Il governo italiano cerca fondi dalle banche per sostenere la spesa sulla sanità e la difesa del potere d’acquisto dei consumatori, nonché l’alleggerimento fiscale per il ceto medio, nella manovra fiscale 2025. La legge di bilancio potrebbe già essere pronta per il 15 ottobre, cinque giorni prima della scadenza fissata al 20 del mese. Nei prossimi giorni si riunirà il Consiglio dei ministri per la definizione del disegno di legge e del Documento programmatico di bilancio da inviare all’Europa. Tra i provvedimenti “minacciati” dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti, un prelievo “concertato” agli istituti di credito.
In questo articolo:
- Banche: Giorgetti punta a un contributo concertato
- Cosa significa realmente un contributo concertato?
Banche: Giorgetti punta a un contributo concertato
Il ministro dell’Economia e delle Finanze ha illustrato alle commissioni di Bilancio di Camera e Senato il Documento di programmazione e finanza pubblica (Dpfp) al termine del vertice di maggioranza sulla manovra, scoprendo qualche carta da giocare in sede di bilancio. Tra queste, la richiesta alle banche di un “contributo concertato”.
L’obiettivo del Tesoro è quello di uscire rapidamente dalla procedura di infrazione europea per disavanzi eccessivi, sostenendo la linea della prudenza e della sostenibilità attraverso l’utilizzo accorto di risorse disponibili. “Le banche beneficiano del sostegno statale al fondo di garanzia e dell’aumento del rating”, ha spiegato il numero uno del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze). “Non ci sarà alcun intento punitivo, ma è giusto che contribuiscano a sostenere l’onere del sistema”. A suo avviso, “non è accettabile che gli istituti di credito eroghino il credito solo in presenza di garanzia pubblica, con gli utili che vanno alle banche e le perdite a carico dello Stato”. Si tratta di “una distorsione che va corretta”, ha sottolineato Giorgetti.
Cosa significa realmente un contributo concertato?
Il capo del Tesoro ha cambiato tono rispetto a qualche settimana fa, quando ha bacchettato le banche accusandole di “non fare quello per cui sono nate” e di aver realizzato “profitti enormi” senza un contributo adeguato alle esigenze del Paese. Adesso parla di “intenti non punitivi” e di “contributo concertato”. Ma cosa significano effettivamente queste parole? Guardando a quanto accaduto negli ultimi due anni, tutto rischia di essere l’ennesimo salto a vuoto.
Ad agosto 2023 il governo annunciò una tassa del 40% sugli extraprofitti degli istituti di credito italiani, principali beneficiari dell’aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea per combattere l’inflazione. Il tracollo in Borsa del settore finanziario che ne derivò convinse Palazzo Chigi a fare un passo indietro e a optare “più ragionevolmente” per un contributo volontario delle banche in funzione della propria patrimonialità. In pratica, le aziende di credito potevano scegliere – come in gran parte hanno fatto – di destinare a riserva non distribuibile il contributo piuttosto che versarlo allo Stato. Giocoforza, i circa 3 miliardi di euro che inizialmente il Tesoro pensava di incassare si ridussero a pochi spiccioli.
A settembre dello scorso anno, l’esecutivo tornò alla carica con la tassazione dei profitti straordinari, che secondo i suoi calcoli avevano raggiunto quasi i 50 miliardi di euro. Anche in questo caso la montagna partorì un topolino. La decisione finale fu un anticipo delle imposte di differite di 3,5 miliardi di euro, che comunque le banche avrebbero pagato tra il 2026 e il 2030. In buona sostanza, non si è trattato di un contributo vero e proprio, ma di un semplice spostamento di liquidità per lo Stato. In altri termini, il Tesoro ha incassato subito ciò che avrebbe comunque incassato in seguito.
Il tema delle imposte differite è stato affrontato anche il mese scorso, quando si è parlato della mossa del governo di congelare i crediti fiscali delle banche derivanti dalle Dta (Deferred tax asset) per il 2026 e il 2027. Se messa in atto, l’operazione permetterebbe un introito per lo Stato stimato fino a 3 miliardi di euro per i prossimi due esercizi fiscali. Chiaramente, anche in questo caso si tratta di un trasferimento di gettito temporale e non di un aumento vero e proprio. Il contributo concertato annunciato da Giorgetti quindi potrebbe significare che la manovra starà molto attenta a non disturbare troppo le banche, per evitare anche potenziali scossoni nei mercati finanziari.









