Donald Trump vuole aiutare i consumatori statunitensi riducendo i tassi di interesse applicati dagli emittenti sulle carte di credito. Quali potrebbero essere le reazioni? L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
Martedì 20 gennaio Donald Trump festeggerà il primo anniversario del suo ritorno alla Casa Bianca. Un giorno che per il mondo delle carte di credito Usa potrebbe passare alla storia. Nell’ultima settimana il tycoon ha infatti proposto di imporre un tetto al 10% ai tassi di interesse richiesti dagli emittenti di carte di credito. Un’idea che inevitabilmente ha creato un dibattito acceso all’interno della prima economia mondiale. Se infatti l’intento del presidente Usa è quello di dare seguito alle promesse elettorali di una riduzione del costo della vita, dall’altra le cifre in gioco sono enormi e potrebbero creare più insidie che opportunità.
In un clima che sembra sempre più orientato e catalizzato alle elezioni di mid-term di novembre, un appuntamento fondamentale per evitare di trovarsi azzoppato in Congresso, Trump con questa proposta intende trasformare il credito al consumo in uno strumento di consenso politico.
Attualmente, il debito totale dei cittadini americani sulle carte di credito supera i 1.140 miliardi di dollari e un tetto al 10% porterebbe a un risparmio per i consumatori stimato in circa 100 miliardi di dollari. Attualmente il tasso medio applicato su questi strumenti oscilla tra il 20 e il 25%, con picchi superiori al 30% per i profili più rischiosi. A novembre il tasso di interesse medio secondo i dati rilevati dalla Fed era del 20,97%.
I risparmi per i cittadini porterebbero tuttavia a un effetto collaterale indesiderato: una pesante stretta creditizia. Gli analisti prevedono che le banche Usa potrebbero revocare le linee di credito a circa 30-50 milioni di americani classificati come “subprime”. Da un punto di vista borsistico, la formalizzazione di questa idea avrebbe un pesante impatto tanto sui giganti bancari come JP Morgan o Capital One quanto su Visa e Mastercard. Sul fronte opposto, il settore Fintech e Buy Now Pay Later, con aziende come Affirm o Klarna, potrebbe vedere un’esplosione della domanda posizionandosi come alternativa per chi viene rifiutato dalle banche tradizionali.









