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Borse Asiatiche: 3 aspetti da considerare nel 2024

Borse Asiatiche

Il 2024 è iniziato nel segno delle vendite per le Borse asiatiche. Le azioni giapponesi hanno chiuso la prima seduta del 2024 in calo dello 0,23% secondo l’indice Nikkei 225, mentre l’Hang Seng della Borsa di Hong Kong ha registrato una perdita dell’1,55%. I benchmark che riflettono l’andamento dei mercati azionari giapponesi e cinesi si sono comportati in maniera diametralmente opposta nel 2023. La Borsa di Tokyo ha realizzato la più grande performance tra le piazze finanziarie della regione asiatica con un guadagno di circa il 28%. Mentre, la Borsa di Hong Kong è risultata la peggiore con un calo di quasi il 14%, confermandosi in perdita per il quarto anno consecutivo.

La differenza di rendimento è stata dettata da alcuni fattori macroeconomici e monetari che hanno influito sul sentiment degli investitori. Il Giappone è stato l’unico Paese a mantenere i tassi di interesse negativi e ad attuare una politica monetaria ultra-accomodante, mentre tutte le altre principali Banche centrali del mondo hanno inasprito il costo del denaro e messo in piedi restrizioni monetarie. Ciò ha spinto gli investitori verso le azioni giapponesi in cerca di ritorni più allettanti rispetto al reddito fisso. La Cina ha risentito particolarmente di una ripresa economica deludente dopo un 2022 contrassegnato dalle chiusure Covid e di una crisi immobiliare che tiene con il fiato sospeso un’intera nazione.

 

Borse asiatiche: ecco cosa aspettarsi nel 2024

I prossimi mesi si prestano a diverse incognite per le Borse Asiatiche. Gli investitori probabilmente valuteranno tre aspetti fondamentali che finirebbero per incidere sulle quotazioni.

Il primo riguarda i tassi di interesse. Dopo la sfilza di rialzi partiti nel 2023 delle Banche centrali di Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna su tutte, ci dovrebbe essere un’inversione nella politica monetaria e il conseguente taglio del costo del denaro. Il percorso della Bank of Japan è opposto: l’istituto guidato da Kazuo Ueda ha tenuto i tassi bassi per lungo tempo e con ogni probabilità inizierà ad alzarli quest’anno. Ormai l’inflazione del Giappone è stabilmente sopra l’obiettivo del 2% da oltre 19 mesi e sicuramente questa primavera i sindacati proporranno un aumento del 5% dei salari. Secondo Homin Lee, senior macro strategist di Lombard Odier, queste sono le condizioni ideali per una normalizzazione della politica monetaria. A suo giudizio, la BoJ aumenterà i tassi allo 0% dall’attuale -0,1% nel 2024 e rimuoverà il limite degli acquisti per difendere la banda di oscillazione al rialzo dell’1% dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni. Diverso è il discorso per le altre Banche centrali dell’area asiatica, che usciranno dalla politica monetaria aggressiva attuata per tutto il 2023, eccezion fatta per l’autorità monetaria delle Filippine.

Il secondo aspetto fa riferimento ai settori legati alla crescita come quello tecnologico. Con tassi tendenzialmente più bassi, le aziende che investono nella tecnologia e nell’innovazione potrebbero essere avvantaggiate. Hebe Chen, analista di mercato di IG International, ritiene che Taiwan, Vietnam e Singapore potrebbero sovraperformare grazie alla loro maggiore concentrazione di impianti di produzione e ricerca e sviluppo. Tra l’altro, questi Paesi si stanno sganciando sempre di più dalla Cina e quindi potrebbero non essere vulnerabili come in passato a una recessione di Pechino.

Infine, le Borse asiatiche potrebbero essere condizionate dalle elezioni, soprattutto a Taiwan e in India. I cittadini di Taiwan saranno chiamati alle urne il 13 gennaio e l’esito sarà determinante in un’ottica di scontro politico con la Cina che rischia di sconfinare in ambito militare. Peggy Mak, responsabile della ricerca di PhilipCapital, ha affermato che “le elezioni a Taiwan saranno l’evento geopolitico da tenere d’occhio, in quanto il modo in cui la Cina reagirà ai risultati elettorali, soprattutto se il partito pro-indipendenza (Democratic Progressive) manterrà il controllo, potrebbe avere un impatto sul recente riscaldamento dei legami con l’Europa, il suo principale partner commerciale”. Anche il voto in India sarà molto importante, sebbene la riconferma di Narendra Modi alla guida del Paese sia quasi scontata. Nel periodo in cui l’attuale presidente ha governato, l’India ha avuto una crescita straordinaria e la Borsa è cresciuta per 9 anni consecutivi. È legittimo immaginare che, viste le prospettive entusiasmanti per il Paese, anche in futuro le azioni indiane sarebbero da osservare con grande attenzione.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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