Bitcoin: crittografia a rischio con il Quantum computing? Cosa c’è di vero

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Bitcoin contro Quantum computing. Un confronto che preoccupa i fautori della criptovaluta. La potenza dei nuovi processori basati sul qubit potrebbe mettere a rischio le chiavi crittografiche che proteggono la Blockchain. Ma quanto è reale il pericolo e quando potrebbe palesarsi? André Dragosch, responsabile della ricerca per l’Europa di Bitwise, getta acqua sul fuoco: “A guardare l’infrastruttura nel suo complesso, l’ipotesi di un attacco quantistico appare lontana” ha spiegato. Secondo Dragosch, la potenza complessiva necessaria a mettere in pericolo la blockchain di Bitcoin è oggi molto superiore alle capacità dei nuovi computer.

 

Guerra di potenze: Bitcoin contro Quantum

Il dibattito sul confronto tra Bitcoin e Quantum computing si è riacceso con i progressi fatti nel secondo campo, come il processore Willow di Google, basato su 105 qubit fisici. Tuttavia, si tratta di una tecnologia ancora embrionale che, secondo Dragosch, non può davvero minacciare Bitcoin.

“La rete Bitcoin funziona oggi con un hash rate (la misura della potenza di calcolo di una rete blockchain n.d.r.) di oltre uno zeta hash al secondo, una potenza complessiva che alcuni analisti paragonano a quella di più di un milione di supercomputer di classe El Capitan” riprende il ricercatore di Bitwise. El Capitan è il computer più potente al mondo, installato al Lawrence Livermore National Laboratory negli Usa.

Per capire l’ordine di grandezza della misura, uno zeta hash equivale a 1021 calcoli crittografici al secondo eseguiti dalla rete di mining. Il supercomputer del Lawrence Livermore National Laboratory potrebbe arrivare, secondo le stime, a 0,00005 zeta hash, se fosse ottimizzato per i calcoli utilizzati dalla rete Bitcoin.

“È una misura approssimativa ma che rende l’idea del divario”. Come conseguenza, per violare la crittografia Bitcoin servirebbero migliaia di qubit logici pienamente funzionanti, supportati da milioni di qubit fisici stabili. I prototipi odierni gestiscono a stento due qubit logici collegati, rendendo lo scenario remoto, secondo Dragosh.

 

Il tallone d’Achille del Bitcoin

C’è però un punto di debolezza della rete Bitcoin che potrebbe metterne in pericolo la sicurezza. Sono i singoli portafogli. “La sicurezza di Bitcoin si fonda sulla crittografia a curve ellittiche, la stessa che protegge un’ampia parte delle comunicazioni digitali – prosegue Dragosch -. La chiave pubblica, resa visibile sulla blockchain nel momento in cui un utente effettua una transazione, è matematicamente collegata alla chiave privata. Per un computer classico, risalire dalla prima alla seconda è impraticabile. Anche un supercomputer come El Capitan impiegherebbe tempi che superano di molti ordini di grandezza la vita dell’universo. Ma un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe sfruttare l’algoritmo di Shor per risolvere il problema in termini molto più brevi”.

Il pericolo, pur esistente, non è immediato. La cosiddetta Q-Day, data ipotetica in cui il quantum computing potrebbe rompere gli schemi crittografici attuali, varia tra fine decennio, 2030 o 20-40 anni secondo esperti.

Come difendersi dall’algoritmo di Shor

Il problema non è la rete Bitcoin, il problema è il sistema esterno, ancora non adeguato. Vale non solo per i singoli ma anche per le grandi istituzioni come le banche. I più a rischio sono gli indirizzi legacy: “Portafogli che non saranno aggiornati perché le chiavi sono state smarrite, gli utenti non sono più attivi o, come nel caso delle prime monete attribuite a Satoshi Nakamoto, non è possibile stabilire chi ne detenga il controllo” afferma Dragosch, che poi quantifica l’entità del pericolo, secondo le stime pari a “3,4 milioni di Bitcoin ‘probably lost’, fino a 4,5 milioni includendo blocchi iniziali inattivi da oltre un decennio. Un attacco sottrarrebbe tutti questi fondi, destabilizzando i prezzi della criptovaluta. Tuttavia, ma non ne comprometterebbe il protocollo.

“Diversa, e più immediata, è la situazione per il sistema bancario tradizionale – avverte il ricercatore di Bitwise -. Molte infrastrutture finanziarie continuano a basarsi su chiavi RSA ed ECC a lunga durata per autenticazioni, pagamenti e comunicazioni interbancarie. La vulnerabilità strutturale di questi sistemi è stata segnalata da diversi osservatori, incluso il World economic forum, secondo cui l’avanzamento della tecnologia quantistica potrebbe anticipare l’emergere di rischi sistemici per gli istituti finanziari ben prima che la rete Bitcoin ne avverta gli effetti”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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