Compagnie aeree: 2 azioni da tenere d’occhio con il caro carburante

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Tra i settori più colpiti dalla guerra Usa-Iran figura sicuramente quello delle compagnie aeree. L’aumento del prezzo del petrolio, conseguente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ha comportato un incremento dei costi del carburante, che rappresenta una componente chiave del bilancio di una compagnia aerea. Di conseguenza, il rischio è l’aumento dei prezzi dei biglietti aerei, la cancellazione di un certo numero di voli o addirittura di alcune tratte considerate poco redditizie. In ogni caso, i disagi per i passeggeri sono evidenti. 

 

In questo articolo:

 

  • L’impatto di Hormuz sul settore dei viaggi aerei
  • Compagnie aeree: dove investire

 

L’impatto di Hormuz sul settore dei viaggi aerei

Da oggi è partito il blocco navale annunciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sullo Stretto di Hormuz. Nessuna nave sarà autorizzata a varcare l’importante foce del Golfo, da cui transita il 20% di gas e petrolio a livello mondiale. Se, entro la scadenza delle due settimane di tregua del conflitto in Medio Oriente concordate l’8 aprile, non si raggiungerà un accordo per la riapertura del canale, i prezzi del petrolio potrebbero continuare a salire a ritmi sostenuti, provocando un grave danno per le compagnie aeree.

In particolare, il costo del cherosene può incidere fino al 30% dei costi operativi totali. I vettori cercano quindi di compensare la maggiore spesa scaricandola sui consumatori attraverso sovrapprezzi sui biglietti, oppure riducendo capacità e frequenze. Negli scenari più critici, alcune rotte potrebbero essere deviate per evitare aree a rischio, con conseguente allungamento dei tempi di volo e maggiore consumo di carburante. Inoltre, la volatilità dei prezzi rende più complessa la pianificazione finanziaria, costringendo le compagnie a ricorrere a strategie di copertura.

 

Compagnie aeree: dove investire

Investire in Borsa sulle compagnie aeree, in questo momento, potrebbe quindi essere un rischio. Quantomeno, sarebbe consigliabile selezionarle individuando società meno vulnerabili all’aumento dei costi del carburante. Barclays ha identificato, al riguardo, due aziende europee da tenere d’occhio:

  • International Consolidated Airlines Group (IAG)
  • Ryanair Holdings

IAG ha come punto di forza il suo posizionamento nell’Atlantico settentrionale e meridionale, secondo la banca britannica. L’azienda, tra l’altro, sta attuando una disciplina di bilancio che appare molto solida, come dimostra il fatto che si è ritirata dalla corsa all’acquisizione di TAP. Con le compagnie aeree più piccole che potrebbero incontrare difficoltà con i prezzi elevati del carburante, IAG è in condizione di investire per strategie predatorie.

Le azioni alla Borsa di Londra sono in calo di circa 7,5 punti percentuali quest’anno, ma, per il fair value di Forecaster.biz, potrebbero rappresentare un’occasione interessante. Tale fair value è calcolato mettendo insieme quattro parametri: Discounted Cash Flow, Peter Lynch Indicator, Economic Value Added ed EV/Sales. Attualmente risulta pari a 693,98 pence, circa il 79% sopra il prezzo di mercato. Quindi, il titolo risulterebbe sottovalutato.

Anche Ryanair potrebbe acquisire asset a valutazioni più favorevoli rispetto a qualche mese fa, in caso di eventuali fallimenti di compagnie aeree a livello globale, a giudizio di Barclays. Inoltre, Ryanair potrebbe amplificare gli sforzi per opporsi alla tassazione sull’aviazione e alle questioni di sostenibilità, considerato il contesto delicato del settore in questo periodo. Le azioni della compagnia low cost irlandese sono in calo di circa il 13% da inizio 2026, mentre il fair value di 33,12 euro indica una sottovalutazione del titolo di circa il 28%.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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