Per le azioni Stellantis il 2025 è stato un anno di profonda crisi operativa. Il 2026 si apre sotto il segno del “reset”, parola che il CEO Antonio Filosa ripete con la cadenza di un mantra e che riassume tanto la necessità di ripartire quanto la determinazione a non commettere gli stessi errori. I numeri del primo trimestre sembrano dare ragione all’ottimismo: ricavi netti a 38,1 miliardi di euro (+6% su base annua), utile operativo rettificato (AOI) a 960 milioni – quasi triplicato rispetto ai 327 milioni dello stesso periodo 2025 – e un utile netto tornato in territorio positivo a 377 milioni, ribaltando la perdita di 387 milioni di un anno fa.
È anche la prima volta in assoluto che Stellantis riporta dati trimestrali sugli utili dalla sua nascita nel 2021, un cambio di passo nella trasparenza che il mercato ha salutato come segnale positivo. Eppure, scavando nei dettagli, emerge una crepa: circa 400 milioni dell’AOI derivano dalla stima dei rimborsi attesi sui dazi IEEPA annullati dalla Corte Suprema americana a febbraio. Senza questa voce straordinaria – come ha evidenziato Bernstein in una nota di ricerca – il segmento nordamericano, che pure ha generato 263 milioni di AOI, sarebbe rimasto in territorio negativo. La regione più strategica per volumi e profittabilità del gruppo regge ancora su basi fragili.
Anche il flusso di cassa industriale pesa sulla lettura dei dati: -1,9 miliardi di euro nel trimestre, in miglioramento del 37% rispetto ai -3 miliardi di un anno fa, ma “più negativo del previsto”, come ha commentato Michael Foundoukidis di Oddo BHF. Sul dato hanno inciso 700 milioni di uscite legate a oneri del secondo semestre 2025 e 272 milioni di costi non ricorrenti che gli analisti di Equita non avevano previsto. La liquidità industriale disponibile si attesta comunque a 44,1 miliardi a fine trimestre, rafforzata dall’emissione di obbligazioni perpetue ibride per 5 miliardi.
Azioni Stellantis: la guerra dei dazi e il rischio tariffario residuo
Il quadro attorno alle azioni Stellantis è inseparabile dalla partita dei dazi americani. La sentenza della Corte Suprema di febbraio ha aperto la strada a rimborsi potenzialmente enormi – fino a 166 miliardi di dollari a livello sistemico – ma la strada verso l’incasso è tutt’altro che spianata. Ford ha dichiarato di vantare diritto a 1,3 miliardi, GM a 500 milioni, Stellantis a circa 400 milioni di euro. Tuttavia nessuno dei tre ha incluso questi importi nel calcolo del free cash flow, rimandando la contabilizzazione all’effettivo incasso. E nessuno sa quando arriverà.
La dimensione politica complica ulteriormente il quadro. L’amministrazione Trump ha affermato che “si ricorderà” delle aziende che non richiedono il rimborso, creando una geometria contraddittoria: agire per tutelare gli azionisti è un obbligo fiduciario, ma farlo potrebbe attrarre l’ostilità della Casa Bianca. Nel frattempo, Trump ha annunciato l’innalzamento dei dazi sulle auto europee importate negli USA dal 15% al 25%.
Secondo Banca Akros, Mercedes è il titolo più esposto (56% delle vendite USA viene dall’Europa), seguita da BMW e Volkswagen. Stellantis appare la meno vulnerabile tra le grandi europee: solo il 2% delle vendite americane proviene da produzioni UE, con un impatto stimato dall’aumento al 25% nell’ordine dei 100 milioni. Ma il gruppo non è immune: pesano ancora i prelievi su acciaio, alluminio, veicoli da Messico e Canada, e le indagini sulla capacità industriale in eccesso nei partner commerciali. GM ha stimato una riduzione degli utili 2026 tra 2,5 e 3,5 miliardi di dollari per effetto complessivo dei dazi; Ford quantifica il costo netto in 1 miliardo.
Grafico e prospettive: dove vanno le azioni Stellantis
Guardando al grafico, le azioni Stellantis si trovano in una fase tecnica delicata. La discesa avviata a inizio dicembre da quota 10 euro ha spinto i corsi sotto tutte le principali medie mobili (50, 100 e 200 giorni). Il tentativo di risalire sopra 7,4 euro e chiudere il gap ribassista aperto tra il 5 e il 6 febbraio (tra 8,1270 e 7,20 euro) non ha avuto successo. Il recente contatto con la media mobile a 50 giorni potrebbe fungere da innesco per una nuova gamba ribassista: da area 6,4 euro, un’operazione short potrebbe puntare ai minimi toccati a marzo 2020, in area 4,44 euro. In direzione opposta, uno stop loss difensivo si collocherebbe a 8,4 euro.
Le prospettive fondamentali per il 2026 restano quelle comunicate dal management: crescita dei ricavi a una cifra media, margine AOI nella fascia bassa a una cifra e miglioramento del free cash flow su base annua, con il ritorno al positivo atteso solo nel 2027. Gli analisti di Equita stimano ricavi intorno a 161 miliardi, un margine AOI del 2,7% e un FCF sostanzialmente piatto. Il rating è confermato a hold con target price limato da 7,9 a 7,6 euro.
Il grande appuntamento è fissato per il 21 maggio ad Auburn Hills, Michigan – casa storica di Chrysler – dove Stellantis presenterà il piano industriale aggiornato. Il mercato aspetta risposte sulla roadmap dei 10 nuovi modelli 2026, sulla strategia elettrica dopo la revisione delle ambizioni di febbraio, e sulle eventuali nuove partnership con costruttori cinesi, seguendo il modello Leapmotor.









