Come investire in musica con gli Etf

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La musica è sempre di più un business su cui puntare. Grazie al trading musicale, molte realtà di questo settore, dagli artisti stessi e le loro etichette discografiche agli studi di registrazione e le agenzie di booking, sono accessibili al pubblico tramite il mercato azionario. Insieme agli exchange centralizzati e alle piattaforme blockchain di tokenizzazione dei diritti d’autore, investire in musica è possibile con gli Etf, i fondi di investimento quotati in Borsa. Da tempo, infatti, esistono fondi che investono nei vari segmenti dell’ecosistema musicale in tutto il mondo.

Questi Etf si concentrano su indici azionari progettati per offrire esposizione a società quotate e royalty trust con interesse specifico nella music industry. Nonostante lo streaming stia vivendo una contrazione nella sua crescita, a trainare il settore e renderlo allettante nell’ambito degli investimenti alternativi sono i numeri record dei concerti e dell’industria discografica globale, che per la sola musica registrata ha raggiunto un valore di 29,6 miliardi di dollari secondo il Global Music Report 2025 dell’Ifpi.

 

In questo articolo:

 

  • Quali sono gli Etf per investire in musica
  • Musq
  • K-Pop and Korean Entertainment
  • Clouty Tune
  • Baskets di Sonomo

 

Quali sono gli Etf per investire in musica

Sono ancora pochi, ma ci sono. Gli Etf a disposizione degli investitori retail che vogliono investire in musica garantiscono flessibilità, semplicità e abbattimento del rischio, perché nell’ipotesi di insolvenza dei gestori, il patrimonio del fondo non verrebbe comunque intaccato. Gli exchange traded funds rappresentano un’alternativa al trading musicale tradizionale, che permette di acquistare e vendere sulle varie piattaforme quote di diritti su brani e cataloghi e ricevere una parte degli incassi generati dagli utilizzi commerciali.

Gli Etf vogliono rendere accessibile un mercato di tendenza e in continua evoluzione come quello musicale, caratterizzato dalla crescita dei live e degli accessori legati alla riproduzione audio, dalla rinascita del vinile e dall’aumento dei ricavi da licenze e sincronizzazioni, ovvero l’utilizzo di canzoni in film, serie televisive, videogame e spot pubblicitari. Tra nomi di punta e chiusure improvvise, ecco quali sono i principali fondi musicali pure play che espongono gli investitori a un settore da quasi 30 miliardi di dollari.

 

Musq

Il fondo Musq Global Music Industry Index Etf (Nyse: Musq) è frutto di un’intuizione di David Schulhof, executive statunitense con un passato in Miramax, EverGreen, Agc Studios e Im Global Studios e amministratore delegato e fondatore di Musq. L’Etf replica l’andamento e quindi il rendimento del Musq Global Music Industry Index, un indice che riflette l’industria musicale globale. L’azienda spiega che “Musq punta a investire nei segmenti più interessanti dell’industria musicale. Inoltre, poiché il music business è di natura globale, il fondo adotta lo stesso approccio di investimento”.

Il fondo ammette esclusivamente aziende che soddisfino almeno uno di due requisiti: avere ricavi per almeno il 50% delle loro vendite annuali dal music business globale ed essere una delle prime cinque imprese del settore oppure avere una quota di mercato globale pari o superiore al 10% in almeno uno dei sottosegmenti streaming, contenuti e distribuzione musicale, musica dal vivo o biglietteria, radio satellitare e broadcast, apparecchiature e tecnologie.

Nel portafoglio dell’Etf si contano una cinquantina di società, in particolare mid-cap, con un focus sui titoli growth. Chi acquista Musq investe con un’unica puntata in realtà che potrebbero generare rendimenti superiori alla media o alle aspettative, ma anche nelle aziende leader di mercato dell’industria musicale, tra cui big tech del calibro di Alphabet (la holding a cui fa capo Google), Amazon e Apple e colossi quali Spotify, Universal, Live Nation e Tencent. “Non c’è niente di paragonabile a Musq sul mercato: ognuna delle nostre aziende è una vera e propria music company, la prima nel suo genere”, sostiene Schulhof.

