BHP Group: alzerà l'offerta per Anglo American? Le ipotesi in gioco - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

BHP Group: alzerà l’offerta per Anglo American? Le ipotesi in gioco

BHP Group: alzerà l'offerta per Anglo American? Le ipotesi in gioco

Manca solo una settimana alla scadenza del 22 maggio, termine ultimo per presentare una terza offerta da parte del gigante australiano del rame BHP Group per acquisire il rivale più piccolo Anglo American. Le prime due hanno fatto un salto nel vuoto. Le proposte, in ordine temporale, di 25,08 e di 27,53 sterline per azione a distanza di meno di tre settimane hanno incontrato il no-way da parte del consiglio di amministrazione dell’azienda britannica. BHP richiede lo smantellamento delle attività sudafricane di ferro e platino, mettendo sul piatto qualcosa come 34 miliardi di sterline, ma Anglo considera questa strada impraticabile.

Nel frattempo, la società guidata da Duncan Wanblad ha attuato una contromossa con una revisione aziendale in questi giorni. Per la precisione, ha deciso di vendere o scorporare le attività volatili dei diamanti (De Beers) e del platino (Amplats), nonché il business poco profittevole del carbone da coke in Australia e del nichel in Brasile. Questo implica che l’azienda con sede a Londra si concentrerà sulle attività più redditizie di rame e minerale di ferro.

 

BHP Group: altre due ipotesi in gioco per Anglo American

La ristrutturazione di Anglo costringe BHP ad alzare la posta nei giorni che rimangono, sebbene cominci a serpeggiare un certo scetticismo generale che l’operazione possa essere condotta in porto. Le alternative per il predatore con sede a Melbourne sarebbero quelle di avviare un’offerta pubblica di acquisto ostile o di abbandonare la partita.

La prima opzione non è nuova per BHP, che ha tentato l’impresa di acquisire in questo modo Rio Tinto nel 2007 con una maxi-offerta di 140 miliardi di dollari, senza però portare a termine l’operazione. La storia si è ripetuta tre anni più tardi, quando ha lanciato un’OPA ostile da 39 miliardi di dollari per Potash Corp, ma quella volta ha trovato sulla sua strada l’ostacolo del governo canadese che ha bloccato l’operazione. La via di rivolgersi direttamente agli azionisti di Anglo sembra essere la meno preferita, secondo alcune indiscrezioni da parte di soggetti vicini alla questione. Il motivo è che la società australiana avrebbe bisogno di superare gli ostacoli normativi in Sudafrica ed esaminare i libri contabili di Anglo, per cui la cooperazione del management dell’azienda target sarebbe fondamentale. Una manovra che scavalchi il CdA di Anglo rischierebbe invece solamente di avvelenare il clima.

Quanto all’ipotesi di mollare tutto, forse è quella più probabile tra le due alternative all’accordo. Nel 2009, Xstrata aveva scelto di ritirarsi dopo che il CdA di Anglo aveva respinto una proposta di fusione da 96 miliardi di dollari. La situazione potrebbe ulteriormente complicarsi, perché adombrata dalla presenza di altri due grossi competitor pronti a scendere in campo scatenando una guerra di offerte: il gigante svizzero Glencore e il colosso britannico Rio Tinto. Secondo l’analista di JPMorgan, Lyndon Fagan, il “rischio di intrusi rimane elevato”, e questo non giova certamente alle ambizioni di BHP, che alla fine potrebbe decidere di rassegnare le armi.

 

Alcuni ci credono

Alcuni azionisti delle due società coinvolte ritengono però che ci sia ancora spazio per arrivare a un accordo. Tra questi vi è Daniel Sullivan, responsabile delle risorse naturali globali di Janus Henderson, che detiene sia le azioni BHP che Anglo. A suo giudizio, se BHP alza l’offerta almeno del 5%, gli azionisti di Anglo potranno cedere alla tentazione.

Tuttavia, rimane sempre lo scoglio sudafricano. Da quelle parti Anglo impiega oltre 40.000 lavoratori e le istituzioni della regione hanno sollevato molte preoccupazioni quando BHP si è fatta avanti per la prima volta proponendo la cessione degli asset sudafricani come condizione per chiudere il deal. Anche per questa ragione Anglo ha deciso di tenere un approccio “super aggressivo”, come lo ha definito Sullivan. “Sono abbastanza sorpreso che Anglo abbia deciso di far saltare in aria la trattativa, piuttosto che impegnarsi. Probabilmente sta spaventando un po’ i suoi stessi azionisti ormai. E questo non è una buona cosa per nessuno”, ha affermato l’esperto.

A giudizio di Jon Mills, analista di Morningstar, BHP deve convincere un numero sufficiente di azionisti di Anglo a “fare pressione sul consiglio di amministrazione per impegnarsi davanti a un’offerta potenzialmente ancora più alta sul tavolo”.

 

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *