Dai Bitcoin ai fondi pensione: l’impero finanziario cripto della famiglia Trump

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Non è più solo una questione di tweet o di campagne elettorali. La famiglia Trump sta costruendo un ecosistema finanziario parallelo, che unisce social network, mining di Bitcoin, stablecoin e piani pensionistici innovativi. Con Donald Trump alla Casa Bianca per il secondo mandato e i figli sempre più protagonisti negli affari, la strategia della famiglia tocca ogni segmento della finanza digitale, mescolando politica e business.

In pochi mesi, l’ex presidente ha trasformato le criptovalute da oggetto di dibattito normativo a strumenti di politica economica e investimento strategico. American Bitcoin debutterà al Nasdaq, USD1 si propone come stablecoin istituzionale, Trump Media è diventata una Bitcoin treasury e i piani pensionistici 401(k) si sono aperti a cripto e private equity. Il risultato è un mosaico di iniziative che potrebbe rivoluzionare i mercati finanziari americani, rafforzare il ruolo globale del dollaro digitale e, contemporaneamente, sollevare interrogativi sul confine tra affari privati e potere politico.

 

American Bitcoin: il mining patriottico

Il primo tassello di questo impero è American Bitcoin. La società di mining sostenuta da Eric e Donald Trump Jr è infatti pronta a debuttare a settembre sul Nasdaq con il ticker ABTC. L’operazione avverrà grazie a una fusione con Gryphon Digital Mining e vedrà la partecipazione del colosso canadese Hut 8, che detiene circa l’80% dei bitcoin americani. Quest’ultima, peraltro, insieme ai due fratelli Trump controllerà quasi la totalità delle azioni della nuova entità (il 98%). 

“Invece di quotarci direttamente tramite ipo, abbiamo pensato che ci sarebbero stati molti più vantaggi nel finanziamento se avessimo avuto una società esistente che aveva già accesso a finanziamenti diversi”, ha confermato lo stesso Asher Genoot, a.d. di Hut 8, in un’intervista a Reuters alla conferenza Crypto Asia di Hong Kong. Il mining, in sintesi, viene presentato come pilastro per l’indipendenza tecnologica americana, ma la concentrazione di controllo in poche mani solleva dubbi di governance. Il debutto in Borsa arriva inoltre in un contesto politico favorevole: Trump ha infatti promosso la creazione di una riserva strategica federale di Bitcoin, dando un chiaro segnale di sostegno alla criptovaluta come asset nazionale.

 

USD1: la stablecoin istituzionale della famiglia Trump

In parallelo, la famiglia ha lanciato World Liberty Financial (WLFI) e la sua stablecoin USD1, ancorata al dollaro e sostenuta da Treasury Bill e depositi bancari. Custodita da BitGo e guidata da Rich Teo (cofondatore di Paxos), USD1 mira a sfidare giganti come Tether (USDT) e Circle (USDC).

La stablecoin è progettata per istituzioni e investitori sovrani, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per transazioni transfrontaliere sicure e trasparenti. Tuttavia, la riduzione della quota della famiglia Trump dal 60% al 40% senza dettagli sulla cessione alimenta il sospetto di conflitti d’interesse tra affari privati e regolamentazione pubblica. Nel dettaglio, bisogna specificare che opera inoltre sotto il quadro normativo del Genius Act, legge approvata proprio dall’amministrazione Trump che impone requisiti di riserve sicure, reporting periodico agli enti di controllo e misure antiriciclaggio, rafforzando la credibilità del progetto. 

 

Trump Media & Technology Group: una Bitcoin treasury

Il terzo tassello è Trump Media & Technology Group, società che controlla Truth Social, Truth+ e il brand fintech Truth.Fi. La società ha annunciato di detenere circa 17mila Bitcoin, per un valore stimato di 2 miliardi di dollari, pari a due terzi della liquidità complessiva. “Stiamo implementando il nostro piano di tesoreria Bitcoin – ha dichiarato l’amministratore delegato Devin Nunes –. Questi asset ci garantiscono libertà finanziaria e sinergie con l’utility token che lanceremo nel nostro ecosistema”.

Con la trasformazione a Bitcoin treasury e la raccolta di 2,5 miliardi di dollari di capitale fresco, la società consolida la propria posizione tra social media, fintech e asset digitali, diventando un modello di gestione aziendale “crypto-first” che integra investimenti in Bitcoin nel core business.

 

Trump: via libera ai bitcoin, cripto e private equity nei piani 401(k)

Il quarto pilastro strategico è politico e sociale: l’ordine esecutivo del 7 agosto 2025 apre i piani pensionistici 401(k) americani a criptovalute e private equity, ampliando l’universo di investimento dei 70 milioni di partecipanti a questi piani integrativi, che gestiscono complessivamente 8,9 trilioni di dollari. Fino a oggi, i piani 401(k) potevano investire solo in azioni, obbligazioni, liquidità e materie prime. L’ordine esecutivo permette ora l’inclusione di asset alternativi come Bitcoin, Ethereum, XRP, Tether, Solana, società non quotate e immobili.

I gestori patrimoniali più grandi, come Empower e BlackRock, si stanno già adeguando per offrire opzioni diversificate ai partecipanti. La misura espande l’accesso degli investitori al mondo cripto e al private equity, ma introduce anche rischi significativi legati alla volatilità degli asset digitali e alla complessità di valutazione dei titoli non quotati.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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