Le case automobilistiche europee sono ben intonate oggi nelle contrattazioni di Borsa, dopo che lo scorso fine settimana la Cina ha dichiarato di prendere in considerazione alcune esenzioni per il blocco alle esportazioni di chip Nexperia. Da Volkswagen a Renault, le azioni del settore auto sono in rialzo, sull’aspettativa che le tensioni tra il governo cinese e quello olandese vengano meno, scongiurando il pericolo di una carenza di semiconduttori.
In questo articolo:
- Chip: Pechino fa un passo indietro
- Terre rare: l’altra questione spinosa per il settore auto
Chip auto: Pechino fa un passo indietro
Da oltre un mese il settore europeo delle auto è in preda al panico, dopo la decisione del governo olandese di prendere il controllo di Nexperia, il produttore di chip con sede a Nimega, nei Paesi Bassi, ma di proprietà della società cinese Wingtech. Lo Stato olandese ha motivato la sua azione invocando la legge “Goods Availability Act“. In pratica, si tratta di un atto attraverso cui il governo interviene in imprese private qualora la fornitura di beni strategici e la sicurezza economica nazionale e/o europea siano messe a rischio. L’intervento in Nexperia è stato il riflesso di “segnali acuti di gravi carenze di governance”, si è giustificato l’esecutivo dei tulipani. In termini pratici, ci sarebbe il rischio che il know how e la tecnologia europei vengano compromessi o trasferiti all’estero in un modo che la continuità di fornitura sia messa in pericolo. Quindi, il governo olandese ha la facoltà di bloccare e annullare le decisioni societarie di Nexperia qualora le giudichi dannose.
La Cina ha ritenuto che il comportamento dell’Olanda sia discriminatorio e volto a politicizzare questioni puramente commerciali. Per questo, ha deciso di imporre un divieto di esportazione di alcune spedizioni di componenti prodotti dalla filiale cinese di Nexperia. Tutta la filiera automobilistica è entrata nel panico in quanto si tratta di componenti critici. Stemperare le tensioni sarebbe una boccata di ossigeno per il settore auto, in particolare per le case automobilistiche tedesche che, secondo gli esperti, sono particolarmente legate alle forniture di Nexperia.
Terre rare: l’altra questione spinosa per il settore auto
La crisi dei chip tra la Cina e l’Unione europea non è la sola che interessa il settore auto del Vecchio continente. Negli ultimi mesi si sono riaccesi gli attriti anche riguardo le terre rare, indispensabili per la produzione dei veicoli elettrici. Pechino, che controlla la gran parte dell’estrazione di questi minerali, ha inasprito le restrizioni all’esportazione nel 2025. Qui i ruoli sono invertiti. La Cina invoca la protezione della sicurezza nazionale, mentre l’Europa parla di mossa politica e strategica per esercitare pressione sulle proprie aziende.
È evidente che le misure cinesi rischiano di creare colli di bottiglia nelle forniture, mettendo a repentaglio la produzione europea. Le contromisure di Bruxelles al momento sono fiacche. Da un lato il blocco sta cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento, cosa non facile visto il dominio che esercita il Dragone nella supply chain; dall’altro prova a rafforzare le attività di riciclo. Le terre rare ormai sono il simbolo della nuova competizione geopolitica e ricorrere a sistemi anti-coercizione potrebbe non pagare. La via del dialogo appare la più indicata a giudizio degli esperti, ma le aperture diplomatiche vedono sempre la Cina in posizione di maggiore potere contrattuale.