 

K-Pop and Korean Entertainment

Lanciato nel 2022 da Jakota Index, società di servizi finanziari, index provider e media company con sede a New York e focus sui mercati di Giappone, Corea del Sud e Taiwan, K-Pop and Korean Entertainment Etf (Nyse Arca: Kpop) investe in aziende legate all’industria musicale pop coreana, un fenomeno da 5 miliardi di dollari di valore (la stima è della Korea Creative Content Agency) e oltre 100 milioni di appassionate e appassionati sparsi nel mondo. Mercato in costante crescita, quello del K-Pop è un fenomeno enorme tra tour sold out, milioni di ascolti mensili su Spotify, prodotti derivati in film e serie e fan che acquistano vinili come oggetti da collezione.

L’indice sottostante è il Jakota K-Pop Index, un indice azionario di 30 titoli che offre un’esposizione mirata alle società quotate all’Krx (la Borsa coreana) attive nei settori dell’intrattenimento e dei media interattivi. I nomi di spicco presenti nel fondo sono la casa di produzione Chorokbaem Media, l’agenzia di talent management Ihq, l’etichetta discografica Hybe e il gruppo Kakao Corporation, nato dalla fusione dell’originale Kakao con Daum Communications. Nonostante gli idols made in Korea abbiano conquistato il mondo, nel marzo 2025 l’Etf ha deciso di chiudere a causa del rallentamento delle vendite di dischi K-Pop: dopo il massimo storico raggiungo nel febbraio 2023, da allora il fondo ha perso oltre il 40% del suo valore.

 

Clouty Tune

È durato poco anche quello che si presentava come uno degli Eft più attesi del settore. Lanciato nel 2023 da Tidal in collaborazione con la startup Clouty.io e il provider tedesco Solactive, specializzato nella fornitura di indici finanziari e di mercato, Clouty Tune Etf (Nyse: Tune) è un fondo che monitora l’industria seguendo il Solactive Clouty Tune, un indice che include 50 aziende dell’intrattenimento musicale e digitale tra cui colossi come Universal, Warner, Live Nation, Spotify, Disney e SiriusXm. Le compagnie coperte sono attive nei vari sottosegmenti del comparto: biglietti ed eventi, radio, televisione, streaming e altro ancora.

Clouty è la società artefice del Musiq 500 Index, l’indice negoziabile che raccoglie i 500 brani più ascoltati in streaming in tutto il mondo in base alle loro prestazioni nelle principali piattaforme. Il debutto di Clouty Tune arriva con l’annuncio di veri e propri futures collegati a generi, artisti e singole canzoni. “C’è tutto un mondo di investitori alla ricerca di Etf tematici, vogliono avere esposizione a cose che per loro sono importanti”, sottolinea David Umeh, l’amministratore delegato di Clouty. Dopo la presentazione, la raccolta dei fondi e l’inizio delle negoziazioni, l’Etf ha chiuso i battenti nel novembre 2023.

 

Baskets di Sonomo

Non è un vero e proprio exchange traded fund ma è la versione di un Etf targata Sonomo, piattaforma olandese per artisti ed etichette discografiche che all’attività di distribuzione affianca l’offerta di investimenti nelle royalty dello streaming. Guidata dall’amministratore delegato palestinese Faris Zaher, tra i co-fondatori di Yamsafer (il Booking.com mediorientale), Sonomo raccoglie e deposita ogni mese i ricavi da brani di oltre 5.000 artisti provenienti da più di 120 piattaforme, facilitando lo scambio di azioni e gestendo le distribuzioni dei pagamenti.

Lo strumento Baskets è un insieme di cataloghi e raccolte di canzoni selezionate che vengono scambiate come una singola unità. Acquistando una quota di un Basket, di fatto si compra una frazione di ogni brano presente nella raccolta. Tra i Baskets che rendono di più ci sono The Great Composite e Rising Stars, con rispettivamente 685 e 47 brani. Questa formula simil-Etf promette diversificazione nell’investimento, abbattimento del rischio e generazione di rendimenti più stabili. L’obiettivo dichiarato dell’azienda di Amsterdam è allargare il campo dei diversi profili di rischio/rendimento e democratizzare ulteriormente l’accesso agli investimenti musicali.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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