Caro spiagge: Assobalneari si lamenta ma intanto la Spagna fa il pieno di stranieri

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I tempi di “Con le pinne, fucili ed occhiali” sembrano lontani. Almeno in Italia, dove, a causa dei rincari, le spiagge “sembrano essere affollate soltanto la domenica”, come evidenziato in una nota da Assoutenti, commentando l’allarme lanciato oggi da Assobalneari. Di chi è la colpa? Del “caro spiagge” che prosciuga i portafogli delle famiglie italiane o della crisi generalizzata del consumatore italiano che “non arriva a fine mese” secondo Assobalneari? Dilemma di difficile soluzione, un po’ come cercare di capire se è nato prima l’uovo o la gallina, che però stavolta è un “pollo” da spennare. 

 

in questo articolo:

 

  • Caro spiagge in Italia: i prezzi
  • L’analisi sui costi di Altroconsumo
  • Calano le presenze: le altre cause
  • Caro spiagge, gli effetti sulle località costiere
  • Il confronto: l’Italia è la tra più care (ma non è la sola)
  • I canoni versati allo Stato

 

Caro spiagge in Italia: i prezzi

“Dal Covid in poi i prezzi praticati dai lidi italiani per i servizi offerti ai bagnanti sono saliti costantemente, al punto che per trascorrere una giornata in spiaggia affittando un ombrellone e due lettini la spesa media supera oramai i 32 euro”, arrivando a punte di “90 euro a Gallipoli e di 120 euro in alcune località della Sardegna”, spiega il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso.

Peraltro, ad aumentare sono stati anche “i prezzi di consumazioni e servizi accessori presso gli stabilimenti (parcheggi, bevande, gelati, snack, noleggio pedalò, kayak, ecc.), e la conseguenza naturale di tale stato di cose è stato un progressivo allontanamento dei cittadini dai lidi”.

 

L’analisi sui costi di Altroconsumo

Altroconsumo ha anche dato vita a un’inchiesta che analizza i prezzi di 213 stabilimenti balneari in 10 località italiane per la stagione 2025, evidenziando che in linea generale i costi “per un ombrellone e due lettini sono aumentati in media del 5% rispetto al 2024, con un rincaro complessivo del 17% rispetto a quattro anni fa”.

Alassio è la località più costosa (340 euro di media per la settimana di Ferragosto), mentre Rimini si distingue per prezzi contenuti (150 euro) e stabili. Alcune località, come Alghero e Senigallia, hanno registrato aumenti significativi (+9%).

Oltre alla tariffa base, molte strutture applicano costi extra per docce, cabine, giochi, uso del frigo e ingresso per più di due persone, con impatti significativi per le famiglie. Legambiente denuncia la scarsità di spiagge libere in alcune zone, dove i lidi privati occupano fino al 90% dell’arenile. Ecco nel dettaglio, i costi riportati da Altroconsumo.

 

  • Alassio – 340 € (354 € prima fila)
  • Gallipoli – 295 € (316 € prima fila)
  • Alghero – 240 € (251 € prima fila)
  • Viareggio – 217 € (tariffa unica per tutte le file)
  • Taormina e Giardini Naxos: 204 euro
  • Palinuro: 187 euro
  • Anzio – 176 € (182 € prima fila)
  • Senigallia – 158 € (169 € prima fila)
  • Lignano – 154 € (164 € prima fila)
  • Rimini – 150 € (166 € prima fila)

 

Calano le presenze: le altre cause

Guardando alla presenze, Assoutenti ha evidenziato che la stagione balneare 2025 starebbe registrando una contrazione tra il 20% e il 30% rispetto agli anni precedenti, sia in termini di presenze che di consumi. Come detto, l’unica giornata che registra discreti dati d’afflusso è la domenica, dove però si concentrerebbe un turismo “mordi e fuggi” che non riesce a sostenere economicamente il settore.

Il caro spiagge però non è l’unica causa di questo allontanamento dai lidi. Come evidenziato in una nota Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia – Federturismo Confindustria, Licordari, è un fenomeno  “figlio di una condizione economica molto critica. Il caro vita – bollette, affitti, carburante, mutui, generi alimentari – colpisce direttamente il potere d’acquisto delle famiglie”.

