Non solo petrolio. Sono tante le materie prime che stanno subendo le pressioni derivanti dalla guerra in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
La guerra in Medio Oriente rappresenta un fattore destabilizzante per mercati e Banche centrali, con i rischi inflattivi che, come visto anche nel corso della passata ottava, sono rientrati prepotentemente sotto il radar delle autorità monetarie. Rischi associati in primis alle quotazioni delle materie prime energetiche. Ma se l’attenzione di tutti al momento è rivolta verso i corsi di petrolio e gas, la partita è più complicata di quanto sembri e rischia di ripercuotersi a cascata su numerose altre materie prime.
Emblematico è il caso dell’urea, con i valori dei future saliti di oltre il 32% dall’inizio delle ostilità. I circa 615 dollari a tonnellata registrati venerdì sono quasi il 60% in più del valore di fine 2025. Conosciuta come base per l’AdBlue dei motori diesel, l’urea nel campo agricolo è fondamentale: è il principale fertilizzante azotato al mondo. Senza urea le rese agricole globali crollerebbero drasticamente. E se il 20% del petrolio mondiale passa dallo Stretto di Hormuz, addirittura il 34% dell’urea globale transita dall’area. La sola Europa importa l’11% del fabbisogno dal Golfo.
Le banche d’affari nel contesto attuale vedono un potenziale rialzo del 15-20% dei prezzi dei cereali, mais e frumento, dovuto esclusivamente ai costi dei fertilizzanti azotati e del carburante per la logistica. Per avere una visione d’insieme e pensando solo alla componente petrolifera, Morgan Stanley stima un rialzo dei prezzi del 3-4% per i cereali per ogni aumento del 10% del greggio. Chi appare aver appena iniziato la propria fase di salita dei prezzi è lo zucchero. Quando il prezzo del Brent supera i 95-100 dollari, la produzione di biocarburante diventa estremamente redditizia. Con una chiusura prolungata dello Stretto, Citigroup ipotizza che il prezzo dello zucchero possa rompere i 28-30 centesimi alla libbra e puntare ai massimi decennali.









