Dopo sei mesi di accertamenti, Bankitalia mette nero su bianco quello che il mercato temeva da settimane. Il rapporto ispettivo su Bff Bank, relativo al periodo compreso tra il 4 dicembre 2025 e il 29 maggio 2026, si chiude con un giudizio “sfavorevole”, comunicato dalla banca con una nota che conferma i rilievi già anticipati nel provvedimento del 28 marzo.
Il documento chiede ulteriori rettifiche sui crediti, riapre il nodo della classificazione prudenziale nel comparto factoring and lending per un tetto teorico fino a 1,3 miliardi di euro, e si intreccia con anomalie contabili emerse nel corso delle verifiche. A pesare, anche la ricerca di un partner industriale e un titolo che oggi cede il 2,64% a 3,024 euro, restando in calo di quasi il 70% su base annua.
In questo articolo:
- Bff Bank, cosa contesta Bankitalia
- Fino a 1,3 miliardi di esposizioni restano sul tavolo
- Quando la Borsa non perdona: il titolo ai minimi storici
- Bff Bank, un dossier aperto da due anni
Bff Bank, cosa contesta Bankitalia
Il documento di vigilanza individua la necessità di rettifiche di credito aggiuntive, legate a fatture antecedenti al 2016 e alla classificazione di alcuni ospedali pubblici polacchi. L’impatto si traduce in una riduzione del capitale Common Equity Tier 1 per circa 17 milioni di euro, parzialmente compensata da una diminuzione degli attivi ponderati per il rischio di circa 25 milioni. Tra le voci sotto osservazione figurano, secondo quanto riportato da Il Messaggero, circa 10 milioni di euro di crediti verso un ospedale nei pressi di Varsavia, per i quali è stata richiesta una verifica sulla congruità degli accantonamenti. Non è stato ancora quantificato l’effetto complessivo delle nuove rettifiche sui ratio patrimoniali, già prossimi ai livelli minimi dopo le correzioni imposte nei mesi scorsi sul portafoglio crediti.
A fine dicembre 2025 il Cet1 ratio si attestava al 9,94%, contro un requisito Srep del 9,80%, mentre il Total Capital Ratio era al 12,31% a fronte di un minimo del 13,30%. Il primo trimestre 2026 aveva mostrato un miglioramento, con il Cet1 ratio salito all’11,00% e il Total Capital Ratio al 13,41%, rispetto a requisiti rispettivamente del 9,86% e del 13,36%. La banca resta affiancata da due commissari straordinari e punta alla cessione di un portafoglio di crediti deteriorati da circa 1,2 miliardi di euro, esposizioni penalizzate dal calendar provisioning, la normativa che impone la svalutazione progressiva dei crediti deteriorati secondo scadenze prestabilite, entrata in vigore quest’anno anche per gli istituti di minori dimensioni e destinata ad andare a pieno regime dal 2028.
Fino a 1,3 miliardi di esposizioni restano sul tavolo
Sul fronte della classificazione prudenziale dei crediti nel comparto factoring and lending, Bankitalia ha individuato due distinti profili di rischio. Il primo riguarda la possibile inclusione degli interessi di mora nel meccanismo del cosiddetto “contagiante”, per cui un’esposizione scaduta trascina nella categoria deteriorata l’intero rapporto con un debitore: l’impatto stimato è fino a circa 800 milioni di euro di past due addizionali.
Il secondo profilo riguarda una possibile interpretazione più restrittiva dei meccanismi sospensivi nel calcolo dei giorni di arretrato, con un effetto stimato fino a 500 milioni. BFF precisa che i due impatti non sono necessariamente cumulabili, portando il totale teorico massimo a 1,3 miliardi, cifra suscettibile di revisione al termine della valutazione in corso. Le esposizioni interessate riguardano interamente il settore pubblico, con una perdita attesa in caso di default definita trascurabile dalla banca. Anche nello scenario più severo, l’istituto dichiara di continuare a rispettare i requisiti patrimoniali di Cet1, pari al 14,1% a fine dicembre 2025. Resta aperta la valutazione degli impatti sugli accantonamenti.
