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Claude Monet, le 5 opere più costose vendute all’asta

Una visitatrice delle ninfee di Monet al Musée de l'Orangerie

Nell’indice Artprice100 relativo al 2023, che ha fatto segnare una crescita dell’1,55% nel ROI complessivo dei 100 artisti inseriti in listino da Artmarket, il nome di Claude Monet rappresenta quasi un quinto del portafoglio simulato insieme a quelli di Pablo Picasso e Andy Warhol. Le opere più costose del maestro impressionista vendute all’asta raggiungono costantemente numeri a sei zeri, nonostante abbiano registrato una contrazione dei prezzi rispetto agli anni precedenti.

 

Claude Monet: le opere più costose vendute all’asta

Conosciuto come uno dei pittori più celebri del movimento impressionista che prende il nome proprio dal dipinto Impression, soleil levant del 1872, Monet continua a condurre le vendite all’incanto con le sue tele. I numerosi capolavori nell’arco del suo intero percorso artistico hanno un indice di prezzo tra i più stabili e sono tra i pezzi più pregiati nelle vendite organizzate da major storiche come Christie’s e Sotheby’s. Ultimo in ordine di tempo un esemplare della serie Lo stagno delle ninfee, assegnato da Christie’s nel novembre del 2023 per 74 milioni di dollari, commissioni incluse. Ecco le 5 vendite da record realizzate dall’artista francese.

 

Le bassin aux nymphéas del 1917-1919

Monet non è soltanto il maestro assoluto dell’impressionismo, ma diventa il precursore di una generazione di artisti nati oltre un secolo dopo di lui. La serie delle bassin aux nymphéas occupa in modo quasi ossessivo gli ultimi 25 anni della sua vita: la sua pittura en plein air si concentra su ninfee, iris, rose, papaveri e tulipani del giardino di Giverny, fatto allestire nel 1883 nella sua tenuta in Normandia. Nel maggio del 2021 uno di questi innumerevoli quadri arriva all’asta da Sotheby’s a New York nell’Impressionist & Modern Art Evening Sale e raggiunge quota 70,3 milioni di dollari.

Le bassin aux nymphéas del 1917-1919 di Claude Monet
Le bassin aux nymphéas del 1917-1919 (foto: Sotheby’s)

 

Nymphéas en fleur

Le otto composizioni principali delle ninfee di Claude Monet fanno parte della collezione permanente del Musée de l’Orangerie di Parigi, mentre questo dipinto di grosse dimensioni (160,3 x 180 cm) realizzato tra il 1914 e il 1917 (in pieno tempo di guerra) rientra nei 250 dipinti ispirati ai fiori dello stagno di Giverny. Un paradiso acquatico di assoluta bellezza che serve all’artista come balsamo durante i momenti traumatici personali e collettivi. Nel maggio del 2018 il quadro debutta da Christie’s a New York nella collezione di David e Peggy Rockefeller e viene acquistato da Xin Li-Cohen (l’ex modella moglie del tycoon Lyor Cohen, diventata vicepresidente di Christie’s Asia Pacific) per la cifra di 84,7 milioni di dollari.

Nymphéas en fleur di Claude Monet
Nymphéas en fleur (foto: Christie’s)

 

I covoni alla luce del sole

Un’altra serie celebre di Monet è quella dei covoni (o mucchi di fieno), in totale 25 dipinti iniziati al termine del raccolto di fine estate del 1890 e proseguiti fino ai primi mesi del 1891. I soggetti sono i covoni di grano che si trovano in un campo vicino alla residenza di Giverny, ritratti a seconda dei cambiamenti generati dal passare delle stagioni e dagli effetti della luce. Un’ampia collezione è esposta all’Art Institute of Chicago. Nel novembre del 2016 questo esemplare del 1891 sbarca all’asta da Christie’s a New York e fa fermare il martelletto a 81,4 milioni di dollari.

I covoni alla luce del sole di Claude Monet
I covoni alla luce del sole (foto: Christie’s)

 

Le bassin aux nymphéas del 1919

Cogliere l’impressione di un attimo: è la missione di Monet in tutte le sue opere, in particolare nella serie delle ninfee per restituire la bellezza della natura, i giochi di luce sull’acqua, la malinconia di un’ossessione che si fa quasi autodistruzione. Oramai cieco, il pittore muore a causa di un tumore polmonare nel 1926, all’età di 86 anni: naturalmente a Giverny, il suo angolo di paradiso. Nel giugno del 2008 questo dipinto del 1919 viene messo all’asta da Christie’s a Londra nella collezione di famiglia dell’industriale J. Irwin Miller (il CEO di Cummins) e di sua moglie Xenia Simons. L’acquirente è l’imprenditore russo Andrey Melnichenko (fondatore e principale azionista di EuroChem) che per aggiudicarselo spende la cifra di 40,9 milioni di sterline, pari a circa 80,5 milioni di dollari.

Le bassin aux nymphéas del 1919 di Claude Monet
Le bassin aux nymphéas del 1919 (foto: Christie’s)

 

I covoni del 1890

Otto opere della celebre serie sono in mani private e nell’ultimo secolo soltanto quattro di queste vengono messe all’asta. Gli altri 17 esemplari sono sparsi in giro per i musei di tutto il mondo, tra cui l’Art Institute of Chicago, il Musée d’Orsay di Parigi e il Metropolitan Museum of Art di New York. Uno dei 25 dipinti, datato 1890, è acquistato alla fine dell’Ottocento dalla famiglia Palmer grazie all’interesse di Bertha Matilde Honoré (la moglie del patriarca Potter) e resta di proprietà dei collezionisti fino al 1986. Nel maggio del 2019, dalla collezione Hasso Plattner, la tela passa da Sotheby’s a New York e viene battuta a 110,7 milioni di dollari: è il record assoluto per un’opera dell’artista impressionista.

I covoni del 1890 di Claude Monet
I covoni del 1890 (foto: Sotheby’s)

 

Fuori dalla Top 5 rimangono sei opere di Claude Monet che sottolineano il suo periodo d’oro sul mercato. Da Christie’s è del maggio del 2022 la vendita di Le Parlement, soleil couchant del periodo 1900-1903 per 75,9 milioni di dollari. Nel novembre del 2023 tocca a Le bassin aux nymphéas della fase 1917-1919 per 74 milioni, mentre un anno prima, nel novembre del 2022, Waterloo Bridge, soleil voilé del periodo 1899-1903 realizza 64,5 milioni. Da Sotheby’s nel maggio del 2022 Le Grand Canal et Santa Maria della Salute del 1908 fa alzare le palette fino a 56,6 milioni di dollari. Nel maggio del 2015 è Nymphéas del 1905 ad arrivare a quota 54 milioni. Menzione finale per Coin du bassin aux nymphéas del 1918: nel novembre del 2021 il prezzo di vendita schizza a 50,8 milioni.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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