La ventesima edizione del Quant 2026, la conferenza internazionale dedicata alla finanza quantitativa e all’innovazione negli investimenti, ha messo in evidenza il doppio binario evolutivo su cui si muove da qualche anno l’industria finanziaria: da un lato i modelli quantitativi applicati ai mercati, dall’altro la frontiera emergente degli asset digitali. A spiegare la logica di questa impostazione è Daniele Bernardi, amministratore delegato di Diaman Partners e fondatore dell’evento, intervistato da Borsa&Finanza. “Già dal 2017 abbiamo iniziato a parlare di criptovalute e tecnologia blockchain: all’inizio con un approccio più educativo, mentre oggi il dibattito riguarda sempre di più anche le opportunità di investimento” ha spiegato Bernardi.
In questa intervista:
- Il ruolo dei modelli quantitativi nella gestione del rischio
- Asset digitali, la nuova frontiera dell’innovazione finanziaria
Il ruolo dei modelli quantitativi nella gestione del rischio
La finanza quantitativa utilizza modelli matematici e algoritmi per analizzare i mercati e gestire i portafogli. Secondo Bernardi, il vero valore di questi strumenti non è solo la ricerca di rendimento, ma soprattutto la capacità di controllare il rischio: “Gli investimenti quantitativi sono progettati principalmente per ridurre il rischio e solo in seconda battuta per generare rendimenti superiori alla media. Il grande valore dei modelli quantitativi è la riduzione del drawdown, cioè delle perdite temporanee che un investitore può subire nei momenti di stress dei mercati”.
Per rendere l’idea, Bernardi utilizza una metafora semplice: “È un po’ come avere un airbag in auto. Non serve tenerlo sempre aperto, ma è fondamentale che si attivi nel momento in cui è davvero necessario. I modelli quantitativi funzionano in modo simile: restano esposti alla crescita dei mercati, ma sono in grado di ridurre rapidamente il rischio quando all’orizzonte si intravedono segnali di instabilità”. In un contesto finanziario sempre più complesso, caratterizzato da volatilità geopolitica e cambiamenti macroeconomici rapidi, questo approccio rappresenta secondo Bernardi un vantaggio competitivo significativo: “I modelli quantitativi permettono di beneficiare della crescita dei mercati, ma allo stesso tempo offrono strumenti per reagire con velocità quando emergono condizioni di rischio”.
Asset digitali, la nuova frontiera dell’innovazione finanziaria
Il secondo grande tema del Quant 2026 riguarda i digital asset, un settore che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione da parte degli investitori istituzionali. Tra gli ospiti della conferenza figura anche Adam Back, amministratore delegato di Blockstream e figura storica dell’ecosistema blockchain, il cui lavoro sul proof-of-work è stato citato nel white paper di Satoshi Nakamoto (il leggendario inventore del Bitcoin).
Per Bernardi, il settore dei digital asset è ancora in una fase iniziale di sviluppo, ma presenta un potenziale significativo: “Questa tecnologia ha ancora molta strada davanti a sé, ma è inevitabile che diventerà parte integrante della finanza e di molti altri settori. Dal punto di vista degli investimenti rappresenta un’opportunità: con l’aumento dell’adozione tende ad aumentare anche il valore degli asset”.
Il fondatore del Quant propone un paragone con la rivoluzione tecnologica dei primi anni Duemila: “Investire oggi nelle cripto è un po’ come investire nei titoli tecnologici all’inizio degli anni 2000. È chiaro che scegliere il progetto sbagliato può portare a perdite, ma chi ha creduto fin dall’inizio in aziende come Amazon ha visto crescite straordinarie nel tempo”.
Secondo Bernardi è anche importante chiarire la natura di questi strumenti. “Il termine criptovaluta è in parte fuorviante. Non si tratta di vere valute: è più corretto parlare di cripto-asset, cioè asset digitali caratterizzati da una scarsità intrinseca, un po’ come accade per l’oro”. Nel caso del Bitcoin, aggiunge, il valore è legato anche al consumo di energia necessario per produrlo. “Nel mondo ci sono migliaia di aziende che spendono energia reale per cercare di ottenere Bitcoin. Questo processo rende l’asset scarso e lega il suo valore a qualcosa di concreto”. Infine, Bernardi osserva che anche il sistema bancario sta iniziando a muoversi in questa direzione. “Le banche stanno già lavorando a soluzioni basate su blockchain e stablecoin. È un processo che richiederà anni, ma siamo ancora in una fase iniziale e proprio per questo esiste l’opportunità di entrare in questo mercato mentre è in piena evoluzione”.









