Bitcoin nei piani 401 (k)? Ecco pro e contro - Borsa e Finanza

Bitcoin nei piani 401 (k)? Ecco pro e contro

Bitcoin nei piani 401 (k)? Ecco pro e contro

Fidelity Investments sta per compiere un passo molto importante, ossia quello di offrire la possibilità di possedere Bitcoin nei conti pensionistici 401 (k). La cosa ha suscitato grande interesse nell’opinione pubblica, soprattutto alla luce del calibro dell’azienda finanziaria che sta sponsorizzando l’iniziativa. Fidelity infatti ha in gestione circa 2.700 miliardi di dollari negli asset del piano 401 (k). Ora darà come opzione a circa 23 mila datori di lavoro di aggiungere risorse digitali nei loro programmi pensionistici, come mai era accaduto finora.

La società applicherà una commissione tra lo 0,75% e lo 0,90%. L’obiettivo è rendere il servizio operativo prima della metà del 2022. Finora Fidelity ha trovato l’assenso di MicroStrategy, uno dei più grandi sostenitori di Bitcoin e che nel suo bilancio detiene circa 5 miliardi di dollari investiti nel token. Ma è chiaro che l’obiettivo dell’azienda è quello di coinvolgere un numero sempre più cospicuo di imprese che accettino di consacrare definitivamente le criptovalute nell’ambito del risparmio gestito.

 

Bitcoin nei piani 401 (k): i vantaggi

La mossa di Fidelity sicuramente apporta dei vantaggi nei lavoratori che decidono di destinare una quota del proprio risparmio pensionistico per acquistare Bitcoin. Il rendimento di portafoglio potrebbe essere superiore, in un mercato in cui la valuta digitale non è correlata ad azioni e obbligazioni, come sostengono alcuni studi. Tutto questo ovviamente si concilia con il fatto che solo una piccola parte di portafoglio verrà utilizzata per impiegarla nella criptovaluta. Matt Hougan, Chief Investment Officer di Bitwise Asset Management, afferma che la presenza di Bitcoin non dovrebbe oltrepassare il 5% del portafoglio di un investitore.

Bisogna tener presente anche che la volatilità eccelsa determina drawdown che possono essere molto dolorosi e inoltre che l’aumento esponenziale delle quotazioni è accaduto in un periodo dove le criptovalute sono passate da un valore marginale ai livelli più alti della gestione patrimoniale. Forse questo è un processo che difficilmente potrà essere ripetuto. Tuttavia, occorre dire che la quota limitata non dovrebbe mettere a repentaglio quelle che sono le aspettative pensionistiche, anzi nel lungo periodo un maggiore riconoscimento di Bitcoin potrebbe rendere molto più interessanti i ritorni.

 

Bitcoin nei piani 401 (k): gli svantaggi

Il principale ostacolo che Fidelity dovrà affrontare riguarda il problema della regolamentazione. Il Dipartimento del Lavoro USA ha già avvertito il mese scorso che le società che propongono formule del genere saranno chiamate a dare spiegazioni su come possono far combaciare le loro azioni con i criteri di prudenza e lealtà.

Anche i gruppi di protezione degli investitori si sono messi di traverso, sostenendo l’alert del Dipartimento attraverso una lettera rivolta all’agenzia la scorsa settimana. Dennis Kelleher, Amministratore Delegato di Better Markets, il gruppo di difesa degli investitori che ha firmato la lettera, sostiene che le discussioni che si fanno sulle criptovalute rischiano di mettere in ombra i fatti che rendono le valute digitali estremamente discutibili per i conti pensionistici.

Quindi alla fine potrebbe esserci un chiaro respingimento normativo, considerando che le criptovalute viaggiano sempre borderline e manifestano una volatilità difficilmente riscontrabile in altri asset. Madeline Hume, analista senior di Mornigstar, ha affermato che la crittografia non è una cosa che l’individuo medio deve prendere in considerazione per alimentare la sua pensione. Rincara la dose Wendy Von Wald, product manager fiduciario di Travellers, che sostiene come l’offerta di criptovalute aggiunga un livello di complessità che la maggior parte degli sponsor dei piani potrebbe non voler neppure tener conto.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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