I chip di memoria stanno occupando il centro della scena nel palcoscenico tecnologico mondiale in questo momento. Le aziende sono preoccupate per la carenza di questi componenti, fondamentali per archiviare ed elaborare dati in dispositivi come smartphone, computer, server, auto e console di gioco. Inoltre, sono diventati essenziali anche per data center e intelligenza artificiale, dove servono elevate velocità e grandi capacità di memoria.
In questo articolo:
- L’impennata dei prezzi dei chip di memoria
- Chip di memoria: quanto durerà il superciclo?
- Chi vince e chi perde
L’impennata dei prezzi dei chip di memoria
Dallo scorso autunno si è assistito a una crescita irrefrenabile dei prezzi dei chip di memoria, per effetto di una domanda in continuo aumento e di un’offerta sempre più scarsa. Secondo il fornitore di dati inSpectrum, i prezzi della DRAM (Dynamic Random Access Memory) sono balzati di oltre sei volte negli ultimi mesi, nonostante la debolezza della domanda di prodotti finali come smartphone e automobili. In forte crescita anche i prezzi della NAND (Not AND), un tipo di memoria flash non volatile utilizzata per l’archiviazione dei dati in dispositivi come SSD, smartphone, chiavette USB e schede di memoria.
L’intelligenza artificiale sta creando una nuova domanda per questa tipologia di chip e, inoltre, il massiccio sviluppo dell’infrastruttura AI guidato dagli hyperscaler come Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta Platforms ha spostato la capacità produttiva verso la memoria ad alta larghezza di banda, a scapito della DRAM tradizionale.
Chip di memoria: quanto durerà il superciclo?
I produttori di beni che utilizzano chip di memoria hanno segnalato nelle loro ultime trimestrali l’allarme legato alla carenza di questi componenti, un fattore che potrebbe impattare negativamente sui risultati futuri. L’aumento dei costi farà inevitabilmente lievitare i prezzi dei prodotti venduti ai consumatori finali, ma non tutte le aziende hanno la capacità di trasferire tali rincari sui prezzi. Per questo motivo, i margini potrebbero finire sotto pressione, con il rischio di ripercussioni negative sulle quotazioni azionarie. La domanda è quanto tutto ciò sia già scontato nei prezzi dei titoli. Alcuni analisti ritengono che il mercato si normalizzerà nel corso dell’anno e che le perturbazioni si attenueranno. Tuttavia, secondo molti esperti, sembra essere in corso un superciclo che rompe i consueti schemi di boom e bust dell’offerta e della domanda di memoria.
“Ciò che resta sottovalutato è il rischio legato alla durata del fenomeno: le valutazioni attuali incorporano in gran parte l’ipotesi che la perturbazione si normalizzi entro uno o due trimestri”, ha affermato Vivian Pai, gestore di fondi di Fidelity International. “Riteniamo invece che la tensione del settore sia destinata a persistere, probabilmente per il resto dell’anno”, ha aggiunto.
Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo, sembra della stessa opinione. “I prezzi della memoria sono passati dall’essere un tema di sottofondo a occupare le prime pagine in questa stagione di risultati”, ha dichiarato. “Il mercato comprende ampiamente che i prezzi della memoria sono in aumento e che l’offerta è limitata: non è più una novità e quindi si può presumere che sia già scontato. Tuttavia, sembra che ora venga messa in discussione la durata di questa tensione sull’offerta”.
Si allinea al coro anche Jian Shi Cortesi, gestore di fondi di GAM Investment Management a Zurigo, secondo cui “storicamente il ciclo della memoria durava normalmente tre o quattro anni”, ma quello attuale “ha già superato i precedenti sia per durata sia per intensità, e non si vedono segnali di indebolimento della domanda”.
Chi vince e chi perde
In questo contesto delicato, i vincitori sono indiscutibilmente le aziende che producono e/o progettano chip di memoria, come i leader sudcoreani Samsung Electronics e SK Hynix e il colosso statunitense Micron Technology. A farne le spese sono invece le società che si approvvigionano di questi semiconduttori per la produzione dei propri beni, tra cui il gigante dell’iPhone Apple, il colosso dei videogiochi Nintendo, i produttori di auto elettriche come BYD e Xiaomi e il produttore di processori per smartphone Qualcomm. Un indice Bloomberg dei produttori globali di elettronica di consumo è sceso del 10% dalla fine di settembre, mentre un paniere dei produttori di memoria è balzato di circa il 160% nello stesso periodo.









