Bitcoin: persa la correlazione con le azioni, cosa sta accadendo?
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Bitcoin: persa la correlazione con le azioni, cosa sta accadendo?

Bitcoin: persa la correlazione con le azioni, cosa sta accadendo?

Cosa è successo improvvisamente a Bitcoin? I mercati azionari sono in calo con la guerra Russia-Ucraina lontana da una risoluzione, mentre la criptovaluta ha fatto uno sprint questa settimana che l’ha proiettata sopra la soglia di 44.000 dollari. Questo potrebbe suonare anomalo, visto ciò che è accaduto negli ultimi mesi, dove il token ha mostrato una correlazione positiva molto marcata con le azioni.

Da diverso tempo è passata in secondo piano l’idea portata avanti a lungo che nei momenti di tempesta sui mercati e di grande avversione al rischio, Bitcoin potesse fungere da bene rifugio come l’oro, il Dollaro USA o il Franco svizzero. Dall’inizio di gennaio infatti, le Borse hanno cominciato a perdere pesantemente per effetto delle aspettative di irrigidimento monetario della Federal Reserve per contenere l’inflazione; nel contempo Bitcoin ha depauperato circa la metà del suo valore dal record storico di novembre 2021.

La sintonia direzionale tra azioni e Bitcoin è proseguita anche quando è esplosa la crisi nell’Est Europa prima con il riconoscimento del Premier russo Vladmir Putin delle 2 Repubbliche separatiste nel Donbass e poi con l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Questo ha certificato come la moneta virtuale si esprima meglio quando sul mercato vi è un sentiment positivo, piuttosto che quando i nervi sono a fior di pelle. Gli ultimi giorni stanno smentendo anche tale assioma, perché? La risposta va cercata nelle sanzioni inflitte da tutto il mondo alla Russia e nel suo isolamento finanziario.

 

Bitcoin: i russi stanno facendo salire le quotazioni?

Cos’è accaduto in questi ultimi giorni? Un terremoto geopolitico con giganteschi sviluppi a livello economico-finanziario, si potrebbe dire. Da Stati Uniti, Unione Europea, Gran Bretagna e Canada sono fioccate sanzioni che hanno paralizzato il sistema bancario russo, con l’esclusione degli istituti di credito dalla rete Swift. Inoltre le misure draconiane hanno inibito la Banca di Russia, attraverso il congelamento delle riserve valutarie detenute all’estero, a intervenire ad ampio raggio sui mercati per contrastare la caduta del Rublo e ricorrere al salvataggio delle banche nazionali.

In questa situazione burrascosa, diverse società energetiche come Shell e BP hanno chiuso i rapporti di collaborazione con Gazprom e alcuni fornitori di indici come MSCI e JP Morgan stanno valutando di rimuovere dal benchmark le azioni e le obbligazioni russe. Ecco quindi che dalle retrovie spunta Bitcoin, perché se le transazioni finanziarie da e verso la Russia sono bloccate, cosa impedisce alle persone di utilizzare le criptovalute in alternativa negli scambi e nel trading? Vietare l’accesso alle loro valute digitali farebbe proprio perdere il motivo per cui le monete virtuali esistono e quindi le Autorità internazionali avrebbero molte difficoltà a intervenire su tale versante, non essendo Bitcoin di proprietà di un’istituzione come una Banca Centrale.

Quindi la Russia potrebbe aver utilizzato Bitcoin per eludere le sanzioni? Secondo Mark Mobius, partner fondatore di Mobius Capital Partners, è possibile perché i russi hanno ora un modo per ottenere denaro, prendere dalla loro ricchezza in criptovalute. Ari Redbord, capo degli affari legali e governativi di TRM Labs, solleva invece una questione di carattere pratico, ossia che la quantità di denaro che il Paese avrebbe bisogno per effettuare le conversioni potrebbe essere eccessiva. Yuya Hasegawa, analista dell’exchange giapponese Bitbank, ha sottolineato che, prima delle sanzioni, Bitcoin e azioni si muovevano in tandem; da quando invece sono scattati i provvedimenti vi è stata una frotta di acquirenti del token.

E pensare che la Banca di Russia si è battuta affinché le criptovalute venissero bandite dal Paese, esattamente come ha fatto la Cina. Solo l’opposizione da parte del Governo russo, appoggiato da Putin in prima persona, ha evitato che si arrivasse a decisioni così estreme. Adesso, con un sistema finanziario bloccato, per i russi le criptovalute potrebbero essere un’ancora di salvezza.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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