Cinque anni per conquistare il vertice mondiale dell’auto: è la promessa con cui Wang Chuanfu (nella foto), presidente di Byd, ha aperto martedì l’assemblea di Shenzhen davanti a quasi mille azionisti, indicando le esportazioni in espansione e i progressi nelle tecnologie delle batterie e della ricarica rapida come principali leve di crescita. A smorzare gli entusiasmi rimane la forte pressione sul titolo, che nell’ultimo anno ha ceduto oltre il 45% rispetto al suo picco a Hong Kong e il 33% sulla piazza di Shenzhen. Nuovi impianti produttivi in Europa e avanzamenti tecnologici convivono con la contrazione delle vendite interne e le crescenti tensioni geopolitiche con Washington, che continuano ad appesantire il sentiment degli investitori.
In questo articolo:
- La corsa di Byd: Toyota nel mirino
- L’Europa di Byd: l’Ungheria avanza
- Dal Pentagono alle vendite in calo: le pressioni sul titolo
La corsa di Byd: Toyota nel mirino
Non le basta più il primato come casa automobilistica per volume di vendite di veicoli elettrici e ibridi. Ora Byd ambisce all’intero comparto. Sei posizioni separano la casa di Shenzhen dalla cima della classifica mondiale: nel 2025 il gruppo si è classificato sesto con 4,6 milioni di veicoli consegnati, a fronte di volumi Toyota superiori al doppio. È da questa distanza che si misura l’ambizione annunciata da Wang agli azionisti, in un contesto in cui la casa giapponese registra al contempo un’erosione della propria quota di mercato in aree come il Sud-est asiatico e il Medio Oriente, dove i produttori cinesi hanno segnato una crescita significativa nel corso del 2025, secondo i dati della China Passenger Car Association.
Sul fronte internazionale, nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni del gruppo sono cresciute del 65% su base annua, con Brasile, Regno Unito e Australia come principali mercati di destinazione, favoriti da barriere commerciali relativamente contenute. In Europa, nel 2025 le vendite sono cresciute del 270%, raggiungendo quasi 188.000 veicoli; nei primi cinque mesi del 2026 hanno già superato quota 100.000 unità, con un incremento del 144% anno su anno. Tuttavia, la crescita internazionale non ha compensato una performance interna più debole: le consegne complessive nel periodo gennaio-maggio 2026 hanno registrato un calo superiore al 20% rispetto all’anno precedente.
L’Europa di Byd: l’Ungheria avanza
Il rafforzamento della presenza industriale fuori dalla Cina è uno degli assi portanti della strategia delineata a Shenzhen. Lo stabilimento di Szeged, in Ungheria — primo impianto europeo del gruppo — avvierà l’assemblaggio nel quarto trimestre del 2026, con circa un anno di ritardo rispetto alle previsioni iniziali: a settembre 2025, la vice presidente esecutiva Stella Li aveva indicato la fine dello stesso anno come data di avvio della produzione del modello Dolphin Surf, la compatta elettrica destinata al mercato europeo; le attrezzature sono ancora in fase di installazione. Intervenendo presso la sede britannica dell’azienda nell’area ovest di Londra, Li ha dichiarato che Byd ha sospeso i lavori per lo stabilimento previsto in Turchia per concentrare le risorse sulla produzione europea. “L’Ungheria è la priorità numero uno in questo momento”, ha affermato, aggiungendo che il gruppo è alla ricerca di un secondo sito produttivo sul continente. Nel 2024 Byd aveva annunciato un investimento di un miliardo di dollari per uno stabilimento turco, la cui produzione avrebbe dovuto avviarsi nel corso del 2026; i lavori di costruzione non sono ancora iniziati e il progetto è sospeso senza una tempistica definita.
La produzione locale di veicoli elettrici consente al gruppo di aggirare i dazi dell’Unione Europea sulle auto assemblate in Cina. Sul piano tecnologico, Wang ha indicato la batteria Blade di seconda generazione come il principale collo di bottiglia per la crescita del 2026, sottolineando la necessità di incrementarne i volumi produttivi. Il gruppo ha introdotto nuovi pacchetti di servizi legati alla piattaforma di guida assistita avanzata denominata “God’s Eye” e presentato un chip proprietario per la guida autonoma; test condotti da terze parti sulla tecnologia di ribilanciamento delle batterie di nuova generazione hanno rilevato un incremento stimato dell’autonomia fino a 84 chilometri per carica su alcuni modelli, tra cui la Byd Song. Sono in corso collaborazioni con la società statale Sinopec per la costruzione di una rete di ricarica più capillare in Cina.
Dal Pentagono alle vendite in calo: le pressioni sul titolo
Se le dichiarazioni di Shenzhen guardano al futuro, le quotazioni del titolo raccontano il presente. Secondo i dati di Forecaster, nella seduta del giorno successivo all’assemblea, le azioni della casa automobilistica cinese a Hong Kong hanno ceduto il 4,3% e quelle di Shenzhen l’1,6%, mentre nelle sedute tra il 5 e il 9 giugno 2026 il prezzo di chiusura sull’Adr statunitense Byddy è sceso da 11,25 a 11,12 dollari, con volumi in progressivo ridimensionamento da circa 1,75 milioni a 557.000 azioni scambiate. In data odierna, il gruppo stacca un dividendo di 4,33596 dollari per azione.
A complicare il quadro per gli investitori si aggiunge un elemento di natura geopolitica. Il Dipartimento della Difesa statunitense ha inserito Byd, insieme ad Alibaba, Baidu e NIO, nella lista Cmc, nota anche come lista 1260H, che comprende le società ritenute a supporto dell’apparato militare cinese. La misura preclude al Pentagono la stipula di contratti diretti con le società elencate a partire dalla fine di giugno 2026 e l’acquisto indiretto di prodotti o servizi tramite terzi a partire dal 2027. La lista pubblicata lunedì rispecchia nella sostanza quella brevemente resa pubblica a febbraio e poi ritirata rapidamente senza spiegazioni, con l’aggiunta dei produttori cinesi di chip di memoria CXMT e YMTC, esclusi dalla versione di febbraio, la cui mancata inclusione aveva suscitato le proteste dei falchi anti-cinesi a Washington.
L’aggiornamento arriva a meno di un mese dall’incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping avvenuto durante una visita a Pechino, nel corso della quale i due leader avevano mantenuto una tregua nella guerra commerciale. Il ministero degli Esteri cinese ha definito la lista discriminatoria e ha dichiarato che essa “sopprimeva ingiustificatamente” le aziende cinesi, esortando Washington a “correggere le proprie pratiche errate”. Byd ha dichiarato la propria ferma opposizione alla classificazione come azienda militare, annunciando il ricorso a tutti i “mezzi amministrativi e legali possibili” per tutelare i propri diritti e interessi, e sottolineando che la decisione ha danneggiato “i suoi successi nello sviluppo negli Stati Uniti”.
Anche le difficoltà sul mercato interno restano significative: dopo una serie negativa di otto mesi consecutivi di calo delle vendite, Byd ha interrotto il trend a maggio; le consegne complessive nel periodo gennaio-maggio 2026 hanno comunque segnato un calo superiore al 20% rispetto all’anno precedente.









