Boeing emette azioni per 21 miliardi di $ ed evita il downgrade

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Boeing ha comunicato di aver raccolto 21 miliardi di dollari dalla vendita di nuove azioni. La società ha emesso 112,5 milioni di azioni ordinarie a un prezzo di 143 dollari ciascuna, con uno sconto di circa il 7,7% rispetto al prezzo di chiusura a Wall Street di venerdì scorso a 155,01 dollari  – prima della divulgazione della notizia di ricapitalizzazione – e del 5,1% rispetto all’ultimo prezzo registrato a 150,69 dollari.

In aggiunta, il produttore di velivoli statunitense ha emesso titoli convertibili obbligatori per 5 miliardi di dollari. Inizialmente l’offerta per le azioni ordinarie era di 90 milioni di unità, aumentata solo in un secondo momento. I sottoscrittori hanno l’opzione di acquistare ulteriori 16,9 milioni di azioni ordinarie e titoli fino a 750 milioni di dollari. A quel punto la somma raccolta arriverebbe a 24,3 miliardi di dollari. Le azioni Boeing stanno comunque scendendo nelle contrattazioni pre-market di Wall Street di quasi 2 punti percentuali, dopo aver perso circa il 42% da inizio anno.

 

Boeing: ecco a cosa servirà l’aumento di capitale

L’infusione di liquidità è molto importante per la società al fine di evitare il declassamento da parte delle agenzie di rating. Nei giorni scorsi Moody’s e S&P Global Ratings avevano avvertito l’azienda che se la liquidità fosse scesa oltre il limite di 10 miliardi di dollari e se gli scioperi dei lavoratori fossero continuati, il downgrade del credito a junk sarebbe stato inevitabile. Per Boeing uno scenario di questo tipo sarebbe drammatico, perché finora il suo debito è stato sempre considerato investment grade. L’ultima mossa fornisce un po’ di ossigeno alle casse societarie e trova l’apprezzamento di S&P: “L’offerta è sicuramente favorevole per la qualità del credito. Ne terremo conto nella nostra valutazione del rating, nel contesto di un free cash flow ancora negativo”, ha detto Ben Tsocanos, direttore aerospaziale dell’agenzia.

I problemi per Boeing però rimangono. L’azienda continua a bruciare liquidità perché gli scioperi stanno devastando la produzione aziendale. Ormai le interruzioni sono arrivate alla settima settimana e un accordo con i sindacati sembra lontano. L’ultima proposta di Boeing di un aumento dei salari del 35% spalmato in quattro anni non è stata accolta dai rappresentanti dei lavoratori, che invece chiedono un incremento del 40% e il ripristino del piano pensionistico a benefici definiti abbandonato 10 anni fa. La società ha dichiarato che non può venire incontro a queste condizioni, perché ciò significherebbe destabilizzare la situazione finanziaria della compagnia.

A inizio ottobre, Boeing ha affermato che lo sciopero finora è costato oltre 1 miliardo di dollari al mese e ora l’azienda guidata da Kelly Ortbeg ha intenzione di tagliare il 10% della forza lavoro. La scorsa settimana la società ha presentato i conti trimestrali, riportando una perdita di 6 miliardi di dollari, ma soprattutto ha avvertito di un possibile deflusso di liquidità per 14 miliardi di dollari quest’anno.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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