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Busta paga: entro quando va consegnata

Una macchina conta soldi

Esiste una data specifica entro la quale il datore di lavoro deve corrispondere il cedolino e lo stipendio ai suoi lavoratori? La risposta è sì: c’è una scadenza precisa entro quando va consegnata la busta paga. Le aziende sono infatti tenute a rispettare modalità e tempi definiti dalla Legge n. 4 del 5 gennaio 1953 (la norma che regola i prospetti di paga e l’obbligo della sua consegna) e dal Libro unico del lavoro.

 

Busta paga: entro quando va consegnata

La legge prevede che “è fatto obbligo ai datori di lavoro di consegnare, all’atto della corresponsione della retribuzione, ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, un prospetto di paga in cui devono essere indicati il nome, cognome e qualifica professionale del lavoratore, il periodo cui la retribuzione si riferisce, gli assegni familiari e tutti gli altri elementi che, comunque, compongono detta retribuzione, nonché, distintamente, le singole trattenute”.

Grazie al prospetto di paga, che può essere consegnato a mano, via e-mail e PEC o tramite sito web aziendale e software dedicati, il lavoratore conosce la sua qualifica professionale, le ore lavorate, com’è stato calcolato lo stipendio, i permessi residui, le ferie maturate, eventuali tredicesima e quattordicesima, l’entità del TFR e quali sono le trattenute fiscali e contributive. Tuttavia, la Legge 4/53 non è chiara nel definire in maniera specifica entro quando debba avvenire l’invio del cedolino. Si parla di un generico “all’atto della corresponsione della retribuzione”. In soccorso, però, arrivano il LUL e i CCNL.

Istituito nel 2008 in sostituzione dei libri matricola e paga, il Libro unico del lavoro è il documento che fotografa lo stato occupazionale di un’impresa: al suo interno deve essere registrato lo stato effettivo di ogni rapporto di lavoro e vengono iscritti tutti i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi (con o senza progetto) e gli associati in partecipazione. Il datore di lavoro ha quindi l’obbligo di semplificare la gestione di ogni rapporto e rispettare i tempi di consegna delle buste paga nei tempi previsti.

 

Entro quando va pagata la busta paga?

Il cedolino deve essere consegnato contestualmente alla retribuzione, ma entro quando deve essere accreditato lo stipendio? Non esiste una legge che individua una scadenza precisa. Il LUL stabilisce che la busta paga va consegnata entro la fine del mese successivo a quello di competenza. Il discorso è diverso per i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro che regolano specifiche attività e settori: i CCNL riportano le date massime entro cui erogare lo stipendio e di solito fanno coincidere la scadenza della consegna della busta paga con il termine ultimo per il versamento dello stipendio (e non il giorno in cui materialmente il datore di lavoro effettua il bonifico).

In generale, i CCNL prevedono di pagare lo stipendio entro il 27 del mese lavorato oppure entro il 10 del mese successivo a quello cui la retribuzione fa riferimento. La consegna dipende dunque dal contratto collettivo di riferimento. Per fare un esempio con due tipi di contratto molto diffusi, quelli del commercio terziario e servizi e del settore turismo, la data limite per il datore di lavoro è entro i 10 giorni successivi alla fine del mese lavorato, con una tolleranza ulteriore di 6 giorni se non è possibile per validi e comprovati motivi osservare questa scadenza. In tal caso, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere un acconto del 90% della retribuzione dovuta, con conguaglio finale nei 10 giorni successivi.

Naturalmente l’azienda è obbligata a consegnare la busta paga anche quando non eroga la retribuzione (ad esempio per cassa integrazione, difficoltà finanziarie o trattenute fiscali superiori al netto da versare) perché soltanto con il cedolino il dipendente può conoscere com’è arrivato alla determinazione del suo stipendio.

In caso di mancata, omessa o ritardata consegna della busta paga oppure di errori e inesattezze nelle registrazioni, il datore di lavoro incappa in sanzioni, anche severe. Si oscilla dai 150 fino ai 7.200 euro. Le multe sono:

 

  • da 150 a 900 euro, se la sanzione è amministrativa pecuniaria;
  • da 600 a 3.600 euro, se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori o a un periodo superiore a 6 mesi;
  • da 1.200 a 7.200 euro, se la violazione riguarda oltre 10 dipendenti o un periodo superiore a 12 mesi.

 

La mancata istituzione e tenuta del Libro unico del lavoro comporta una sanzione ulteriore da 500 a 2.500 euro, mentre nascondere buste paga e LUL agli ispettori del lavoro fa scattare multe da 200 a 2.000 euro, da 250 a 2000 euro se non c’è un giustificato motivo e da 500 a 3.000 euro in caso di recidiva della violazione.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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