Quando la Borsa non perdona: il titolo ai minimi storici
Alle criticità sui crediti si affiancano diverse anomalie contabili emerse nel corso delle verifiche. La più rilevante era già stata comunicata a febbraio 2026: con il supporto dell’advisor EY, è stata individuata un’errata registrazione di incassi relativi al periodo 2019-giugno 2023, per circa 54 milioni di euro, limitata al business del factoring in Italia. Le somme incassate dai debitori a titolo di rimborso del capitale erano state erroneamente imputate alla chiusura di interessi e commissioni, gonfiando ricavi e imposte versate, con un impatto negativo di 15,1 milioni sul patrimonio netto di apertura del 2025. Le verifiche hanno esteso l’analisi a un più ampio perimetro di riconciliazione contabile: su un totale di circa 452 milioni di euro di pagamenti su accessori ricevuti tra il 2015 e il 2025, un campione di 102 milioni già esaminato ha fatto emergere un impatto negativo stimato di 3,4 milioni al lordo delle imposte sull’intera popolazione. Si aggiunge un’esposizione di bilancio legata a sentenze sfavorevoli, in maggioranza non definitive, verso il settore pubblico italiano, pari a circa 400 milioni prima delle rettifiche, oggi stimate in circa 70 milioni.
A fine giugno, Morningstar Dbrs ha confermato il rating Long-Term Issuer di Bff a “BB (low)” con outlook negativo, comunicando contestualmente la chiusura del rapporto di rating con l’emittente e il ritiro di tutti i giudizi assegnati. Sul dossier partner, secondo Il Messaggero sarebbero già arrivate offerte da Cerberus e Banca CF+, mentre un tandem formato da Banco Bpm e Amco sarebbe pronto a muoversi: il primo interessato alle attività di pagamenti e securities services, la seconda al factoring e alla gestione dei crediti deteriorati.
Sul mercato, il titolo ha aperto la seduta a 2,86 euro, tra un massimo intraday di 3,094 euro e un minimo di 2,80 euro: nell’ultimo mese la performance è positiva, con un progresso del 6,24%, ma su un orizzonte più ampio il calo resta marcato, con un -68,78% negli ultimi sei mesi e un -69,97% su base annua. Il titolo ha toccato il massimo dell’anno a 9,725 euro il 14 gennaio 2026 e il minimo a 1,227 euro il 30 marzo 2026.
Bff Bank, un dossier aperto da due anni
L’intervento di Bankitalia si colloca in un percorso di tensioni regolamentari che coinvolge Bff da circa due anni: una severa ispezione nel 2024 aveva già portato alla richiesta di riclassificazione dei finanziamenti verso il settore pubblico e all’apertura di un’indagine della Procura di Milano per ipotesi di falso in bilancio. Il quadro sembrava essersi ricomposto a fine 2024, con la rimozione dei vincoli sulla distribuzione dei dividendi, prima che a febbraio 2026 una brusca revisione dei target aziendali riportasse tensione sul titolo, accompagnata dall’uscita dell’amministratore delegato Massimiliano Belingheri, sostituito dall’ex cfo Giuseppe Sica.
Il nuovo management ha illustrato la situazione agli investitori in una conference call tenuta la sera di domenica 29 marzo. Sul piano regolamentare, Bankitalia ha chiesto di rinviare la presentazione del progetto di bilancio 2025 entro il 30 aprile 2026 e di posticipare l’approvazione assembleare entro il 30 giugno 2026, con un calendario finanziario aggiornato che sarà comunicato dopo il via libera del cda. Banca Akros ha intanto sospeso il rating sul titolo, in precedenza fissato su “Neutrale”, in attesa della determinazione finale delle irregolarità e della pubblicazione del bilancio annuale, mentre Equita ha abbassato la raccomandazione a “Reduce”, tagliando il target price a 2,5 euro per azione dai 6 euro precedenti.








