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Baidu: ecco perché il suo Ernie Bot è migliore di ChatGPT di OpenAI

Baidu: ecco perché il suo Ernie Bot è migliore di ChatGPT di OpenAI

Il chatbot di Baidu Ernie supera ChatGPT di OpenAI in termini di prestazioni. È quanto ha riferito il gigante della ricerca online cinese oggi in una nota, esaltando le caratteristiche performanti di Ernie 3.5, l’ultima iterazione del suo modello di intelligenza artificiale. Secondo l’azienda, che ha citato un test del giornale di Stato China Science Dauly, Ernie ha superato sia il GPT-3.5 nelle capacità generali, sia il più avanzato GPT-4 per quanto riguarda alcune funzionalità in lingua cinese. Tra l’altro, il nuovo prodotto di Baidu ha reso più veloci ed economiche l’iterazione e l’aggiornamento delle versioni future, grazie al potenziamento della sua capacità di formazione e inferenza.

 

Baidu: gli obiettivi da raggiungere con Ernie Bot

Baidu ha introdotto Ernie Bot a marzo, nel momento più alto di una corsa sfrenata all’intelligenza artificiale innescata dall’avvento di ChatGPT di OpenAI. La concorrenza si è scatenata a livello internazionale con le grandi Big Tech come Google e Microsoft protagoniste assolute, ma anche a livello locale, dove colossi tecnologici come Alibaba e Tencent si stanno adoperando per primeggiare con le applicazioni nelle loro piattaforme.

L’obiettivo di Baidu è quello di fare di Ernie Bot la prossima app utilizzata dagli utenti Internet di tutto il mondo, attirandoli da piattaforme all-in. Per questo l’azienda sta cercando di integrare il suo chatbot in un’ampia gamma di linee di business che spaziano dal cloud computing agli altoparlanti intelligenti. Al riguardo, il provider con sede a Pechino ha creato anche un fondo da 140 milioni di dollari per investire in startup sullo stile di OpenAI attive nella ricerca sull’intelligenza artificiale.

 

IA: due grossi ostacoli da considerare per le aziende cinesi

Le aziende cinesi cercano di essere in prima linea in un mercato che sta crescendo a ritmo esponenziale e che coinvolge un numero sempre maggiore di competitor. Tuttavia, le aziende dovranno fare i conti con le autorità di regolamentazione cinesi, sempre molto inclini a reprimere qualsiasi forma di espansionismo che metta a repentaglio la sicurezza e il benessere comune. Giocoforza, qualsiasi servizio riconducibile all’IA generativa dovrà passare al vaglio dei regolatori prima di vedere la luce.

Ma non è il solo ostacolo per aziende come Baidu. Vi è anche la questione relativa ai chip per alimentare i modelli di intelligenza artificiale. Le sanzioni degli Stati Uniti che hanno privato le società tecnologiche cinesi dei semiconduttori di fascia alta rappresentano un freno di non poco conto perché i miglioramenti dell’efficienza dei modelli messi in piedi saranno più critici e soprattutto più lenti.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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