Banca Mps ha presentato il piano strategico al 2030, comprendente l’integrazione e il delisting di Mediobanca. Gli esperti di Vontobel ne hanno analizzato i numeri nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
Il takeover di Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca è stato sicuramente uno dei colpi più roboanti del 2025 e il nuovo anno diventa quello decisivo sia nell’integrazione delle due parti che nella messa in campo di quelle sinergie annunciate dall’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio. La scorsa settimana la banca senese ha presentato il nuovo piano industriale al 2030, basato sulla piena integrazione di Mediobanca.
Se il Banca Mps ha già annunciato la volontà di salire al 100% di Piazzetta Cuccia per poi procedere al delisting, sarà il prossimo 10 marzo che si scopriranno il concambio e i dettagli dell’offerta per acquisire il restante 14% di Mediobanca ancora non nelle mani di Rocca Salimbeni. L’integrazione prevede costi di ristrutturazione per 600 milioni di euro, concentrati nel 2026 e comprensivi di bonus per trattenere i talenti, e sinergie a regime per 700 milioni di euro. La nuova realtà sarà organizzata in cinque divisioni, con un ruolo chiave per la partecipazione del 13,2% in Generali, che da sola garantirà circa l’8% dei ricavi di gruppo. Mediobanca, una volta delistata, opererà come braccio operativo nel Corporate & Investment Banking e nel Private Banking.
Mps dovrebbe invece puntare tanto sul retail che sul credito al consumo. Da un punto di vista economico, nel piano al 2030 i manager di Siena hanno indicato obiettivi ambiziosi, tanto sul fronte reddituale che dell’efficienza. Il cost/income ratio dovrebbe scendere al 38%, il ROTE rettificato attestarsi al 18% mentre l’utile netto adjusted è visto a 3,7 miliardi di euro. Nelle intenzioni del management vi è soprattutto la volontà di remunerare in modo significativo i soci, con una distribuzione che nel corso del piano dovrebbe arrivare a 16 miliardi di euro. Tra dividendi e buyback, 3 miliardi potrebbero essere distribuiti già nel corso del 2026. Proprio questo elemento potrebbe rappresentare un traino ai titoli in Borsa, soprattutto per gli investitori alla ricerca di laute cedole.









