La Cina prova a rivitalizzare i consumi interni svelando un piano di rilancio mentre l’economia cerca di riprendersi da tre anni di crescita anemica. Secondo quanto riportato da Xinhua, l’agenzia di stampa statale cinese, il Consiglio di Stato focalizzerà l’attenzione sui redditi dei lavoratori, incrementando il salario minimo, sul rafforzamento del sostegno all’istruzione e sull’introduzione di sussidi per l’infanzia. Quest’ultima misura assume il carattere di urgenza, visto che la popolazione cinese è diminuita per tre anni consecutivi. Ci saranno anche degli interventi volti a stabilizzare i mercati immobiliari e azionari, nonché a migliorare i servizi medici e pensionistici.
Tutto ciò darà continuità ad alcune misure intraprese nell’ultimo anno, come l’estensione di viaggi senza visto ai turisti stranieri e la costruzione di stazioni sciistiche al coperto. Tuttavia non si conoscono dettagli sulle cifre che saranno destinate al pacchetto. Il governo “aumenterà vigorosamente i consumi” ed “espanderà la domanda interna in tutte le direzioni”, ha scritto l’agenzia di Stato.
I mercati hanno reagito positivamente all’annuncio di Pechino, con l’indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong che è salito dello 0,77% nella prima seduta della settimana, mentre il petrolio è in rialzo poco meno di un punto percentuale. Al riguardo, bisogna ricordare che la Cina è il più grande consumatore al mondo di greggio e una ripresa dei consumi inevitabilmente finirebbe per incrementare la domanda della materia prima.
Cina: il piano servirà a rilanciare i consumi?
Il piano della Cina arriva mentre alcuni dati macroeconomici del Paese forniscono indicazioni in miglioramento. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 4% su base annua sia in gennaio che in febbraio, in linea con le aspettative degli analisti e in crescita rispetto al 3,7% registrato a dicembre. Nel contempo, la produzione industriale è salita del 5,9% nei primi due mesi dell’anno, subendo un rallentamento rispetto al 6,2% su base annua di dicembre ma al di sopra del 5,3% previsto dal consensus. Inoltre, gli investimenti in immobilizzazioni sono cresciuti del 4,1% anno su anno, oltre il 3,6% stimato dagli analisti. Nel complesso l’economia sembra migliorare da inizio anno e ciò è da ascrivere agli “effetti sostenuti di diverse misure stimolo”, ha scritto l’agenzia nazionale di statistica. Questo in “un ambiente esterno più complicato e impegnativo, una domanda interna insufficiente e difficoltà per le imprese nel funzionamento e nella produzione”.
La Cina sta combattendo con la debole spesa interna dalla fine del lockdown per il Covid-19. Da allora, le famiglie sono diventate molto più caute ni consumi e a febbraio di quest’anno i prezzi sono scivolati in deflazione. L’urgenza di rafforzare la domanda interna ha inoltre come sfondo la crisi immobiliare che dura ormai da oltre quattro anni e ha visto sprofondare diverse società del settore, un tempo colonna portante dell’economia nazionale. Lo scorso settembre, il governo cinese ha presentato un pacchetto di stimoli monetari per sostenere l’economia, ma non ha interessato i consumi. Le nuove misure cercano di impattare più direttamente sulle tasche delle persone.
“Il piano pone una notevole attenzione all’aumento sia della capacità che della volontà delle famiglie di consumare”, ha affermato Lynn Song, capo economista di Ing per la Grande Cina. “Se attuato correttamente, potrebbe aiutare la transizione economica della Cina verso un modello di crescita guidato dai consumi”. Secondo Xu Chenggang, ricercatore senior presso il Center on China’s Economy and Institutions dell’Università di Stanford, “la svolta di Pechino verso i consumi tradisce il riconoscimento ufficiale che la situazione economica è grave”. Tuttavia, “se guardiamo alle misure politiche annunciate pubblicamente, non vediamo ancora molto in termini di sostegno della domanda interna”, ha aggiunto.









