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Buyback: cos’è, come funziona e perché si fa

Buyback: cos'è, come funziona e perché si fa

Molte società usano il buyback come forma di remunerazione agli azionisti, insieme o in alternativa ai dividendi. In tal caso, il ritorno per gli azionisti non è immediato, ma avviene attraverso un successivo incremento del valore azionario. Vediamo quindi nello specifico in cosa consiste questa tecnica, qual è il suo funzionamento e perché le società vi ricorrono.

Buyback: definizione e caratteristiche

Il buyback è un’operazione attraverso cui una società riacquista le azioni proprie che ha emesso sul mercato. Le modalità per implementare il riacquisto sono due. La prima consiste nel lanciare un’offerta pubblica di acquisto, a un prezzo maggiore rispetto a quello di mercato; la seconda semplicemente si basa sull’acquisto delle azioni quotate in Borsa.

Capita sovente che le società rendono pubblici dei piani programmatici periodici di riacquisto. Per essere attuato, il buyback deve essere autorizzato dall’assemblea degli azionisti, che stabilisce i criteri con cui l’operazione avviene, ossia il numero massimo di azioni da acquistare, la durata dell’autorizzazione che non deve superare i 18 mesi, il prezzo minimo e massimo di offerta e altri dettagli opportuni.

Cosa succede al valore delle azioni quando si realizza il riacquisto da parte della società? Tecnicamente l’azienda può eliminare il numero dei titoli in circolazione, aumentandone il valore. Bisogna precisare che la capitalizzazione rimane comunque invariata. Se le azioni in circolazione erano 1.000.000 del valore di 100 euro ciascuna e la società decide di riacquistarne (e distruggerne) il 10%, a quel punto le azioni in giro diventano 900.000 a un prezzo che sale di 110 euro affinché il valore di mercato rimanga costante.

Tuttavia, il prezzo sul mercato tende sempre ad aumentare, poiché cresce la domanda sul titolo derivante proprio dalla società, che fa un’offerta a un prezzo superiore rispetto a quello di mercato. Infatti, il messaggio che arriva agli investitori è quello che la società crede nelle sue azioni scommettendo proprio su di esse. In Italia, secondo le norme del Codice Civile, le azioni proprie in portafoglio non possono superare il 20% del totale del capitale sociale. Inoltre, l’importo nominale delle azioni proprie, iscritto al costo storico o al fair value, va imputato a una specifica Riserva per azioni proprie.

 

Buyback: perché le società lo fanno

Sono diverse le ragioni per cui un’azienda decide di ricorrere ai piani di buyback. La prima consiste nello sfruttamento della liquidità in eccesso. La società in tal caso reputa più redditizio riacquistare le proprie azioni piuttosto che adoperare il denaro liquido in altre attività finanziarie, in depositi bancari oppure nel proprio business aziendale.

Un’altra ragione si basa sulla sottovalutazione del titolo. L’azienda ritiene che il mercato non stia prezzando adeguatamente le sue azioni, quindi interviene per sostenerne il prezzo ed evitare un’ulteriore fuga da parte degli investitori per ragioni che non dipendono dai fondamentali. In tale contesto, la società può ragionare anche in ottica di ottenere una plusvalenza in futuro, comprando ora a prezzi bassi e rivendendo quando le quotazioni del titolo saranno cresciute.

Una terza motivazione può derivare dal desiderio di evitare scalate esterne che possano far perdere il controllo delle quote azionarie. Infatti, con il buyback si levano azioni dal mercato che potrebbero essere oggetto di un’offerta pubblica di acquisto da parte di qualcuno, ancor più che i prezzi bassi la rendono meno costosa.

La quarta ragione mira a rivalutare i parametri di bilancio aziendali. Con un numero più basso di azioni in circolazione, il price/earnings sale, il che ha un effetto benefico per le quotazioni sul mercato.

In quinto luogo, si vuole evitare di emettere nuove azioni annacquando la quota degli azionisti rilevanti se si devono effettuare particolari operazioni, come quella di scambio di partecipazioni con un’altra società.

Infine, il buyback si realizza per perseguire i piani di stock option, ovvero di assegnazione delle azioni al management e ai dipendenti in modo da stimolare tutto il team aziendale.

 

Buyback: controindicazioni

Un’operazione di buyback non comporta necessariamente effetti positivi sul mercato. A volte il messaggio che può filtrare da un’operazione del genere è che la società non trova altro modo per aumentare l’utile per azione (EPS) se non quello di diminuire il numero di azioni in circolazione. Un altro segnale negativo può derivare dal fatto che il management è come se ammettesse di non avere molte idee per un uso produttivo della liquidità, tipo investendo nella crescita, nella tecnologia, in acquisizioni aziendali, ecc. Infine, il buyback rischia di gonfiare la crescita al di là dei fondamentali, aumentando la leva finanziaria della società senza emettere nuovo debito.

 

Meglio riacquisti o dividendi?

A questa domanda non c’è una risposta univoca, in quanto molto dipende dalla storia dell’azienda e dal settore in cui opera. Le società mature, che svolgono l’attività in settori come quello energetico, fanno del dividendo un vessillo finanziario, anche e soprattutto per il messaggio che danno agli investitori. Le aziende tecnologiche in realtà raramente prevedono dividendi, in quanto preferiscono reinvestire l’utile sulla crescita e utilizzare la liquidità creata semmai puntando a incrementare il valore del titolo attraverso i riacquisti.

Un caso particolare è quello di Berkshire Hathaway, che non ha mai distribuito dividendi, nonostante le numerose pressioni ricevute negli anni. Il suo condottiero, Warren Buffett, ne ha fatto una questione di principio, perché reputa i dividendi inefficienti dal punto di vista fiscale. Infatti, secondo l’oracolo di Omaha, se un’azienda ha la capacità di crescere, conviene non distribuire i dividendi e trattenere risorse per generare nuova crescita, evitando quindi al risparmiatore di pagarci sopra le tasse. Viceversa, Berkshire adotta dei piani sistematici di buyback, poiché finalizzati alla crescita di valore senza perdere mai di vista i fondamentali dell’azienda.

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Redazione

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