Con i tassi in calo la redditività delle banche italiane resta solida. Jefferies ha valutato la redditività del settore alla luce del calo di 60 punti base dei future sui tassi Euribor dall’inizio dell’estate, arrivando alla conclusione che il comparto è ancora interessante e capace di generare un Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) a doppia cifra nel 2026.
Un tema chiave per il settore è il dibattito sui tassi, dato che i future sull’Euribor sono scesi in modo significativo nei mesi estivi e a settembre. Ora implicano tassi a 190 punti base nel 2026, rispetto ai 250 punti base di giugno. “Sebbene tassi più bassi eserciteranno una pressione negativa sulla redditività delle banche italiane, supponendo che i tassi terminali rimangano intorno al 2% prevediamo che gli istituti di credito italiani continueranno a garantire solidi ritorni nei prossimi anni. Il Rote dovrebbe rimanere ben al di sopra della doppia cifra, anche se scenderà dal 15% del 2023 al 13,4% nel 2026”, calcola Jefferies.
Il margine di interesse diminuirà, ma altri fattori compenseranno parzialmente questo calo, sostenendo la redditività delle banche. A fronte di un impatto negativo di 240 punti base sul Rote dovuto ai tassi e alla normalizzazione degli accantonamenti per perdite su prestiti, Jefferies ha previsto 230 punti base di voci positive, tra cui la crescita delle commissioni (+160 punti base), una riduzione delle spese operative (+10 punti base), minori contributi ai fondi bancari e il calo dei costi di ristrutturazione (+60 punti base), il che significa che i fattori positivi quasi compenseranno quelli negativi. La crescita del tangible net asset value spiega l’ulteriore riduzione (impatto di 150 punti base sul Rote).
Inoltre Jefferies nota che i rendimenti cumulativi dei dividendi nei prossimi tre anni variano tra il 20% di Unicredit e il 32% di Banco BPM e questo dovrebbe sostenere ulteriormente il settore. Anche perché questi rendimenti sono più interessanti rispetto a quelli di altri settori maturi che pagano dividendi, come le utilitiy e le telecomunicazioni, che offrono un rendimento cumulativo del 18% tra il 2024 e il 2026. “A nostro avviso, il rendimento da dividendo generoso e la solida redditività dovrebbero mantenere l’interesse degli investitori generalisti nel settore“, prevede Jefferies che ha rivisto i target price sui titoli delle banche italiane che copre.
Nel caso di Intesa Sanpaolo (rating buy) il target price passa da 4,10 a 4,40 euro, nel caso di Unicredit (buy) da 48 a 47 euro, nel caso di Banco BPM (hold) da 6,10 a 7 euro e nel caso di Bper Banca (buy) da 6 a 6,20 euro. Il tutto dopo aver tagliato in media del 3% l’utile per azione di Unicredit. Per Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Bper Banca i target price sono stati aumentati grazie al mix di utili più alti, nonostante l’impatto dei tassi più bassi, dopo aver abbassato le stime sul costo del capitale. “Le nostre top pick sono Unicredit e Bper Banca per le quali vediamo un maggior potenziale di rivalutazione e fattori catalizzatori imminenti”, afferma Jefferies.
Azioni Bper Banca, le quotazioni strappano al rialzo dopo il nuovo piano industriale
Le azioni Bper Banca potrebbero essere impostate al ribasso nel breve termine, nonostante la performance molto positiva registrata nella seduta di ieri (+8,23%). Dopo un’apertura in gap up (rimasto aperto sul livello 5,320), infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento fortemente rialzista che le ha portate a realizzare un massimo sul livello 5,756.
Dal minimo toccato lo scorso 5 agosto sul livello 4,492, l’azione ha invertito la propria rotta con un perdurante movimento rialzista, sempre posizionato al di sopra di una non particolarmente inclinata trendline ascendente, fino a superare l’importante indicatore Supertrend e raggiungere il target situato in area 5,250, dove i prezzi hanno stazionato per alcune giornate.
Poi, l’ambizioso ma credibile Piano industriale al 2027 annunciato ieri, ha fatto balzare il titolo fin dall’apertura permettendo ai corsi di superare quota 5,500, ossia i massimi relativi di fine luglio. La struttura grafica è assolutamente rialzista e il mercato appare in pieno rally, ma purtroppo è rimasto aperto il già citato gap up che, prima o poi, dopo questa euforia iniziale, dovrà essere ricoperto con un lieve ritracciamento.
Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long sono al momento da sconsigliare vista l’eccessiva rischiosità, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte già alla violazione di quota 5,500 con obiettivo molto vicino al livello 5,250. L’impostazione algoritmica, comunque, vede i prezzi stazionare ancora al di sopra dell’indicatore Supertrend mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che la media mobile a 25 sono diventati rialzisti a fine settembre. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’oscillatore RSI sia posizionato nell’area di ipercomprato vicino al livello 75.

L’andamento di breve termine del titolo BPER BANCA









