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Borsa giapponese: 4 ragioni per cui le azioni saliranno ancora

Borsa giapponese: 4 ragioni per cui le azioni saliranno ancora

La Borsa giapponese oggi ha chiuso la seduta in leggero calo, con l’indice Nikkei 225 che ha perso 25 punti base posizionandosi a 39.175,50 punti. Il principale benchmark della Borsa di Tokyo viaggia nei pressi dei massimi storici aggiornati questa settimana, dopo aver violato il record del 1989. Nell’ultimo anno, il Nikkei è salito del 46% compresi i dividendi, facendo meglio delle altre Borse.

A spingere i prezzi delle azioni giapponesi è stata una serie di fattori. In primo luogo le valutazioni interessanti dopo molti anni in cui la deflazione ha impattato negativamente sulla crescita delle società e quindi sulle quotazioni in Borsa. In secondo luogo la debolezza dello yen, che ha attirato soprattutto gli investitori stranieri grazie a un effetto cambio favorevole. In terzo luogo la crisi economica della Cina che ha fatto spostare capitali dalle Borse cinesi a quelle rivali degli altri Paesi asiatici. Infine la riforma della governance, che fino allo scorso anno ha generato molte problematiche a causa delle partecipazioni aziendali incrociate – tradizionalmente utilizzate per cementare i legami commerciali e bloccare potenziali acquisizioni – della scarsa indipendenza degli amministratori e della forte resistenza di fronte alle offerte di acquisizione.

 

Borsa giapponese: perché non c’è una bolla in corso

Alcuni hanno azzardato un paragone con quanto successe nel 1989, allorché le quotazioni alla Borsa giapponese raggiunsero un livello talmente gonfiato che poi si ridimensionarono clamorosamente negli anni successivi dando vita a quello che è stato denominato come il decennio perduto. Oggi può succedere la stessa cosa? In altre parole, il Giappone sta vivendo una bolla? Ci sono dei fattori che fanno pensare alla possibilità di una continuazione del rally nei prossimi mesi.

Il primo riguarda le valutazioni azionarie. Alla fine dello scorso anno, circa il 44% delle società più capitalizzate era ancora scambiato in Borsa al di sotto dei valori fondamentali e questo è un dato che stride con quanto accade negli altri principali mercati sviluppati.

Un secondo aspetto è il riacquisto di azioni proprie. Secondo i dati forniti da JPMorgan Chase, nell’anno fiscale terminato a marzo le società hanno annunciato buyback per 9.300 miliardi di yen, pari a 62 miliardi di dollari. Questa forma di remunerazione per gli azionisti potrebbe alimentare ancora gli acquisti in Borsa.

Un terzo fattore attiene alle prospettive di crescita del Giappone. A giudizio di Naka Matsuzawa, capo stratega macro giapponese di Nomura, il Sol Levante sta attuando una “grande ristrutturazione della produttività aziendale”. Mentre gli analisti di Jefferies ritengono che il Paese stia passando a “un’età dell’oro dopo i decenni perduti”.

Un ultimo catalizzatore potrebbe venire dalle nuove linee guida governative pubblicate lo scorso anno in materia di fusioni e acquisizioni, con l’obiettivo di rimuovere la riluttanza delle società a operazioni di questo genere. Alcuni segnali importanti si stanno vedendo nelle aziende più grandi, tipo Hitachi che ha venduto molte filiali per riorganizzare il business puntando sulla digitalizzazione. Non è chiaro però quanto il cambiamento possa concretizzarsi nelle aziende più piccole.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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