cina?

L'interno del quartier generale Voyager di Nvidia

A Wall Street la nuova ottava si aprirà all’insegna delle azioni Nvidia, con gli investitori che cercheranno di capire se la debolezza mostrata sul finire della scorsa settimana sia destinata a proseguire. Ma quali sono stati i motivi che hanno portato gli investitori a vendere l’azione? Le ragioni sono contenute nel comunicato inviato dalla società ai clienti cinesi, nel quale si segnala il ritardo nel lancio di un nuovo chip di intelligenza artificiale progettato per rispettare le regole di esportazione imposte dagli Stati Uniti. Inizialmente previsto entro fine anno le consegne inizieranno nel primo trimestre del 2024. Il chip in questione e l’H20, il più potente dei tre chip creati per i clienti cinesi. Il ritardo sembrerebbe essere causato dai problemi che i produttori di server starebbero incontrando nell’integrazione del chip.

Il timore da parte del mercato è che il ritardo possa complicare gli sforzi messi in campo dall’azienda per preservare la quota di mercato in Cina, dopo lo stop ai chip avanzati A800 e H800 AI, a vantaggio di concorrenti come Huawei. Non dimentichiamo che già in occasione della presentazione dei dati del terzo trimestre l’azienda, guidata dal suo fondatore Jensen Huang, aveva avvisato che i ricavi in Cina sarebbero diminuiti significativamente a causa delle restrizioni.

 

Azioni Nvidia: analisi tecnica e strategie operative

Andiamo ora a vedere cosa ci suggerisce l’analisi tecnica sulle azioni Nvidia. La debolezza delle ultime tre sedute le ha allontanate dai massimi di periodo posti sui 500 dollari. Il ribasso potrebbe a questo punto proseguire fin verso i primi importanti supporti situati in area 460 dollari dove troviamo l’indicatore giornaliero del Supertrend. Nel breve periodo fondamentale sarà la tenuta di questi ultimi livelli per evitare una prosecuzione della fase correttiva che avrebbe come prossimo obiettivo i 423,81 dollari, dove verrebbe chiuso il gap-up lasciato aperto lo scorso 2 novembre, e successivamente la soglia dei 400 dollari. La perdita di questi ultimi sostegni spingerebbe le quotazioni verso i 370 dollari, dove transita la media mobile di lungo periodo, e poi verso i 306 dollari, dove verrebbe chiuso un ulteriore gap-up lasciato aperto lo scorso mese di maggio, in occasione della presentazione dei dati del primo trimestre.

Al contrario, una conferma dei corsi sopra i 460 dollari verrebbe vista come una nuova “buy opportunity”, aprendo la strada a un ritorno sui massimi di periodo in area 500 dollari. Sopra tali aree resistenziali dovremmo aspettarci una riattivazione del trend primario ascendente in direzione dei 525-530 dollari e successivamente verso l’area dei 550 dollari. Nel caso in cui anche questi ultimi livelli dovessero essere lasciati alle spalle, aumenterebbero le possibilità di un ulteriore apprezzamento verso i 600 dollari, che sarebbe il target naturale della rottura dell’ex trading range in cui l’azione ha stazionato negli ultimi mesi tra i 400 e i 500 dollari.

 

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AUTORE

Pietro Origlia

Pietro Origlia

Pietro Origlia, trader indipendente, ha iniziato ad interessarsi dei mercati finanziari all'inizio del 2000, facendone poi una professione tra il 2005-2006. Specializzato nel trading multiday (azioni, valute e materie prime) opera essenzialmente sul mercato italiano. Ha partecipato a vari eventi e manifestazioni in qualità di relatore. Dal 2017 è anche Giornalista Pubblicista. Da gennaio 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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