Banche: governo impone contributo da 3,5 miliardi

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Saranno le banche e le assicurazioni a pagare dazio per contribuire al finanziamento della manovra fiscale da 30 miliardi di euro che il governo Meloni ha previsto nel suo progetto di bilancio. Circa 3,5 miliardi di fondi arriveranno dagli istituti finanziari, sebbene non sia stato ancora ufficializzato in che modo. Tra le ipotesi ci sarebbe un anticipo delle imposte differite attive (DTA), mentre pare escluso un aumento dell’IRES e dell’IRAP. In sostanza, Il governo congelerebbe l’assorbimento delle DTA garantite dallo Stato sulle perdite su crediti passate, sull’IFRS9 e sull’avviamento, ritardandone la deducibilità per i prossimi due anni, e il loro recupero sarebbe distribuito su un periodo ritardato a partire dal 2027. “Come abbiamo promesso, non ci saranno nuove tasse per i cittadini”, ha scritto la premier Giorgia Meloni in un post su X. “3,5 miliardi di euro da banche e assicurazioni saranno destinati alla sanità e ai più vulnerabili”.

 

Niente tasse sugli extraprofitti

Il governo ha indicato più volte le banche come le più grandi beneficiarie del contesto di alti tassi di interesse degli ultimi due anni e per questo ritiene che  debbano contribuire. Nel primo trimestre dell’anno in corso, l’utile di Intesa Sanpaolo è cresciuto del 13% su base annua, mentre quello di Unicredit ha fatto un balzo di 20 punti percentuali. Tuttavia, il tentativo passato di tassare le banche sugli extraprofitti non ha funzionato. Quando su questi guadagni inizialmente il governo aveva previsto una tassazione del 40%, gli istituti di credito sono affondati in Borsa costringendo l’esecutivo a un dietrofront. Per calmierare la situazione Palazzo Chigi si è adagiato a una regola più leggera, lasciando la scappatoia alle banche di destinare il 250% di quella potenziale tassazione a una riserva utili non distribuibile.

La strada scelta dalle aziende è stata questa e gli introiti previsti dallo Stato dal provvedimento sono rimasti solo sulla carta. Per questo motivo, il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha promesso di non ripetere l’errore, collaborando con l’Associazione bancaria italiana (ABI) per trovare una soluzione più congeniale ed evitare eventuali ricadute. Proprio l’ABI il mese scorso aveva riferito che stava discutendo con il governo per trovare il modo di far contribuire le banche al bilancio del Paese. Tuttavia, nell’occasione aveva precisato che le misure devono essere temporanee, predeterminate, non retroattive e non impattanti sul bilancio degli istituti di credito.

Banche e assicurazioni: la reazione a Piazza Affari

Alla Borsa di Milano le principali banche italiane non sono state intaccate dalla manovra del governo. Nelle contrattazioni di oggi, a metà mattinata le quotazioni di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, FinecoBank, Mediobanca, BPER e Banca Mediolanum oscillano intorno alla parità. Lo stesso dicasi per i grandi gruppi assicurativi come Generali e Unipol.

Secondo Azzurra Guelfi, analista di Citigroup, tutto questo “avrà un impatto limitato sullo sviluppo del capitale delle banche e non avrà un effetto significativo sulla redditività”. A giudizio di Andrea Filtri, analista di Mediobanca, “il provvedimento approvato conferma l’assenza di un’imposta bancaria sugli extraprofitti, proprio mentre i tassi di interesse iniziano la loro discesa, ma piuttosto una misura di liquidità, in linea con la proposta iniziale avanzata dall’ABI, che riteniamo sostenibile per il settore”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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