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Bitcoin a 24.000 dollari sulla spinta della Fed, dove potrà arrivare?

Bitcoin a 24.000 dollari sulla spinta della Fed, dove potrà arrivare?

Bitcoin rivede quota 24.000 dollari per la prima volta da agosto 2022 in scia al rally vhe ha interessato tutte le criptovalute, che hanno raggiunto una capitalizzazione di 1.080 miliardi di dollari. Siamo ancora molto lontani dai top di novembre 2021, quando la principale valuta digitale era arrivata a valere 68.990 dollari e il mercato crittografico aveva un valore complessivo di mercato di oltre 3.000 miliardi di dollari. Tuttavia, rispetto a qualche mese fa, si respira un’aria diversa. L’inverno delle criptovalute è stato un duro colpo per gli investitori che si cullavano in un rally che sembrava inarrestabile. Invece il rialzo dei tassi d’interesse della Federal Reserve ha tramortito gli asset più a rischio e una sfilza di fallimenti nell’industria delle monete virtuali ha messo in fuga i capitali dall’industria e determinato una debacle.

 

Bitcoin: ora si guarda a quota 25.000 dollari

Dai minimi di novembre 2022 a 15.500 dollari, Bitcoin ha recuperato ora circa il 55% del suo valore. L’ultima spinta l’ha data la riunione di ieri sera della Fed, allorché il governatore Jerome Powell ha sottolineato l’inizio della discesa dell’inflazione. Inoltre l’incremento dei tassi sui Fed Funds è stato di 25 punti base, il che conferma la riduzione del ritmo dopo quattro strette consecutive di 0,75 punti percentuali, seguite da una di 50 basis point.

Ora gli analisti vedono 25.000 dollari come una soglia dove il Bitcoin potrà misurare la sua forza. Secondo Mark Newton, responsabile della strategia tecnica di Fundstrat, “a 25.200 dollari vi è un’area di potenziale resistenza”. Ormai si è diffuso la convinzione che Bitcoin sia estremamente correlato con quanto accade nell’economia e nei mercati finanziari. Per questo qualsiasi segnale che indichi costi di finanziamento in aumento con un’inflazione vischiosa lo renderà vulnerabile. Di opinione diversa è Richard Galvin, co-fondatore del gestore di fondi Digital Asset Capital Management, secondo cui la crittografia non rimarrà legata al panorama macro, con i driver specifici del settore che invece eserciteranno una maggiore influenza. “L’utilizzo, l’adozione e l’innovazione rimangono un quadro molto più positivo di quanto riflettano i prezzi e il sentiment degli investitori”, ha affermato.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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