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ByteDance propone riacquisto di azioni dei dipendenti a 160 dollari l’una

L'interno della sede di ByteDance a Shanghai

Il colosso cinese ByteDance ha proposto di riacquistare le azioni dei suoi dipendenti al di fuori degli Stati Uniti offrendo 160 dollari l’una. L’operazione era stata anticipata da un piano rilasciato il mese scorso secondo cui la società avrebbe investito 300 milioni di dollari. Con questa operazione l’azienda madre di TikTok verrebbe valutata 223,5 miliardi di dollari, circa il 26% in meno rispetto ai 300 miliardi di dollari di valutazione dello scorso anno dopo un simile programma di riacquisto offerto ai clienti non USA. Il prezzo di 160 dollari offerto è superiore ai 155 dollari stabilito in un precedente riacquisto del mese di aprile.

L’obiettivo è di fornire liquidità ai dipendenti senza che questi debbano attendere la quotazione in Borsa dell’azienda per incassare la liquidità derivante dalle azioni detenute. Anche perché la società non ha in programma di quotarsi a breve visto lo stretto controllo che le autorità di regolamentazione cinesi stanno attuando sulle grandi aziende tecnologiche della nazione.

 

ByteDance: un quadro generale complesso

Dal 2017 ByteDance mette in atto programmi di riacquisto di azioni detenute dai dipendenti due volte l’anno. Un’operazione che serve anche ad aggiornare la valutazione in ottica di un’eventuale quotazione in Borsa e per avere il polso del mercato. Negli ultimi due anni, sono molte le startup che hanno visto scivolare le loro valutazioni a causa dell’aumento dei tassi di interesse. Le strette delle Banche centrali hanno portato a una riduzione della liquidità nel mercato degli investimenti privati.

Tra l’altro, ByteDance sta affrontando una situazione particolare riguardo TikTok, messo al bando da alcuni legislatori statunitensi, preoccupati che il governo cinese potesse influenzare gli utenti che utilizzano il social network. Al riguardo, un ex capo ingnngere di Bytedance negli Stati Uniti, Yintao Roger Yu, ha accusato la società (dalla quale è stato licenziato) di prendere i contenuti degli utenti da altre piattaforme, principalmente Instagram e Snapchat. In una denuncia presentata lo scorso maggio al tribunale statale di San Francisco, Yu ha affermato che ByteDance si è impegnata in uno “schema mondiale per rubare e trarre profitto dai contenuti di altri senza chiedere il permesso”.

A ciò si aggiungono le pressioni del Congresso USA nei confronti dell’amministratore delegato di TikTok, Shou Zi Chew, a causa dell’impatto che i contenuti della piattaforma potrebbero avere sulla salute mentale dei bambini. La società tech ha respinto finora ogni accusa, reputando il tutto solo un pretesto nell’ambito di un quadro di conflitto tecnologico tra le due superpotenze mondiali, Cina e Stati Uniti

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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