Banche italiane: il governo potrebbe congelare le Dta, azioni in rosso

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Le banche italiane sono oggi sotto pressione alla Borsa di Milano. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Mps, Mediobanca e Bper si avviano alla fine della seduta con le azioni in rosso. A innescare le vendite è stata l’indiscrezione lanciata da Bloomberg secondo cui il governo italiano starebbe lavorando per congelare i crediti fiscali delle banche derivanti dalle imposte differite per il 2026 e il 2027. Ciò permetterebbe allo Stato di raccogliere fino a 3 miliardi di euro, mentre per le banche nei prossimi due esercizi fiscali l’utile netto verrebbe decurtato da una maggiore imposizione. In questo articolo:
 
  • Banche italiane: cosa spinge il governo a bloccare i crediti fiscali
  • Dta: cosa sono e qual è la loro importanza
  • Quali sarebbero gli impatti reali per le banche italiane
 

Banche italiane: cosa spinge il governo a bloccare i crediti fiscali

Interpellato da Bloomberg News, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha detto che si tratta “solo di una delle possibili opzioni”, ma al momento non sono stati fatti calcoli definitivi e occorre un dialogo e un “confronto con le banche”. In effetti, allo studio di Palazzo Chigi ci sarebbero altre misure orientate a colpire gli istituti di credito, oltre o in aggiunta alla sospensione delle Dta (Deferred tax asset). Tra i provvedimenti possibili, una tassazione dei riacquisti di azioni proprie.
 
Alcuni importanti esponenti del governo Meloni – in primis il vice-premier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini – spingono da tempo affinché lo Stato cerchi risorse nel settore bancario per alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio. Secondo la ricostruzione salviniana e del partito che rappresenta, la Lega Nord, negli ultimi anni le banche hanno ottenuto entrate e profitti extra grazie soprattutto all’aumento dei tassi di interesse della Banca centrale europea a partire da luglio 2022. I maggiori guadagni però sono andati soprattutto a beneficio degli azionisti, che hanno potuto godere di ricchi dividendi nonché di rivalutazioni dei titoli in Borsa anche per effetto dei buyback. Quindi, a parere del governo, sarebbe giusto un maggiore contribuito del settore in termini di tassazione.
 
Nel 2023, l’esecutivo ha cercato di prendere denaro dalle banche attraverso una tassa sugli extra-profitti, ma ha dovuto fare dietrofront davanti alla reazione dei mercati finanziari. Tuttavia, ha spostato l’attenzione sulle Dta per il biennio 2025-2026, che potrebbero far ottenere in due anni 3,4 miliardi di euro. L’eventuale mossa di Palazzo Chigi non sarebbe una novità ed eviterebbe di creare shock di mercato. Nel contempo, permetterebbe al Tesoro di trovare liquidità per finanziare la prossima Legge di Bilancio.
 

Dta: cosa sono e qual è la loro importanza

Occorre tuttavia precisare che il differimento delle imposte per le banche non significa una maggiore imposizione fiscale. Le Dta sono crediti di imposta derivanti da perdite pregresse che vengono utilizzati per abbattere il carico fiscale. Il congelamento non significa che questi crediti saranno persi, ma verranno semplicemente sfruttati negli esercizi successivi. Quindi, se per l’anno prossimo e il 2027 le banche non potranno adoperarli, lo faranno in seguito. Ciò implica che le maggiori tasse pagate oggi saranno compensate da minori tasse corrisposte in futuro. Ne consegue che l’impatto sui mercati finanziari sarà in teoria meno forte rispetto a una maggiore imposizione come previsto inizialmente nel 2023.
 

Quali sarebbero gli effetti reali per le banche italiane?

Gli effetti reali per le banche italiane dovrebbero essere alla fine insignificanti . “Una soluzione del genere non dovrebbe generare impatti materiali per il settore”, ha affermato Andrea Lisi, analista di Equita Sim. Della stessa opinione sono gli analisti di Intermonte, secondo cui “l’eventuale manovra non mette a rischio profittabilità e remunerazione delle banche, in quanto sospende la compensazione cash tramite crediti fiscali”. Quindi, “non andrebbe a intaccare le Dta ‘off-balance‘, le quali permettono di avere una plusvalenza fiscale dopo la linea dell’utile pre-tasse e, di conseguenza, di abbattere il carico fiscale a livello di conto economico”. Inoltre, “andrebbe a sospendere la compensazione tra crediti e debiti fiscali fino al 2027”. Compensazione che “dopo quella data, di fatto, potrebbe riprendere”.
Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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