L’asse tra Italia e Francia si incrina di nuovo attorno a Borsa Italiana, riaprendo una frattura che accompagna fin dall’inizio l’ingresso di Piazza Affari nell’orbita di Euronext. Secondo quanto riportato da Roberto Sommella, direttore di MF-Milano Finanza, Cdp Equity, presente nel capitale del gruppo paneuropeo con una quota dell’8,8%, starebbe valutando un contenzioso legale con i vertici di Euronext per il mancato rispetto del patto parasociale in vista del rinnovo delle cariche sociali di Borsa spa. Al centro del confronto ci sono le posizioni dell’amministratore delegato Fabrizio Testa e della presidente Claudia Parzani, in un passaggio che riporta al centro un tema mai davvero sopito, quello della tenuta del presidio italiano su un asset strategico come Piazza Affari.
In questo articolo:
- Il nodo delle nomine e il fronte aperto con Cdp
- Euronext, l’Italia pesa nei conti anche oltre il listino
- Borsa Italiana, un’acquisizione mai davvero pacificata
Il nodo delle nomine e il fronte aperto con Cdp
Il punto di rottura riguarda le modalità con cui sarebbero state gestite le procedure per il rinnovo dei vertici della società italiana del gruppo. Secondo le ricostruzioni riportate da Milano Finanza, il board di Euronext avrebbe deciso di confermare Testa e Parzani senza consentire a Cdp di attivare il percorso di selezione dell’amministratore delegato. Per il fronte italiano, la questione non investe il giudizio sulle persone, ma il rispetto delle regole fissate all’origine dell’operazione che ha portato Borsa Italiana sotto il controllo del gruppo confederato europeo. Contattata da Borsa&Finanza, Borsa Italiana ha preferito non rilasciare commenti.
Il confronto resta aperto e, almeno per ora, uno scontro legale viene considerato potenzialmente evitabile, ma solo prima dell’assemblea di Borsa Italiana prevista entro la fine di aprile per l’approvazione del bilancio e per l’indicazione delle nuove cariche.
Borsa Italiana, un’acquisizione mai davvero pacificata
L’acquisizione di Borsa Italiana da parte di Euronext è stata fin dall’inizio accompagnata da tensioni, dubbi e critiche sulla progressiva perdita di autonomia del polo italiano. Il tema del trasferimento del baricentro decisionale verso Parigi è emerso più volte negli anni successivi all’operazione ed è tornato con forza anche nel dibattito pubblico più recente. In un’intervista ad Adnkronos dello scorso aprile, un operatore del settore aveva indicato con chiarezza questo squilibrio, sostenendo che, pur restando Milano un nodo operativo rilevante, le scelte strategiche sarebbero assunte altrove. È un punto sensibile, perché tocca la questione dell’italianità di Piazza Affari, tema che ha accompagnato tutta la vicenda industriale e istituzionale della sua integrazione nel gruppo Euronext.
A dare ulteriore peso al malessere attorno alla governance italiana sono state anche le prese di posizione sindacali. Lo scorso giugno, i sindacati del settore bancario hanno proclamato il primo sciopero nella storia di Piazza Affari, contestando a Euronext un “disinvestimento costante, sistematico e complessivo dall’Italia”, con timori legati ai licenziamenti, all’allontanamento di dirigenti italiani e alla riduzione delle funzioni strategiche nel Paese. Nelle loro comunicazioni, le sigle hanno richiamato anche le recenti riorganizzazioni aziendali, esprimendo perplessità sulla salvaguardia della governance, delle competenze professionali e dell’autonomia direzionale delle società italiane del gruppo.









