Le azioni delle Big tech americane non sono mai state così economiche negli ultimi sette anni rispetto all’indice S&P500. È quanto ha evidenziato David Kostin, strategist di Goldman Sachs. L’esperto ha messo in luce il fatto che, nonostante gli utili siano stati costantemente più alti, i Magnifici sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia e Tesla) hanno il premio di valutazione più basso rispetto a tutte le altre azioni facenti parte del più importante benchmark americano. In termini di multipli, le azioni del gruppo sono negoziate in media a 28 volte i guadagni attesi, a fronte di 20 volte per il resto dell’S&P500. In media “lo sconto di valutazione è modesto rispetto a quanto implicherebbe il nostro modello di valutazione trasversale, basato su attributi fondamentali come la crescita degli utili e la solidità del bilancio”, ha affermato Kostin.
Gli investitori sono diventati più cauti sulle Big tech. Qualche tempo fa ogni ritracciamento era un’occasione per entrare a mercato. I guadagni della Borsa americana sono stati trainati dalle straordinarie performance delle megacap tecnologiche. Molti osservatori finanziari hanno iniziato a temere una debacle dei listini nel momento in cui le prime della classe avessero iniziato a perdere terreno. La maggiore prudenza del mercato è confermata dal fatto che i risultati dell’ultimo trimestre delle Magnifici sette – eccezion fatta per Nvidia che riporterà i dati la prossima settimana – sono stati nel complesso forti, con una crescita degli utili per azione del 28% su base annua a fronte di un incremento del 9% degli earning per share delle altre società dell’S&P500. Ciò nonostante, gli investitori sembrano mantenere il freno a mano tirato sulle grandi società tecnologiche.
Big tech: cosa attendersi ora
Gli investitori sono rimasti colpiti dalle turbolenze derivanti dalla guerra commerciale tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi, preferendo monetizzare laddove avevano ottenuto i maggiori guadagni. La tregua dopo l’accordo temporaneo Usa-Cina sui dazi ha spinto gli operatori a privilegiare i titoli che nel frattempo erano rimasti più indietro. Kostin è convinto che le Big tech continueranno a sovraperformare l’indice nel suo complesso, con “i tassi di interesse elevati che eserciteranno pressione sui bilanci più deboli delle piccole e medie imprese rispetto alla grandi aziende”. Tuttavia, lo stratega ritiene che tale sovraperformance si ridurrà. A suo avviso, il divario di crescita degli utili tra i giganti della tecnologia e il resto del mercato si abbasserà a soli 2 punti percentuali l’anno prossimo, rispetto a ben 320 punti base nel 2024. In ogni caso Kostin sottolinea che le riduzioni delle stime di crescita degli analisti sui guadagni delle Magnifiche Sette potrebbero rivelarsi errate, in quanto già in passato c’è stata una dimostrazione di come alla fine la crescita sia risultata più ampia del previsto.
Se le Big tech vanno guardate con prudenza, quindi, dove investire? Lo strategist di Goldman Sachs vede opportunità nelle mid-cap in un orizzonte temporale più lungo. “Nonostante un contesto a breve termine poco brillante per le mid-cap, crediamo che rappresentino ancora un’opportunità attraente per gli investitori a lungo termine” ha scritto.









