Ciclone Trump: i dazi mettono in subbuglio i mercati finanziari

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scombussolato i mercati finanziari autorizzando i dazi per Canada, Messico e Cina, e minacciando anche l’Unione europea. I Paesi nordamericani sono stati colpiti da tariffe del 25% su tutti i beni esportati negli USA, mentre le merci in arrivo da Pechino subiranno un prelievo aggiuntivo del 10%. “Abbiamo attivato le tariffe. Ci devono un sacco di soldi, e sono sicuro che pagheranno”, ha tuonato Trump.

Salvo accordi last-minute, le imposizioni dovrebbero entrare in vigore da domani. È difficile però prevedere svolte positive in queste ore, visto il clima da guerra commerciale. “Devono bilanciare il loro commercio e impedire alla gente di riversarsi nel nostro Paese”, ha aggiunto il presidente statunitense. Inoltre “dobbiamo fermare il fentanyl, e questo riguarda anche la Cina”, ha aggiunto.

Le nazioni colpite si preparano a rispondere. Già oggi, il presidente messicano Claudia Sheinbaum dovrebbe esporre nel dettaglio i suoi piani di ritorsione. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha promesso una rappresaglia per un valore complessivo di 106 miliardi di dollari, mentre in Cina si parla di “contromisure corrispondenti” ancora da dettagliare.

E l’Europa? Trump ha detto che è “fuori linea” e che subirà a tempo debito dazi pesanti. L’inquilino della Casa Bianca non ha stabilito una tempistica precisa, ma ha puntualizzato che un ordine esecutivo arriverà molto presto. “Non prendono le nostre auto e i nostri prodotti agricoli”, ha detto. “Non prendono quasi nulla e noi prendiamo tutto: milioni di auto, enormi quantità di cibo e prodotti agricoli”. Bruxelles ha fatto sapere di essere pronta reagire aspramente con altrettanti dazi se Trump dovesse dar seguito alle sue minacce. Dalla tempesta tariffaria sembra essere stata per ora risparmiata la Gran Bretagna, definita dal magnate 78 enne “fuori linea”, ma la situazione “può essere risolta”.

 

Dazi Trump: come hanno reagito i mercati finanziari

I dazi di Trump hanno avuto sui mercati finanziari l’effetto di un ciclone. Le azioni sono affondate in Asia, con la Borsa di Tokyo in particolare che ha chiuso con un passivo del 2,69%. Stesso esito per la Borsa coreana, in rosso del 2,52%. Le più grandi case automobilistiche giapponesi contano sul Nord America come mercato cruciale e vendono auto prodotte o assemblate in Messico, vicino al confine con gli Stati Uniti. Le azioni di Toyota, Honda e Nissan sono scese di almeno il 5%. La casa automobilistica sudcoreana Kia Corp., anch’essa con uno stabilimento in Messico, è crollata del 5,78% alla Borsa di Seoul. “Sembra che i mercati non avessero scontato i dazi di Trump, dopotutto. I titoli legati alla domanda estera stanno subendo una reazione diretta”, ha dichiarato Chisa Kobayashi, strategist azionario giapponese di UBS. “Il Giappone non può sfuggire all’impatto”.

Pioggia di vendite anche sui metalli, con il rame, l’alluminio e il minerale di ferro che hanno guidato il sell-off. Questi metalli sono forti indicatori industriali in quanto molto utilizzati in economia. Misure che possono impattare sulla domanda delle aziende inevitabilmente finiscono per colpire le materie prime. “Mentre la transizione energetica e la ripresa della crescita economica in Europa sosterranno la domanda di metalli, le tariffe proposte da Trump limiteranno la crescita della stessa poiché la fiducia delle imprese rimarrà contenuta”, hanno scritto in una nota gli analisti di ANZ Group Holdings Ltd.

Sul mercato valutario, si registra lo scatto del dollaro USA, in quanto i dazi potrebbero far alzare l’inflazione negli Stati Uniti e portare la Federal Reserve a tenere alti i tassi di interesse. Il biglietto verde si è spinto fino a 1,021 per euro, avvicinandosi sempre più alla parità. Le valute dei mercati emergenti sono state le più penalizzate, in particolare il peso messicano.

Sul mercato delle criptovalute il Bitcoin scivolato sotto la quota psicologica di 100.000 dollari. Peggio è andata a Ethereum crollata del 26%. Si tratta del  più grande calo intraday in termini percentuali dal 19 maggio 2021. “Il rischio di una guerra commerciale prolungata con la Cina, oltre che con gli alleati degli Stati Uniti, non è di buon auspicio per il settore degli asset digitali, volatile e dipendente dai tassi”, ha affermato Sean Dawson, responsabile della ricerca presso la piattaforma di trading di criptovalute Derive.xyz. “Ether potrebbe trovare supporto tra i 1.900 e i 2.000 dollari, con i mercati delle opzioni che danno una probabilità del 25% che ETH raggiunga i 2.000 dollari prima della fine del mese”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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