Bank of America ha aperto il 2026 nel modo migliore possibile. Il secondo istituto di credito americano ha pubblicato mercoledì i risultati del primo trimestre, centrando o superando ogni stima degli analisti: utile netto, ricavi, margine di interesse, qualità del credito. A guidare la performance, un trading azionario ai massimi da quindici anni e commissioni di investment banking in decisa accelerazione, in un contesto di mercato che ha premiato chi sapeva trasformare la volatilità in ricavi. Le azioni hanno risposto con un rialzo dell’1,5% nelle contrattazioni pre-apertura.
In questo articolo:
- Bank of America, i numeri della trimestrale
- Trading e investment banking: la volatilità come motore di BofA
- Bank of America, nessuna crepa sul credito
Bank of America, i numeri della trimestrale
Secondo i dati pubblicati dal colosso bancario statunitense, l‘utile netto ha raggiunto 8,6 miliardi di dollari, in crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025, con un utile per azione di 1,11 dollari, il valore più alto in quasi vent’anni, contro la stima LSEG di 1,01 dollari. “L’utile per azione è cresciuto del 25% su base annua, avviando il 2026 con un forte slancio”, ha dichiarato il ceo Brian Moynihan, aggiungendo che l’utile netto di 8,6 miliardi “ha riflesso l’esecuzione disciplinata del team, che ha prodotto 290 punti base di leva operativa”.
I ricavi complessivi si sono attestati a 30,43 miliardi di dollari, in rialzo del 7,2% anno su anno e oltre il consensus di 29,93 miliardi. Il fatturato è aumentato grazie all’incremento del margine di interesse netto, ai maggiori ricavi da trading e alle commissioni derivanti dall’investment banking e dalla gestione patrimoniale. Il rendimento sul patrimonio netto tangibile ha toccato il 16%, con un miglioramento di oltre 200 punti base. Le divisioni consumer banking e global wealth management hanno entrambe chiuso il trimestre con una crescita dell’utile netto superiore al 20%.
Trading e investment banking: la volatilità come motore di BofA
La divisione Global Markets ha chiuso il trimestre con ricavi da sales and trading a 6,4 miliardi di dollari, in crescita del 13%. Il vero protagonista è stato l’equity trading, che ha realizzato un +30% a 2,83 miliardi, circa 350 milioni oltre le attese di StreetAccount, miglior risultato degli ultimi quindici anni. La volatilità dei mercati globali, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dalle incertezze macroeconomiche, ha spinto l’attività dei clienti sulle trading desk, trasformando un contesto difficile in un’opportunità di ricavo.
Ottime performance anche per il segmento FICC (operazioni a reddito fisso, valute e materie prime), che ha segnato il sedicesimo trimestre consecutivo di crescita anno su anno, con ricavi a 3,5 miliardi (+2%), restando circa 330 milioni sotto le stime. Anche l’investment banking ha sorpreso al rialzo: commissioni totali in aumento del 21% a 1,8 miliardi, contro le attese di 1,73 miliardi e ben oltre le proiezioni iniziali di crescita al 10%. Sullo sfondo, un mercato globale dell’M&A che nel trimestre ha superato i 1.200 miliardi di dollari, con 22 operazioni da oltre 10 miliardi, raggiungendo un record trimestrale. Moynihan ha citato espressamente la “crescita a doppia cifra nei ricavi da sales and trading, nelle commissioni di investment banking e nelle commissioni di asset management” tra i pilastri della performance.
Bank of America, nessuna crepa sul credito
Il margine di interesse netto ha raggiunto 15,9 miliardi di dollari, in crescita del 9% e sopra le attese di 15,67 miliardi, sostenuto dalla crescita dei saldi di prestiti e depositi e dalla revisione dei tassi sugli attivi a tasso fisso. “Migliore delle nostre attese”, ha riconosciuto lo stesso Moynihan. Sul fronte del credito, la banca ha accantonato 1,3 miliardi per perdite su prestiti, in calo dagli 1,5 miliardi del primo trimestre 2025 e circa 190 milioni sotto le stime: un segnale che il portafoglio non mostra deterioramenti. Il rapporto di svalutazione netta è sceso allo 0,48%, in miglioramento di 6 punti base nel trimestre. “Abbiamo osservato una solida attività da parte dei clienti, con una spesa dei consumatori consistente e una qualità degli attivi stabile”, ha concluso il ceo, descrivendo uno scenario di “resilienza dell’economia americana”.









