Caffè: le quotazioni dell’Arabica ai massimi del 2011, ecco perché

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Il prezzo del caffè è aumentato a tal punto da diventare un assillo per molti Paesi, soprattutto per quelli come l’Italia che sono grandi consumatori della bevanda. Da diverso tempo si parla che il costo di un caffè al bar sia cresciuto in maniera impressionante, fino addirittura ad arrivare a 2 euro in certi posti. Il problema però parte da lontano. Esattamente dal Brasile, il più grande produttore mondiale al mondo della materia prima. Il Paese è stato devastato dalla siccità e dal caldo nella stagione 2024-2025, il che ha danneggiato i campi limitando fortemente la raccolta dei chicchi di caffè.

Ne è conseguito che i futures dell’Arabica nel mercato delle materie prime di New York sono balzati a circa 2,68 dollari per libbra, segnando il prezzo più alto dal 2011. Da inizio anno, le quotazioni sono cresciute di circa il 40%, perché la domanda è aumentata notevolmente con la carenza dell’altra miscela di caffè, Robusta. Le catene specializzate preferiscono l’Arabica come tipologia perché è meno economica e quindi presenta prospettive di margini superiori. Con la carestia di Robusta, hanno trovato una manna in quanto la grande sete di caffè ha spinto la domanda alle stelle.

 

Caffè: ora cosa succede con i prezzi alti?

La reazione sul mercato del caffè è comunque di apprensione, mentre la corsa al rialzo dei prezzi è evidente. Negli Stati Uniti, marchi come Folgers e Cafè Bustelo che dominano il mercato domestico, già da questa estate si sono adeguati ai prezzi. Mentre nel Regno Unito, la catena di ristoranti Pret a Manger ha eliminato l’offerta secondo cui con un abbonamento era possibile ottenere fino a cinque caffè al giorno.

Il problema è che guardando in avanti la situazione difficilmente sarà migliore. Secondo Kona Haque, responsabile della ricerca presso ED&F Man, le condizioni meteo nelle principali regioni di coltivazione del Brasile sono critiche per le prossime due settimane, dal momento che c’è una totale mancanza di previsioni di pioggia. La siccità che sta colpendo il Paese sudamericano è la peggiore degli ultimi decenni e le colture sono seriamente minacciate da ulteriori danni anche per la prossima stagione. “Il potenziale del raccolto di Arabica 2025/26 è appeso a un filo”, ha detto l’analista di Rabobank Carlos Mera. L’esperto lancia l’allarme anche perché le condizioni del Brasile aggravano una situazione derivante da altri problemi di cui tutta l’industria del caffè sta soffrendo, tipo “la congestione portuale in diversi Paesi, la scarsità globale di container, le interruzioni intorno al Mar Rosso per gli attacchi degli Houthi e i raccolti deludenti in Vietnam”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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