Nel secondo trimestre del 2025, il comparto dei certificati ha toccato un nuovo massimo storico, superando del 18% il precedente record stabilito nel quarto trimestre del 2023. Gli emittenti aderenti ad Acepi hanno collocato titoli per un totale di 9.403 milioni di euro, con un incremento del 34% rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
Nonostante l’annuncio, il 12 marzo, delle nuove politiche economiche protezionistiche degli Stati Uniti – note come “Trumponomics” e caratterizzate da dazi doganali e tassi d’interesse contenuti – i mercati finanziari hanno mantenuto un atteggiamento positivo, favorito dalla robusta ripresa degli indici iniziata a fine 2024.
Anche in presenza di forti tensioni geopolitiche, dovute ai conflitti ancora in corso in Europa centrale e nel Medio Oriente, e di un atteggiamento protezionista sempre più marcato da parte degli Usa, il clima tra gli investitori è rimasto improntato all’ottimismo. Questo ha favorito una generale tendenza al rialzo, sostenuta ulteriormente dalla possibilità che l’amministrazione Trump adotti una strategia commerciale “TACO” (Trump always chicking out) in tema di dazi.
In tale contesto, i principali listini azionari mondiali hanno raggiunto nuovi massimi storici o recuperato valori che non si vedevano da diversi anni. Un esempio significativo è il Ftse Mib, che nel 2025 ha toccato livelli mai raggiunti dal 2008.
L’espansione del mercato dei certificati nel secondo trimestre si inserisce in un percorso di crescita già evidente nei primi mesi dell’anno, rappresentando il miglior risultato trimestrale mai conseguito. Secondo i dati dell’Acepi (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento), il collocamento primario ha totalizzato 9.403 milioni di euro, superando del 18% il record precedente di 7.979 milioni registrato nel quarto trimestre 2023 e segnando un aumento del 59% rispetto alla media del 2024.

Crescita delle emissioni e maggiore interesse verso i certificati a capitale protetto nel secondo trimestre 2025
Nel secondo trimestre del 2025, il numero di certificati emessi ha registrato un incremento del 16% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo il record assoluto di 624 prodotti. Questo valore rappresenta un aumento del 40% rispetto alla media del 2024 e conferma una tendenza espansiva iniziata nel 2020, quando la media trimestrale si attestava a 208 emissioni, poi salite a 447 nel 2024.
In un contesto di mercato in continua evoluzione, i certificati con protezione del capitale si confermano come la categoria più collocata, rappresentando il 65% del totale, una quota che si mantiene sui massimi già registrati nel corso del 2024.
La persistente preferenza degli investitori per questo tipo di strumenti è legata principalmente a due motivazioni. Da un lato, la marcata riduzione degli spread e il calo dei tassi d’interesse hanno reso meno attraenti i rendimenti dei titoli obbligazionari pubblici e bancari, che attualmente offrono rendimenti inferiori al 3% su orizzonti temporali di 5-7 anni. Dall’altro, l’andamento positivo delle Borse, che continuano a registrare nuovi record, ha spinto molti risparmiatori a privilegiare soluzioni che combinino protezione e opportunità di crescita. Di conseguenza, numerosi investitori hanno sostituito l’acquisto diretto di azioni con certificati a protezione incondizionata, così da mantenere l’esposizione al potenziale rialzo dei mercati ma riducendo il livello complessivo di rischio.

La propensione al rischio e le preferenze di payoff nel secondo trimestre 2025
Il rapporto tra certificati a capitale condizionatamente protetto (CPP) e quelli a capitale protetto (CP) costituisce un indicatore rilevante per valutare il grado di propensione al rischio degli investitori. A partire dalla seconda metà del 2022, in un contesto segnato da incertezze geopolitiche, inflazione elevata e politiche monetarie restrittive, si è manifestata una chiara tendenza verso strumenti a capitale garantito: i CP hanno rappresentato mediamente il 62% delle emissioni, mentre i CPP si sono fermati al 32%. L’inizio del 2024 ha accentuato questa dinamica prudenziale, con i CP che hanno visto la loro quota salire progressivamente dal minimo del 52% nel primo trimestre dell’anno precedente fino a raggiungere il 65% nel terzo trimestre 2024, quota confermata anche nel secondo trimestre del 2025.
Contemporaneamente, si è registrata una rinnovata attenzione verso le credit linked note, che hanno raggiunto una quota del 7%, in aumento di 4 punti percentuali rispetto al minimo del 3% osservato sia all’inizio del 2025 che nei due anni precedenti. Dopo aver toccato valori massimi compresi tra il 10% e l’11% nella seconda metà del 2022, questi strumenti si erano stabilizzati su una media del 5% nei bienni successivi. Ancora poco diffuse sul mercato italiano – dove inizialmente venivano offerte quasi esclusivamente tramite collocamenti privati – le credit linked note risultano già consolidate in altri mercati europei, e riscuotono crescente apprezzamento grazie alla loro capacità di diversificare il portafoglio e di esprimere valore in relazione alla qualità creditizia del sottostante nel lungo termine.
In merito alle strutture di payoff, la ricerca di rendimenti periodici attraverso cedole rappresenta uno dei principali driver nelle scelte d’investimento. Tra i certificati a capitale protetto, i Digital si confermano i più richiesti, coprendo il 62% del collocato, mentre gli Equity Protection si fermano al 20%. Nel segmento CPP, predominano gli Express, caratterizzati dal meccanismo di autocallability, seguiti dai Bonus Cap.
Gli Express – categoria che dal 2023 ingloba tutti i certificati CPP con possibilità di richiamo anticipato automatico – si confermano i più emessi, con una quota del 45%. Hanno superato i Cash Collect, che si attestano al 31%, in recupero di 9 punti percentuali rispetto al primo trimestre, dopo una flessione di 17 punti registrata nell’ultimo trimestre del 2024. I Bonus Cap, invece, sono scesi nettamente al 16%, con un calo di 15 punti che li riporta sui livelli del quarto trimestre 2024. Questa dinamica evidenzia la preferenza degli investitori per strumenti che distribuiscono flussi cedolari regolari durante la vita del prodotto, a scapito di soluzioni che concentrano il rendimento alla scadenza, come i Bonus Cap, spesso associati a durate più estese.
Nel secondo trimestre del 2025, i volumi di collocato sul mercato primario hanno evidenziato una netta ripresa, segnando la fine della fase di consolidamento osservata nel corso del 2024. I livelli raggiunti risultano superiori del 20% rispetto al massimo del 2023. Tale espansione è in gran parte attribuibile all’effetto derivante dalla chiusura anticipata di numerose strutture tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, che ha liberato liquidità prontamente reimpiegata. In un contesto che rimane improntato a una moderata apertura al rischio, gli investitori hanno mostrato interesse sia per strumenti a protezione incondizionata sia per quelli a protezione condizionata, privilegiando in particolare prodotti capaci di offrire cedole periodiche, come i Digital e gli Express, senza rinunciare a una tutela del capitale – totale per i primi, subordinata a specifiche condizioni per i secondi
A cura di Giovanna Zanotti, Direttore Scientifico di ACEPI e Professore Ordinario dell’Università di Bergamo.









