Celsius: Jason Stone la cita in giudizio, aveva costruito uno schema Ponzi?

Celsius: Jason Stone la cita in giudizio, aveva costruito uno schema Ponzi?

Celsius: Jason Stone la cita in giudizio, aveva costruito uno schema Ponzi?

La pressione su Celsius si fa sempre più forte. Il prestatore di criptovalute che dal mese scorso ha bloccato i prelievi dei clienti in mezzo al tracollo delle valute digitali, adesso è stato citato in giudizio dall’ex gestore di fondi Jason Stone, fondatore di KeyFi, società specializzata nel trading crittografico. Tra Celsius e KeyFi è stato fatto un accordo nel 2020 con il quale quest’ultima avrebbe avuto in gestione miliardi di dollari in criptovaluta depositati dai clienti, in cambio di una quota dei profitti generati da quei fondi.

Ricordiamo che Celsius riceve criptovalute in prestito da parte di investitori che ottengono rendimenti fino al 19%. Queste cripto poi l’azienda li presta a sua volta ad altri soggetti che hanno determinati progetti e che sono disposti a pagare alti tassi d’interesse, ben superiori alla quota riconosciuta dal prestatore ai depositanti. Occorre dire che con KeyFi non c’era nessun accordo scritto, ma un patto basato su una stretta di mano, come si suol dire. Ad ogni modo, dall’estate 2020 Celsius ha iniziato a trasferire centinaia di milioni di dollari alla società fondata da Stone, creando un portafoglio sulla blockchain di Ethereum, che ha preso il nome di Oxb1.

 

Celsius: cosa dice la causa

Perché Stone ha fatto causa a Celsius? Entrambi dovevano impegnarsi a fare strategie di trading sulle criptovalute, gestendo il rischio delle oscillazioni dei prezzi attraverso operazioni di copertura. Stone afferma che i dirigenti della società partner avevano rassicurato la propria azienda che Celsius avrebbe adottato tutte le necessarie accortezze affinché le fluttuazioni dei prezzi di alcuni asset crittografici non impattassero negativamente sulla capacità di rimborsare i depositanti. Tutto ciò non si sarebbe verificato, secondo le rimostranze della causa, perché il prestatore crittografico non era riuscito a implementare strategie di gestione del rischio di base. Questo ha messo in pericolo i fondi dei clienti.

Non finisce qui. Stone accusa Celsius anche in relazione al token emesso dalla società, denominato CEL. Il prestatore aveva garantito tassi di interesse superiori a coloro che accettavano il pagamento in CEL. Secondo i legali di Stone, questo era un modo per gonfiare artificialmente il prezzo della criptovaluta, “perseguendo scopi fraudolenti e illegali”.

Un terzo capo d’imputazione riguarda l’adozione da parte di Celsius di uno schema Ponzi. L’accusa afferma che, essendo incapace di proteggersi dai rischi di trading, il prestatore aveva nei confronti dei depositanti enormi passività in Ether, ma non aveva tenuto partecipazioni in quella criptovaluta di uguale entità. Quindi, una volta che i clienti hanno iniziato a ritirare i depositi, Celsius sarebbe stata costretta verso gennaio 2021 ad acquistare Ether sul mercato a prezzi elevati, subendo perdite consistenti.

Per far fronte a queste e poter rimborsare i clienti, avrebbe iniziato a offrire tassi d’interesse molto elevati ai depositanti per attirare nuovi fondi. Insomma, quello di Celsius era diventato un vero sistema Ponzi. Quando Stone ha interrotto i rapporti con Celsius a marzo del 2021, quest’ultima aveva un buco finanziario che andava da 100 a 200 milioni di dollari, sostiene la causa. E dulcis in fundo, ancora l’azienda mantiene il controllo del portafoglio Oxb1, ma per Stone viene usato per “scopi personali del suo Amministratore Delegato”.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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