La Borsa di Istanbul chiude per la prima volta dopo 24 anni. Le negoziazioni sono state sospese a seguito delle violente operazioni di vendita scaricatesi sul mercato azionario turco dopo il devastante terremoto che ha colpito il paese lunedì 6 febbraio e che finora ha provocato 16 mila morti. Il principale listino turco, il Bist 100, è precipitato di oltre il 16% questa settimana, segnando il peggior andamento dalla grande crisi del 2008. In una nota, Borsa Istanbul, società che gestisce le contrattazioni, ha riferito che “a causa dell’aumento della volatilità e dei movimenti straordinari dei prezzi dopo il disastro del terremoto; al fine di garantire il funzionamento affidabile, trasparente, efficiente, stabile, equo e competitivo dei mercati, l’Equity Market e l’Equity & Index Derivatives sono stati chiusi”.
Al momento non si hanno notizie su quando potranno essere ripresi gli scambi, ma secondo alcune indiscrezioni è possibile che i mercati rimarranno fermi fino alla fine del mese di febbraio. L’ultima volta che sono state sospese le contrattazioni nel 1999, sempre a seguito di un terremoto che ha colpito la Turchia, la chiusura è stata di una settimana.
Borsa di Istanbul: nel 2022 era stata la regina
La Borsa turca è stata la più performante del mondo nel 2022, praticamente raddoppiando il suo valore. Lo straordinario rally si è realizzato nonostante un’inflazione monstre che ha raggiunto l’86% su base annua. Gli investitori però si sono precipitati sulle azioni turche perché, mentre tutte le principali Banche centrali del mondo, eccezion fatta per la Bank of Japan, si apprestavano a restringere la politica monetaria alzando i tassi d’interesse, l’Istituto centrale turco viceversa ha continuato ad abbassare il costo del denaro. Seguendo le direttive del premier Recep Tayyip Erdogan, la Banca di Turchia ha tagliato i tassi di 3,5 punti percentuali da agosto 2022, portandoli al 9%.
In un contesto, quindi, in cui i rendimenti reali naufragavano per effetto di un’inflazione troppo alta, gli operatori di mercato non hanno trovato alternativa all’opzione di tuffarsi sulle azioni. “Con tassi di interesse reali negativi e rendimenti dei titoli governativi molto poco allettanti, gli investitori locali sono stati in qualche modo costretti a investire nel mercato azionario per cercare di proteggere i propri risparmi dall’inflazione dilagante”, ha spiegato Mohsin Memon, gestore del fondo Emerging Markets di Schroders.
Ora, però, il disastro sismico ha rotto il rapporto idilliaco tra investitori e azioni. “Davanti a disastri come questi è meglio interrompere il trading al fine di proteggere gli investitori”, ha detto Haydar Acun, managing partner di Marmara Capital Asset Management. “E’ possibile che il panico e il pessimismo abbiano aumentato i rischi per i trader, offuscando la capacità di assumere decisioni razionali. È tardi, ma è tuttora la decisione giusta da prendere”, ha riferito Mehmet Gerz, direttore degli investimenti del gestore di portafoglio Ata Portfoy .









