Caffè: nuovi record per i prezzi, preoccupa il Brasile

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I prezzi del caffè hanno raggiunto un nuovo livello record nel mercato delle materie prime a New York, dopo il balzo odierno di circa il 4% a 343 dollari. Era dal 1977 che non si vedevano prezzi così alti, quando il gelo di due anni prima decimò gli alberi brasiliani. Ed è sempre il Brasile la principale causa dell’impennata delle quotazioni. La siccità di quest’anno è stato un vero tormento per le coltivazioni nel più grande produttore mondiale di caffè. A ciò si sono aggiunte le disastrose condizioni meteo del secondo produttore, il Vietnam, devastato prima dalla siccità e poi dalle forti piogge durante l’inizio del raccolto.

Adesso c’è molto pessimismo per la stagione 2025-2026. Volcafe Ltd, il principale operatore commerciale di caffè, ha tagliato le stime rispetto a settembre riguardo la produzione della varietà Arabica in Brasile da 45 a 34 milioni di sacchi. “Le preoccupazioni per il raccolto di arabica del Brasile 2025-26 sono cresciute questa settimana”, ha detto Steve Pollard, analista di Marex Group. “I recenti tour delle colture indicano una produzione di circa 30 milioni di sacchi, il che comporterebbe un’altra carenza di forniture”.

Questo potrebbe significare un ulteriore aumento dei prezzi della materia prima. L’allarme è lanciato da Viktoria Kuszak, ricercatrice associata presso Sucden Financial. “Attualmente stiamo vivendo una forte fase fondamentale nel mercato del caffè, che prevediamo sosterrà i livelli di prezzo elevati”, ha affermato. C’è da rilevare comunque un aspetto tecnico: l’indice di forza relativa a 14 giorni dell’Arabica si colloca sopra 70, il che suggerisce che il mercato potrebbe essere in ipercomprato.

 

Caffè: cosa comportano i livelli record dei prezzi

Il rally straordinario del caffè sta alimentando tensioni e preoccupazioni per i torrefattori e i distributori. Alcuni hanno già provveduto a trasferire i prezzi durante la catena di distribuzione, mentre altri hanno eliminato gli sconti per proteggere i loro margini. Inoltre, rischia di crearsi un fenomeno di shrinkflation nei negozi e nei supermercati. Il mese scorso il colosso alimentare Nestlé SA ha dichiarato che cercherà di rendere meno visibile l’aumento dei prezzi riducendo le confezioni di caffè.

Nel mercato dei futures, poi, produttori ed esportatori devono affrontare le richieste dei broker riguardo il deposito di una liquidità maggiore a margine per coprire eventuali perdite derivanti dalla volatilità dei prezzi. Una misura di quest’ultima a 60 giorni ha oggi raggiunto il livello più alto dal mese di luglio. Tutto questo comunque ha già comportato un meccanismo di alimentazione dei prezzi al rialzo, perché alcuni trader che hanno venduto futures sono stati costretti a riacquistarli per non finire in margin call.

 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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