Cdp, doppia causa a Euronext: in ballo la riconferma di Fabrizio Testa

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Si riaccende lo scontro legale tra Cassa Depositi e Prestiti ed Euronext. Come confermato a Borsa&Finanza, l’istituto controllato dal Tesoro ha deciso di avviare una doppia azione legale, nei Paesi Bassi e in Italia, con l’obiettivo esplicito di bloccare la riconferma di Fabrizio Testa alla guida di Borsa Italiana. Si tratta di una mossa che arriva dopo una prima battuta d’arresto subita ad Amsterdam e che, proprio per questo, assume un significato ancora più rilevante. Non è solo la prosecuzione di un contenzioso: è la dimostrazione che la partita è considerata strategica, al punto da essere giocata su più tavoli giurisdizionali contemporaneamente.

Per comprendere appieno la portata dello scontro è necessario, tuttavia, fare un passo indietro e ricostruire con ordine cronologico i passaggi che hanno condotto fin qui. Una storia che affonda le sue radici almeno all’inizio del 2026, ma che in realtà trova il suo contesto più ampio già nell’operazione con cui Euronext ha acquisito Borsa Italiana nel 2021 per circa 4,3 miliardi di euro, trasformando Milano in uno dei principali hub del gruppo paneuropeo.

 

In questo articolo:

 

  • Cdp-Euronext, l’origine della tensione: febbraio 2026
  • Marzo 2026: il primo ricorso ad Amsterdam
  • Cdp-Euronext: l’escalation odierna

 

Cdp-Euronext: l’origine della tensione: febbraio 2026

Le prime crepe emergono in modo esplicito a febbraio 2026, quando Cassa Depositi e Prestiti inizia a premere affinché venga individuato un nuovo amministratore delegato per Borsa Italiana. Secondo quanto riportato da Reuters, l’istituto manifesta l’esigenza di avviare un processo di selezione più ampio, che includa candidati alternativi a Testa.

Dietro questa richiesta non c’è soltanto una valutazione sulle performance del management, pubblicamente elogiate dai vertici di Euronext, ma una preoccupazione più strutturale: il timore che il gruppo paneuropeo possa progressivamente marginalizzare il ruolo dell’Italia, privilegiando altri mercati, in particolare quello francese. È qui che il piano industriale si intreccia con la geopolitica finanziaria. Borsa Italiana non è un asset qualunque: controlla, tra le altre cose, la piattaforma MTS su cui transitano circa 2.700 miliardi di euro di titoli di Stato italiani.

Marzo 2026: il primo ricorso ad Amsterdam

La tensione si traduce rapidamente in azione legale. L’11 marzo 2026 Cdp avvia una causa presso il tribunale di Amsterdam contro Euronext, contestando la mancata apertura di un processo competitivo per la scelta dell’amministratore delegato di Borsa Italiana. Il 23 marzo la strategia si fa ancora più esplicita: Cdp chiede formalmente ai giudici olandesi di bloccare la riconferma di Fabrizio Testa. In questa fase emerge con chiarezza la linea dell’istituto italiano: rivendicare un ruolo più incisivo nella governance del gruppo. CDP, che detiene circa l’8,1% del capitale, si considera un azionista di riferimento. Dall’altra parte, l’amministratore delegato Stéphane Boujnah ribadisce la fiducia in Testa, sottolineando i risultati ottenuti sotto la sua guida.

Il 14 aprile però un tribunale di Amsterdam respinge la richiesta di Cassa Depositi e Prestiti. È un passaggio cruciale: la legittimità del processo decisionale di Euronext viene confermata almeno in prima battuta. Tuttavia, la decisione non chiude il contenzioso. Cdp annuncia immediatamente l’intenzione di impugnare la sentenza.

 

Cdp-Euronext: l’escalation odierna

Si arriva così agli sviluppi più recenti. Cdp presenta appello nei Paesi Bassi e apre un nuovo fronte legale in Italia per impedire che l’assemblea prevista domani, mercoledì 29 aprile, proceda alla riconferma di Fabrizio Testa. La scelta di agire su due piani giurisdizionali diversi segnala chiaramente la posta in gioco. Ma non solo. A rendere lo scontro ancora più delicato è anche il possibile impatto economico delle azioni legali.

Secondo quanto riportato da MilanoFinanza, tra le leve valutate da Cdp vi sarebbe anche quella di intervenire indirettamente sulla distribuzione delle cedole e dei dividendi, collegando la questione della governance alla legittimità delle decisioni assembleari. Si tratta di un passaggio potenzialmente dirompente: il confronto non riguarda più soltanto la nomina dell’amministratore delegato, ma rischia di estendersi agli equilibri economici tra gli azionisti.

In questo quadro, l’azione legale avviata in Italia non avrebbe solo una funzione cautelare rispetto all’assemblea, ma potrebbe aprire la strada a contestazioni più ampie sulla validità delle delibere societarie, aumentando il grado di incertezza attorno alla governance del gruppo. Nel frattempo, il clima si deteriora anche sul piano industriale e sindacale, con l’annuncio di uno sciopero da parte dei lavoratori.

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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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