Calcio, l’allarme di Cannavaro e Totti: “Siamo fermi, bisogna investire nei giovani”

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Nel dibattito pubblico sul calcio italiano si parla spesso di diritti televisivi, sostenibilità dei bilanci, multiproprietà e nuovi stadi. Molto meno si discute, con un approccio industriale e finanziario, di quello che rappresenta il vero capitale strutturale del sistema: il settore giovanile. Eppure, osservando i numeri più recenti e le dinamiche economiche sottostanti, è proprio lì che si gioca una partita decisiva per la competitività futura del calcio italiano.

 

In questo articolo:

 

  • Il calcio italiano e i giovani
  • I numeri del calcio italiano

 

Il calcio italiano e i giovani

Secondo il ReportCalcio 2025 della Figc, realizzato con AREL e PwC, nella stagione 2023-24 il movimento federale ha superato 1,5 milioni di tesserati, di cui circa 1,13 milioni calciatori attivi. La componente più rilevante è quella giovanile: quasi 900 mila ragazzi tra i 5 e i 16 anni sono iscritti a una società affiliata, pari a circa un giovane su quattro in quella fascia d’età. La base quantitativa è ampia. Ma la questione è qualitativa: quanto investe davvero il sistema nella trasformazione di questa massa critica in valore tecnico ed economico?

Secondo il report Uefa “The European Club Talent and Competition Landscape” e le analisi sugli investimenti in academy pubblicate dalla stessa associazione europea, i club di Serie A investono mediamente circa 4,6 milioni di euro l’anno nei settori giovanili. Un dato che colloca l’Italia al quarto posto tra i principali campionati europei per investimento medio per club. Negli ultimi cinque anni, sempre secondo analisi Uefa sugli impianti e sulle training facilities, oltre un miliardo di euro è stato destinato in Europa a infrastrutture legate allo sviluppo giovanile, tra centri di allenamento e academy. Una parte rilevante di questi investimenti ha coinvolto anche club italiani. Nello stesso tempo, però, il minutaggio degli under 21 italiani in Serie A pesa appena 2,3% del totale, contro il 65,4% dei calciatori stranieri. Un paradosso che penalizza il futuro della nazionale e dei club.

Sul tema, durante l’evento milanese di Betsson Sport, sono intervenuti grandi protagonisti del calcio italiano, Fabio Cannavaro e Francesco Totti. Il ct dell’Uzbekistan è stato abbastanza chiaro: “Tutto il movimento si è fermato, le società dovrebbero iniziare a investire sui settori giovanili, sugli italiani. Però sotto quel punto di vista lì ci siamo proprio fermati. Guardiamo a Vergara (calciatore del Napoli), un ragazzo di 23 anni, sicuramente davanti ci aveva due giocatori forti, però l’abbiamo scoperto, perché si sono infortunati gli altri”. Anche Totti ha sottolineato la necessità di un cambio di passo: “Spero per il calcio italiano che ci sia una crescita, una nuova innovazione. Sperando che il coro di Fabio debba puntare forte sui settori giovanili, perché l’Italia merita palcoscenici più importanti”. 

 

I numeri del calcio italiano

Allargando lo spettro, vale la pena ricordare che il valore diretto generato dal calcio professionistico e giovanile, insieme al contributo indiretto e indotto, sfiora oggi i 12,4 miliardi di euro di Pil, con circa 141.000 posti di lavoro attivati. Il solo calcio giovanile e dilettantistico pesa per 2,9 miliardi e il turismo calcistico legato agli spettatori degli stadi ha raggiunto 1,3 miliardi di spesa.

Gli investimenti in infrastrutture rimangono il vero nodo: in Italia l’età media degli stadi di Serie A è 56 anni, quella della Serie B 74 anni, e appena l’8% degli stadi professionistici non è di proprietà pubblica. In Europa, negli ultimi 18 anni, sono stati realizzati 226 nuovi impianti per 25,3 miliardi di euro, con Italia ferma a soli 6 nuovi stadi, intercettando appena l’1% degli investimenti complessivi. I 31 progetti attuali di nuovi stadi prevedono un investimento di 5,1 miliardi e un impatto sul Pil stimato di 6,1 miliardi, con la creazione di circa 80.000 nuovi posti di lavoro.

Dal punto di vista economico, la ripresa del calcio professionistico è evidente: il valore della produzione ha superato i 4,5 miliardi di euro, con una crescita del 32,3% tra il 2021-22 e il 2023-24, mentre il livello di perdita è sceso da 1,4 miliardi a 731 milioni. I ricavi da sponsor e attività commerciali hanno superato per la prima volta il miliardo di euro, e il ticketing ha raggiunto i 478 milioni, grazie a un’affluenza record di 21 milioni di spettatori complessivi. Il quadro complessivo è chiaro: l’Italia ha talento giovanile, infrastrutture da rinnovare e un settore economico vitale. Ma senza una strategia coraggiosa di investimento mirata ai giovani e agli impianti, rischia di perdere competitività internazionale. Come ricordano Cannavaro e Totti, ripartire dai ragazzi italiani non è più solo un auspicio: è una necessità per costruire un calcio sostenibile, moderno e competitivo.

 

 
 
 
 
 
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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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