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Borsa di Londra: 3 ragioni per cui le aziende si stanno allontanando

I grattacieli della City londinese

Le società sono in fuga dalla Borsa di Londra. Oggi il colosso britannico dei chip Arm ha annunciato che si quoterà solo negli Stati Uniti, mandando all’aria i piani del governo del Regno Unito di avere un’azienda chiave del settore tecnologico quotata al mercato azionario londinese. In verità la società controllata da SoftBank non ha escluso del tutto un’eventuale quotazione a Londra in un tempo futuro, ma per il momento ha preferito indirizzarsi su Wall Street. “Dopo un impegno con il governo britannico e la Financial Conduct Authority per diversi mesi, SoftBank e Arm hanno stabilito che perseguire una quotazione di Arm solo negli Stati Uniti nel 2023 è il miglior percorso da seguire per la società e i suoi stakeholder”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Arm Rene Haas in una nota.

È un duro colpo per il primo ministro britannico Rishi Sunak, che verso la fine dello scorso anno ha tenuto intensi colloqui con Haas e il numero uno di SoftBank, Masayoshi Son, per convincerli dei vantaggi di una quotazione in Gran Bretagna. Arm però sembra essere stata bloccata dalla regola che richiede a tutte le società che sbarcano alla Borsa di Londra di rivelare ogni transazione con parti correlate.

 

Borsa di Londra: altre aziende in fuga

L’allontanamento di Arm da Londra è solo il caso più eclatante avvenuto recentemente, ma non è affatto isolato. Ieri CRH, colosso dei materiali da costruzione da 30 miliardi di sterline, ha affermato di essere in procinto di spostare le sue azioni a Wall Street, sia perché in USA genera la gran parte dei suoi profitti, ma anche perché beneficerebbe degli incentivi dell’amministrazione Biden riguardo gli investimenti infrastrutturali.

Lo scorso anno era stato il fornitore di impianti idraulici e di riscaldamento Ferguson a lasciare la quotazione principale di Londra in direzione New York. Mentre la società di gioco d’azzardo Flutter prevede di stabilire una quotazione alla Borsa americana: “Se la mossa fosse approvata dal 75% degli azionisti, la società prenderebbe in considerazione la possibilità di cambiare la quotazione principale. I primi feedback degli investitori sono stati favorevoli e una quotazione negli Stati Uniti produrrebbe benefici strategici e del mercato dei capitali a lungo termine”, ha dichiarato l’amministratore delegato Peter Jackson.

 

Cosa spinge le aziende britanniche verso Wall Street

L’esodo delle società dalla Borsa di Londra si può spiegare in diversi modi. In primo luogo, le aziende vedono gli USAe come un posto ideale per avere una crescita più forte, mentre si affievolisce l’interesse degli investitori verso il mercato londinese. “Non ci sono investitori azionari nazionali qui” ha detto Michael Tory, fondatore della società di consulenza Ondra Partners. “Non si tratta delle regole di quotazione, della governance o dei requisiti di flottante. Gli investitori globali guardano agli investitori nazionali per avere il segnale di convalida dell’investimento, e quel segnale locale qui non è chiaro”, ha precisato.

Un altro motivo dell’esodo potrebbe derivare dalla diminuzione degli investimenti da parte dei fondi pensione britannici nelle azioni delle società nazionali. Secondo i dati forniti da Ondra, le partecipazioni dei fondi pensione nelle società quotate nel Regno Unito sono crollate da circa il 50% al 4% nell’arco di due decenni. Mentre le partecipazioni nei titoli a reddito fisso sono passate dal 17% al 72%. “L’importo che è stato allocato alle azioni del Regno Unito è diminuito drasticamente negli ultimi 20 anni a favore del reddito fisso e questo solleva alcune domande davvero interessanti”, ha affermato David Schwimmer, amministratore delegato del London Stock Exchange Group.

Infine, va considerata la valutazione migliore che a Wall Street le società potrebbero ottenere: “I mercati statunitensi presentano un pool di investitori più forte, un gruppo comparativo più forte e possono fornire una valutazione migliore”, ha affermato Simon Olsen, partner dei mercati dei capitali azionari di Deloitte.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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