La partita che si gioca sul tavolo di Banco BPM e che vede coinvolti diversi player si fa effervescente dopo la mossa di Crédit Agricole, salita dal 9,2% al 15% del capitale della banca milanese. Alla Borsa di Milano le azioni Banco BPM oggi hanno guadagnato fino al 3,9% prima di ritirarsi su livelli più modesti. Al contrario, i titoli Unicredit sono scivolati di circa un punto percentuale. L’istituto di credito guidato da Andrea Orcel ha lanciato un’offerta pubblica di scambio a novembre, respinta dal Consiglio di amministrazione di Banco BPM in quanto considerata non adeguata. A questo punto, il gruppo bancario di piazza Gae Aulenti dovrà rivolgersi direttamente agli azionisti e scendere a patti con Crédit Agricole, che detiene il pacchetto di maggioranza del Banco.
La mossa di Montrouge ha l’obiettivo di rafforzarne la posizione in vista dell’incontro previsto, prima della fine dell’anno, con i vertici di Unicredit. Crédit Agricole difficilmente si imbarcherebbe in una competizione con il rivale italiano per accaparrarsi tutto il Banco BPM. Non solo per una questione di dispendio economico, ma anche e soprattutto perché incontrerebbe l’opposizione del governo italiano che già sta agitando la minaccia del golden power. Piuttosto lo scopo è quello di trarre vantaggio dalle negoziazioni con Orcel in merito al risparmio gestito e al credito al consumo.
Crédit Agricole è proprietario di Amundi, il più grande gestore patrimoniale europeo, che a sua volta ha una partnership con Unicredit per la distribuzione dei suoi prodotti in Italia attraverso le filiali della banca. Il sodalizio terminerà nel 2027, ma l’azienda di credito guidata da Philippe Brassac vorrebbe prolungarlo. “La partecipazione di Crèdit Agricole in Banco BPM è la principale merce di scambio per proteggere o addirittura migliorare l’accordo di distribuzione di Amundi con Unicredit”, ha scritto Delphine Lee, analista di JPMorgan Chase. È improbabile una controfferta per Banco BPM”. In gioco c’è anche la vendita della quota di minoranza della banca amministrata da Giuseppe Castagna nella joint venture con Crédit Agricole nel credito al consumo (Agos Ducato). Per Unicredit quanto accaduto nel fine settimana non cambia nulla, ha affermato un portavoce della seconda banca italiana, aggiungendo che l’istituto è pronto a negoziare con Crédit Agricole.
Il governo osserva dopo la mossa di Crédit Agricole su Banco BPM
Il management di Crédit Agricole, oltre ad aver avvertito Orcel e Castagna sull’aumento della quota in Banco BPM, ha avvisato anche Palazzo Chigi. Il governo Meloni sta alla finestra per vedere come si evolve il risiko bancario, mentre continua a coltivare il sogno di creare un terzo polo nel settore in Italia che si collochi alle spalle di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Perché ciò avvenga, però, Unicredit dovrebbe abbandonare la partita, ritirandosi dal tentativo di scalata all’istituto di Piazza Meda. A quel punto, potrebbero aprirsi le porte per una fusione tra Banco BPM e Banca MPS, di cui il Tesoro è ancora proprietario con una quota dell’11,73% che si appresta a cedere nei prossimi mesi.
Molto dipenderà dall’esito dell’incontro tra Orcel e Brassac nei prossimi giorni, da cui si potrà capire se effettivamente Crédit Agricole riuscirà a contrastare le mire del rivale italiano o gli fornirà un assist prezioso. Intanto anche Banco BPM si muove per evitare di essere divorato da Unicredit e valuta di chiedere alla Consob un’esenzione dalla passivity rule, la regola che impedisce a un’azienda oggetto di acquisizione di intraprendere iniziative che impediscano l’implementazione della stessa. Nella fattispecie, il Cda di Banco BPM potrebbe mettere in pratica azioni come vendite di asset o incentivi agli azionisti per rendere meno attraente e più onerosa la scalata di Unicredit.