Infatti, “anche in presenza di due stipendi, molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese. In queste condizioni, è naturale che le prime spese a essere ridotte siano quelle per svago, divertimento e vacanze”. In ultimo, specifica Licordari, il rallentamento non riguarda solamente il turismo interno, ma anche quello straniero, “soprattutto europeo”, a causa dell’influenza dettato “da uno scenario internazionale instabile, con due conflitti in corso, nuove tensioni commerciali e incertezze economiche che riducono la propensione a viaggiare”.

Assobalneari ha altre recriminazioni da fare: lo scorso luglio è l’Associazione è tornata a criticare la Bolkestein, la direttiva che mira a garantire la concorrenza e a evitare situazioni di monopolio o di affidamento preferenziale delle concessioni e che, nel corso degli anni, ha scatenato diverse proteste da parte dei gestori di stabilimenti balneari, che temono di perdere la loro attività a seguito di nuove gare. “Diciamolo forte: basta svendere l’Italia!” aveva dichiarato Licordari, non senza un pizzico di ironia non voluta, considerando la quantità di demanio pubblico concessa a canoni contenuti ai balneari.

 

Caro spiagge, gli effetti sulle località costiere

Per Assobalneari, il calo di presenze non colpisce soltanto gli stabilimenti balneari, ma l’intero ecosistema economico delle località costiere. Meno bagnanti significano meno entrate per bar, ristoranti, negozi, alberghi, fornitori e attività stagionali, con ricadute che rischiano di compromettere la tenuta economica delle comunità marittime.

Per questo l’associazione ha invitato i gestori “a non aumentare le tariffe, limitandosi al massimo ad adeguamenti contenuti, così da venire incontro alle difficoltà delle famiglie”. Un messaggio che si accompagna alla rivendicazione di un’offerta diversificata: “In Italia esistono stabilimenti per tutte le tasche — dal servizio essenziale alla struttura superattrezzata — in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza”.

 

Il confronto: Italia tra le più care 

Facendo un confronto con alcuni paesi ‘competitor’ dell’Italia, emerge che in Spagna i prezzi di ombrelloni e sdraio sono in molte zone più contenuti rispetto all’Italia (5–15 euro al giorno), ma il turismo estivo, secondo Reuters, ha visto la scomparsa di 800.000 visite domestiche, sostituite da quasi 2 milioni di turisti stranieri — un effetto displacement che spinge i prezzi verso l’alto.

In Francia, secondo l’analisi del sito Côte d’Azur France, sulla Costa Azzurra i prezzi per noleggiare una sedia a sdraio variano tra i 12 e i 25 euro al giorno, a seconda della località e dei servizi offerti. Ad esempio, a Saint-Raphaël, il noleggio di una sedia a sdraio può costare tra i 12 e i 25 euro, mentre a Fréjus i prezzi variano tra i 15 e i 22 euro al giorno.

Diverse le similitudini in Grecia. Secondo il sito Prothotema è l’Attica a guadagnarsi il primato per prezzi. A Vouliagmeni, il costo di una prenotazione per una nel fine settimana raggiunge i 235 euro e 175 euro nei giorni feriali. A Voula, prenotare un lettino costa 80 euro nei weekend e 50 euro nei giorni feriali. Nella Penisola Calcidica (Kassandra), invece è possibile prenotare un ombrellone o una “cabina” (due lettini più pouf) a 25 euro. A Kea, la prima fila costa 40 euro e le altre 30 euro.

In Croazia invece la maggior parte dei lidi costa tra 7 e 30 €, ma beach club esclusivi in luoghi come Dubrovnik arrivano a chiedere 60–120 € per lettino o cabana.

 

I canoni versati allo Stato

Negli ultimi anni, i canoni versati dagli stabilimenti balneari allo Stato italiano hanno subito significativi cambiamenti, con una tendenza generale alla diminuzione. Nel 2023, il canone minimo per le concessioni demaniali marittime era fissato a 3.377,50 euro annui. Tuttavia, nel 2024, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di ridurre questo importo del 4,5%, portandolo a 3.225,50 euro annui.

Questa riduzione ha avuto un impatto significativo sul gettito erariale derivante dalle concessioni balneari. Secondo quanto riportato dal deputato Angelo Bonelli, nel 2024 lo Stato ha incassato circa 120 milioni di euro dalle oltre 24.000 concessioni attive, con una morosità di circa 30 milioni di euro. Con l’introduzione dei nuovi canoni ridotti, si prevede che l’incasso scenda ulteriormente a circa 74 milioni di euro.

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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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