Come cavalcare il tema difesa? Due strategie per due profili

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In un contesto macroeconomico incerto, con i listini azionari globali in balia del flusso di notizie e della volatilità, c’è un settore che mantiene la sua resilienza. Stiamo parlando della difesa europea, un comparto che negli ultimi due anni ha aggiornato ripetutamente i suoi massimi storici, in un rally alimentato dall’aumento dell’instabilità geopolitica e dalla necessità percepita da diversi Paesi del Vecchio continente di incrementare le proprie spese in armamenti.

L’obiettivo è quello di migliorare la potenza militare dell’Europa per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, soprattutto alla luce del recente cambio di rotta della nuova amministrazione americana, che ha ripetutamente dimostrato di non essere più l’alleato affidabile di un tempo.

In questo quadro si inserisce l’ambizioso piano europeo da oltre 800 miliardi di euro, il cosiddetto ReArm Europe, destinato a trasformare la difesa in una priorità strategica comune.

La trasformazione della difesa europea passa ora da misure concrete, pensate per ridurre la frammentazione industriale e rafforzare l’autonomia strategica. Il nuovo piano prevede che almeno il 50% degli appalti militari europei venga assegnato a produttori dell’Unione entro il 2030, con un ulteriore incremento al 60% entro il 2035. Si tratta di un cambio di paradigma fondamentale: meno dipendenza dagli Usa, più capacità interna.

Al tempo stesso, Bruxelles intende favorire il commercio intraeuropeo di tecnologie e attrezzature militari, che dovrà raggiungere il 35% del mercato totale entro il 2030. Oggi questa quota è ben più bassa, a testimonianza di una filiera ancora poco integrata. Un altro punto chiave è la spinta agli acquisti congiunti tra Stati membri, che oggi rappresentano appena il 18% del totale, ma dovranno arrivare al 40% nei prossimi anni. Infine, l’Ue intende orientare la spesa militare dei singoli Paesi verso soluzioni europee, anche tramite incentivi fiscali e agevolazioni Iva per progetti condivisi.

Insomma, uno scenario in cui il settore della difesa continua a rappresentare un’opportunità interessante. Ma come coglierla senza esporsi ai rischi legati all’acquisto diretto di singoli titoli, ormai su valutazioni elevate?

Una possibile soluzione è quella di impiegare strumenti come i certificati di investimento, che permettono di ottenere un’esposizione al tema con una remunerazione del capitale investito anche con andamenti  laterali o moderatamente rialzisti o ribassisti, ovvero trend non direzionali. Uno dei punti di forza dei certificati risiede nella loro flessibilità che permette agli emittenti di strutturare strategie differenti in grado di adattarsi a diverse esigenze e profili di rischio.

 

Cedole ricorrenti con protezione condizionata: per chi vuole rendimento, ma con un cuscinetto

Un investitore più incline al rischio potrebbe seguire il tema della difesa considerando un certificato cash collect. Si tratta di una tipologia di certificato  in grado di pagare delle cedole periodiche, tipicamente mensili o trimestrali, a condizione che nessuno dei titoli sottostanti scenda sotto un determinato livello di prezzo, detto barriera premio.

A scadenza, sarà monitorato il rispetto della barriera europea (in molti casi allo stesso livello di quella osservata per i premi) che, se rispettata, permetterà all’investitore di ricevere il rimborso del valore nominale. In caso contrario, il rimborso sarà proporzionale alla performance del titolo o del peggiore dei titoli nel caso in cui il sottostante sia formato da un basket worst-of.

Per fare un esempio concreto, immaginiamo di avere un certificato scritto sul basket worst-of composto dai tre titoli legati alla difesa europea: Leonardo, Rheinmetall, Bae Systems e Dassault Systems. Ipotizziamo inoltre che il prodotto preveda premi mensili con memoria dell’1,3% (15,6% di rendimento annuo) che saranno condizionati al rispetto di una barriera premio posta al 55% dei valori di riferimento iniziali (strike), un livello valido anche a scadenza.

Ciò significa che le cedole mensili saranno pagate a condizione che nelle specifiche date di osservazione mensili nessuno dei quattro titoli sottostanti sia sceso di oltre il 45% dai livelli strike. L’effetto memoria prevede che, nel caso a una o più date di rilevazione non sia verificata la condizione per il pagamento del premio (ovvero il peggiore dei sottostanti abbia perso più del 45% nel caso in esame), il premio venga “ricordato” così che alla prima data utile per il pagamento e al rispetto della condizione barriera, l’investitore riceverà tutte le cedole in memoria ancora non pagate.

Anche con riferimento alla data di valutazione finale, il sottoscrittore riceverà il rimborso del capitale se il peggiore dei titoli non ha perso più del 45%. Nel caso dovesse invece registrarsi questo evento, l’investitore subirebbe una perdita del capitale investito pari alla perdita del peggiore dei titoli sottostanti.

Con i titoli della difesa che si trovano su livelli molto elevati dopo mesi di rally, questa tipologia di certificato rappresenta una soluzione tattica: consente di incassare dei premi mensili anche in caso di storno o di lateralità dei titoli della difesa, senza dover puntare sul proseguimento del trend rialzista.

 

Protezione totale e leva sulla performance: per chi cerca sicurezza ma non vuole rinunciare al potenziale

Gli investitori più prudenti potrebbero invece preferire esporsi alla difesa con un certificato in grado di offrire una protezione totale a scadenza del capitale investito. Si tratta dei certificati a capitale protetto 100%, strumenti che, indipendentemente dalla performance del sottostante, a scadenza rimborseranno il 100% del valore nominale del certificato, tipicamente 100 o 1.000 euro.

Immaginiamo una proposta a capitale protetto al 100% legata all’andamento di un indice tematico che seleziona i principali titoli della difesa e che si caratterizza per offrire a scadenza una partecipazione amplificata (con leva) in caso di performance positiva, senza alcun tetto massimo ai guadagni. Un prodotto particolarmente adatto per chi ha una view positiva sui titoli della difesa ma preferisce investirvi con la protezione del capitale a scadenza.

Che si scelga un approccio più dinamico, orientato al flusso cedolare, oppure una soluzione protettiva con potenziale di crescita, i certificati rappresentano oggi valide alternative all’investimento diretto in azioni, con in più il vantaggio dell’efficienza fiscale. Come sempre però, la scelta dello strumento giusto parte dalla conoscenza dei propri obiettivi e del proprio profilo di rischio.

 

A cura di Giulio Visigalli, Websim by Intermonte SIM, e di Giovanna Zanotti, direttore scientifico di ACEPI e professore ordinario dell’Università di Bergamo

Immagine di ACEPI

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