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Buoni pasto: cosa sono e come funzionano

Un lavoratore in pausa pranzo

Tra i cosiddetti fringe benefits, ovvero i benefici accessori che tanti lavoratori dipendenti si ritrovano in busta paga in aggiunta alla retribuzione, spiccano senza dubbio i buoni pasto, uno strumento che tuttavia è spesso al centro di feroci polemiche di imprese della ristorazione e della distribuzione commerciale per le gravose commissioni pagate dagli esercenti di ristoranti, bar e supermercati. Ma cos’è di preciso un buono pasto e come funziona il sistema dei ticket?

 

Quando nascono i buoni pasto

I primi buoni pasto risalgono al 1954 e nascono nel Regno Unito, dove si chiamano luncheon voucher e sono in uso sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ogni nazione ha i suoi ticket con i loro specifici funzionamenti: in Francia ci sono i titre-restaurant (introdotti da Jacques Borel e diventati già nel 1967 un benefit per i lavoratori), in Belgio i chèque-repas, in Germania i verpflegungsgutschein, in Spagna i vales de comida e così via.

In Italia, come nel resto d’Europa, i buoni pasto debuttano a metà degli anni Settanta: è il 1976 e la Edenred, società francese di soluzioni di welfare nel settore dei servizi per le imprese, introduce la versione cartacea come sostituzione delle mense, integrazione nel cedolino e agevolazione per i dipendenti. È una piccola grande rivoluzione nel mondo del lavoro che arriva fino ad oggi con i ticket digitali, la tessera con microchip e le app su smartphone.

 

Chi può ricevere i buoni pasto

Nato come fringe benefit di integrazione al reddito del lavoratore e strumento per salvaguardare il suo potere d’acquisto, il buono pasto è un tagliando che il datore di lavoro (aziende, liberi professionisti, ditte individuali ed enti pubblici) concede come servizio alternativo alla mensa. I ticket sono spendibili negli esercizi convenzionati: ristoranti, bar, rosticcerie, food truck e chioschi, supermercati, mercati, industrie alimentari, imprese artigiane, spacci alimentari, coltivatori diretti e agriturismi. Ma chi può riceverli e usarli?

A regolare il sistema dei buoni pasto sono l’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), l’articolo 144 del Decreto legislativo n. 50 del 18 aprile 2016 e il Decreto ministeriale n. 122 del 7 giugno 2017, che stabiliscono a chi spettano i ticket e quali caratteristiche devono avere le società di emissione e gli esercizi commerciali convenzionati. Possono ricevere i ticket:

  • tutti i lavoratori dipendenti subordinati o parasubordinati del settore pubblico e privato, con contratto full time o part time (anche se non prevede una pausa pranzo);
  • i lavoratori autonomi con un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa con l’azienda (non necessariamente subordinato), come i lavoratori a progetto o senza vincoli d’orario.

 

I buoni sono previsti pure per chi è in stage, tirocinio o con contratti di apprendistato, così come per chi lavora in smart working.  Ai lavoratori in cassa integrazione, in aspettativa o in permesso per l’intera giornata, non spetta il buono pasto.

Lavoratrici e lavoratori possono usare i voucher sia durante la pausa pranzo nell’orario di lavoro che come prestazione di vitto (ad esempio per fare la spesa al supermercato) se il loro contratto (per esempio quello subordinato a tempo parziale) non prevede la pausa pranzo. Chi usufruisce dei buoni può scegliere di usarli dove preferisce, a seconda delle esigenze personali e professionali. La pubblica amministrazione utilizza i voucher in favore dei dipendenti come nel settore privato, ma tramite una gara d’appalto bandita periodicamente dalla Consip, la società del MEF che opera da centrale degli acquisti delle PA italiane.

 

A quanto ammonta la soglia minima

I buoni pasto presentano alcune caratteristiche peculiari: non possono essere convertiti in denaro né danno diritto al resto (devono essere utilizzati per l’intero valore facciale), possono essere cumulati e spesi contemporaneamente fino a un massimo di 8 per ogni singolo acquisto, non possono essere ceduti né venduti ad altri, hanno una validità limitata che varia da pochi mesi a oltre un anno. Quanto al numero, un lavoratore riceve una determinata quantità di ticket variabile, a seconda del numero di giorni in un mese e di giorni effettivi di lavoro svolti. In un mese di 31 giorni, i voucher sono 23 quanti i giorni lavorati; a febbraio, che in genere ha 28 giorni con uno di ferie, i buoni pasto sono 19. La soglia minima ammonta ad un buono pasto per ogni giornata lavorativa svolta.

L’importo di un buono va da un minimo di 2 a un massimo di 15 euro. Di solito, le aziende concedono ai dipendenti buoni di un valore facciale compreso tra 5 e 10 euro. I voucher sono utilizzabili fino a un limite di 8 giornalieri, sono esenti dal versamento dei contributi INPS e non concorrono alla formazione del reddito del lavoratore dipendente, ma fino all’importo complessivo per persona al giorno di:

  • 4 euro per il formato cartaceo (il carnet di biglietti);
  • 8 euro per il formato elettronico e digitale (card e app).

 

Quali tipologie di buoni pasto ci sono

Esistono tre principali tipologie di buoni pasto che variano in base al formato: cartaceo, elettronico e digitale. È una distinzione fondamentale soprattutto per i datori di lavoro che li usano poiché il formato incide sul valore dell’esenzione fiscale. I buoni pasto cartacei sono i classici voucher che l’azienda o l’ente compra dalle società che li emettono e consegna fisicamente ai dipendenti, i quali li usano direttamente in cassa negli esercizi convenzionati.

I ticket elettronici sono l’evoluzione dei cartacei. Il supporto fisico sparisce: le società emettitrice mette a disposizione una card (una vera e propria tessera elettronica leggibile dai POS grazie al chip e alla banda magnetica) che il datore di lavoro carica con un credito, utilizzabile dal dipendente per il pranzo o la spesa. I voucher digitali, infine, sono i voucher 3.0: buoni pasto utilizzabili esclusivamente da smartphone tramite un’app, con l’aggiunta dell’online per lo smart working o il lavoro da remoto sui siti di e-commerce sempre dei partner convenzionati.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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